Esclusiva Corini, dal sogno Serie B con l'Union Brescia al sì a Guardiola ct: “Ha lo status giusto”

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CoriniUnion Brescia Media House

Alla vigilia della sfida playoff di Serie C contro il Casarano, il tecnico racconta il cammino della sua squadra verso la Serie B e riflette sulla crisi del calcio italiano.

Eugenio Corini lo sa, “vincere è sempre difficile”, a prescindere dalla categoria e dal blasone. Lo ha imparato nei suoi anni da calciatore, quando con le sue doti tecniche e le qualità da leader ha guidato squadre che hanno fatto, per un periodo, la storia del calcio italiano, come il Chievo Verona dei miracoli e il Palermo FC di Maurizio Zamparini. Lo ha compreso ancora di più da tecnico, allenando in piazze ambiziose e affrontando situazioni non semplici, a volte complicate, e sfide che altri avrebbero forse declinato.

Come quella di oggi con l’Union Brescia, nella sua Brescia. Una scelta di cuore, quasi un atto dovuto per lui, nato a Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, e cresciuto calcisticamente con la V bianca delle Rondinelle.

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Fabio Russomando

Dopo la scomparsa del Brescia Calcio, una ferita ancora aperta per una città che per oltre un secolo ha identificato nel calcio una parte della propria identità, Corini è tornato a casa a stagione in corso, sostituendo un altro bresciano, Aimo Diana, per raccogliere un’eredità pesantissima. Non solo costruire una squadra competitiva, ma restituire fiducia, continuità e senso di appartenenza.

“L’ambiente devo dire che ha molta fiducia - esordisce Corini -. È stato un campionato che ci ha visti arrivare secondi, dietro a un Vicenza che era il quarto anno che ci provava. È sempre difficile vincere, lo testimoniano appunto una piazza come Vicenza che ha vinto quest'anno, come il Catania che ci sta riprovando, la stessa Salernitana. Siamo arrivati secondi, che per come era stata la stagione, con tantissimi giocatori della rosa infortunati, abbiamo dovuto gestire un'emergenza continua, è un grande risultato e adesso ci prepariamo al meglio per giocarci i playoff”.

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CoriniČTK / imago sportfotodienst / Omar Bellandi

I playoff rappresentano la porta verso il paradiso per l’Union Brescia, che sogna la promozione in Serie B contro concorrenti di prim’ordine come l'Ascoli, la Salernitana e il Catania. Un mini torneo iniziato con la fase a gironi e che ora entra nel vivo con la fase nazionale. La squadra di Corini affronterà il Casarano: andata in trasferta il 17 maggio e ritorno al Stadio Mario Rigamonti il 20 maggio, con in palio l’accesso alla Final Four.

Macrotempi

È un campionato nel campionato e Corini sembra avere le idee chiare su come portare a termine il progetto iniziato nel dicembre 2025. “I playoff si vincono affrontandoli con grande lucidità, con grande volontà, reagendo a quelle sfumature che cambiano rapidamente dentro una partita o fra una partita e l'altra”, afferma il tecnico dell’Union Brescia.

Per Corini, le due partite contro il Casarano dovranno essere interpretate “come dei macrotempi e stare dentro in qualsiasi tipo di situazione, sia che le cose stiano andando bene o che non vadano bene perché rapidamente può cambiare tutto e di conseguenza molta lucidità e grande volontà di fare poi una cosa importante”.

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CoriniUnion Brescia Media House

Il secondo posto conquistato al termine della regular season rappresenta, per il tecnico, un risultato di grande valore, soprattutto considerando il contesto in cui è maturato e i numerosi infortuni che hanno condizionato la rosa e il lavoro del tecnico. Una situazione che lui stesso ha definito “una gestione di un’emergenza continua”.

Nonostante tutto, l’allenatore bresciano è riuscito a restituire equilibrio e fiducia a un gruppo che si presenta ai playoff con rinnovata consapevolezza. “Abbiamo reagito a una situazione di grandissima difficoltà, siamo rimasti in piedi arrivando secondi e con questa energia, con questa forza mentale vogliamo approcciare alla grande i playoff”, spiega.

E da domenica ci sarà da “battagliare” per raggiungere l’obiettivo. Una promozione che sarebbe un bis per Corini, già capace di riportare il Brescia in Serie A nel 2019. Ma il percorso di quest’anno non è paragonabile a quello di allora: “Non ci sono similitudini. Lì arrivammo primi in campionato in Serie B, questa invece è una stagione che mi ha visto arrivare a campionato inoltrato, una stagione molto particolare, di una gestione di un'emergenza continua, però questo è servito a forgiare per me tante cose dal punto di vista caratteriale. Con questa forza mentale vogliamo approcciare alla grande i playoff”.

Guardiola ct "promosso"

Corini ci crede e Brescia lo sostiene nel tentativo di uscire dal limbo dopo la mancata iscrizione del vecchio Brescia. Una piazza che spera di riappropriarsi della propria storia e che vive di ricordi indelebili legati alle giocate di campioni come Roberto Baggio, Andrea Pirlo e Pep Guardiola.

Quest’ultimo, ex compagno di Corini proprio al Brescia, è oggi accostato alla panchina della Nazionale italiana dopo l’ennesima delusione mondiale. Un nome che il tecnico bresciano promuove, pur con una piccola riserva: “Penso che Guardiola per competenze, capacità di relazione, possa allenare qualsiasi squadra nel mondo. Ha uno status forte per allenare la Nazionale italiana che viene da un periodo molto complicato. Non nascondo che comunque l'identità nazionale, un allenatore italiano, è una cosa che mi piace molto. Certo, se venisse Guardiola difficilmente qualcuno potrebbe dire qualcosa considerato il valore dell'allenatore e dell'uomo”.

Corini e Guardiola
Corini e GuardiolaUnion Brescia Media House

Toccherà al futuro presidente federale scegliere il prossimo commissario tecnico. Intanto, il sistema calcio dovrà trovare nuove strade per uscire dalle sabbie mobili degli ultimi quindici anni e restituire fiducia all’ambiente e ai giocatori.

“Faccio fatica a credere che non ci siano giocatori importanti - ammette Corini cercando di analizzare il problema -. Era difficile pensare di non qualificarsi nuovamente per il Mondiale, ma purtroppo è successo. Forse a pesare è stata la pressione di dover andare a tutti i costi. Non è stata letta come una responsabilità che ci dobbiamo prendere".

Poi aggiunte: "Penso che oggi bisogna riappropriarci del nostro ruolo e far diventare la pressione un privilegio e lavorare da sotto con qualità nel preparare i nostri ragazzi, perché continuo a pensare che abbiamo ottimi giocatori. Bisogna prepararli sia tatticamente che tecnicamente, ma anche da un punto di vista mentale che nel calcio moderno fa spesso la differenza”.

Ma il problema è anche dirigenziale: “C'è bisogno di una guida forte che dia un indirizzo. Ci sono tantissimi allenatori bravi e molto capaci. Devono avere competenze specifiche perché chi allena dei ragazzini dai sei ai dieci anni deve avere determinate competenze. Dai dieci ai quattordici è un altro step. Dai quattordici ai diciassette-diciotto è un ulteriore step. Secondo me vanno anche pagati nel modo giusto, perché non è che puoi sottopagare un lavoro che invece vale se credi che questo sviluppo sia funzionale a ciò che vuoi costruire”.

Corini con i suoi giocatori
Corini con i suoi giocatoriUnion Brescia Media House

Intanto gli italiani guarderanno ancora una volta il Mondiale da spettatori, sperando che tra quattro anni gli azzurri possano tornare a qualificarsi, magari grazie ai talenti che oggi stanno crescendo.

E Corini indica già un nome per il futuro: “Ho alcuni giocatori molto giovani, con caratteristiche molto importanti. Visto che è il più giovane ed è da tre settimane che lavorare con noi, vi dico Beldenti, un 2010. Un ragazzo veramente giovane che ha un'attitudine importante sia da un punto di vista atletico che tecnico e di consuenza ha tutto il tempo per diventare un giocatore che magari un giorno può arrivare fino alla Nazionale”.

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