"Sono uno dei pochissimi italiani che da piccolo non ha mai dato un calcio al pallone."
Francesco Guccini ci ha lasciati. Il celebre cantautore emiliano, autore di brani poetici e intrisi di temi sociali e politici rimasti nella storia della musica italiana come "La Locomotiva", "Dio è morto" o "Cirano" e di trenta album tra studio, live e singoli, si è spento questa mattina a Pàvana, in provincia di Pistoia, a 86 anni.
Nato nel 1940 a Modena, quattro giorni dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il giovane Guccini diversamente dai suoi coetanei non aveva la passione per il calcio, anzi. Come amava ricordare: "Sono uno dei pochissimi italiani che da piccolo non ha mai dato un calcio al pallone".
Nemmeno a Bologna, dove si era trasferito per studiare lingue all'Università, in quel lontano 1964, anno glorioso per la città che festeggiò il secondo scudetto del club dopo lo spareggio contro l'Inter, l'euforia lo contagiò. Anzi: "Ricordo che dovevo dare l’esame di italiano, era il ‘64, del calcio non m’importava nulla, a differenza dei miei amici tifosissimi del Bologna e che oltretutto a calcio ci giocavano. A un certo punto sento un casino per strada bestiale. Ma cos’è ‘sto casino? Il Bologna aveva appena battuto l’Inter allo spareggio, quello dello scudetto. Io dovevo studiare…"

Inutile anche provare a persuaderlo portandolo allo stadio: "Un cugino di mio cugino, Maino Neri, che giocò poi nell’Inter, ai tempi in cui vestiva la maglia del Modena mi fece avere i biglietti e da bambino andai a vedere Modena-Sampdoria 0-0. Una noia, mamma mia. Una noia tale che per anni non ho più visto una gara. Ho cominciato a interessarmi nuovamente dopo i Mondiali vinti dell’82".
La simpatia per la Juve e Platini
Quell'anno magico per i colori azzurri mosse qualcosa nel cuore del poeta, e quando Michel Platini sbarcò a Torino, la sua classe, la sua intelligenza, la sua strafottenza un po' snob fecero breccia e lo avvicinarono ancora di più al calcio: "Ho sempre avuto una simpatia lontana per Platini - raccontò -. Da anni, ogni partita della Juve la guardo. A Bologna non amano molto la Juve? Spesso mi sento col mio amico Giorgio Comaschi, tifosissimo del Bologna. Quando la Juve vinse col Barcellona, mi disse: “Eh dai, ma loro giocavano larghi…”. Ora, io, ogni volta che il Bologna perde chiamo Comaschi: “Come mai avete giocato così larghi?".

L'aneddoto di Faragò: maglia in suo onore, ma lui è juventino
Una simpatia, quella per i colori bianconeri, che Guccini tenne per sé e per gli amici, rendendola ignara ai fan. Tanto che, come raccontò in un'intervista a La Gazzetta dello Sport, quando il difensore calabrese Paolo Faragò si trasferì al Bologna dal Cagliari e chiese il numero 43 in onore a "Via Paolo Fabbri 43", canzone e album di Guccini, il cantautore rimase sorpreso: "Mai nella vita avrei pensato una cosa così. Insolita e bella. Buffa, simpatica, originale. In passato altri due calciatori avevano dichiarato pubblicamente di apprezzare le mie canzoni: uno che giocava nell’Inter, che venne anche a un mio concerto, e l’altro nel Pescara. Poi Zoff: nel suo libro racconta che ascoltava sempre le mie canzoni. Ma che uno mi dedicasse il numero di maglia, beh, questo sinceramente è un inedito. Mai nella vita avrei pensato una cosa così…".
L'incontro con Sarri
Tra i fan di Guccini non solo calciatori, ma anche allenatori. Il giornalista Marino Bartoletti sui social ricorda l'incontro a tavola tra bicchieri di vino e caffé tra il cantautore e Maurizio Sarri, che chiese al cronista il favore. Il neoallenatore della Lazio voleva infatti da tempo incontrare, da vecchio fan, l’artista nato a Modena e Bartoletti combinò l'incontro.
Si parlò di calcio e musica, tra pronostici per il campionato, e domande su Cristiano Ronaldo. Quando il tecnico gli chiese se nasce prima il testo o la musica, Guccini gli rispose: "Quella che nasce è sempre un’idea, caro Maurizio”. Idee, ma anche ideali di cui si ha bisogno non solo per arricchire la musica, ma anche la vita e lo stesso calcio. Guccini lo sapeva bene.
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