Hai giocato 26 Clásicos. Quali sono i tuoi ricordi più belli?
I miei ricordi migliori sono quelli in cui ho vinto, sia con il Barça che con il Real Madrid (ride). Il resto non conta!
Tanti tifosi blaugrana sostengono che tu abbia raggiunto il tuo massimo livello al Barça. È vero?
Ognuno può avere la propria opinione (sorride). Quello che conta davvero è come giochi e che alla fine sia la tua squadra a vincere.
Cosa pensi della stagione di Kylian Mbappé, che negli ultimi giorni ha ricevuto molte critiche?
Lui resta sempre uno dei migliori al mondo. Il numero di gol che ha segnato quest’anno è semplicemente straordinario. D’altra parte, conta anche il rendimento della squadra. Se segna così tanto e la sua squadra vince trofei, il giudizio cambia completamente. Nella sua prima stagione ha iniziato in modo un po’ altalenante perché doveva adattarsi a un nuovo ambiente, a un nuovo campionato. Ma dopo, ha raggiunto il livello che tutti si aspettavano da lui.
Il suo idolo è Cristiano Ronaldo: pensi che possa fare altrettanto bene al Real Madrid?
Non lo so, non ho la sfera di cristallo (sorride). In ogni caso, con tutte le qualità che possiede... Poi, parliamo dello stesso club ma di epoche e giocatori diversi. È sempre difficile fare paragoni tra giocatori di generazioni differenti. Ma per riuscirci, deve vincere dei titoli.
Jude Bellingham ha iniziato fortissimo al Real Madrid, segnando gol pesanti, soprattutto nel Clásico a Montjuïc con una doppietta. Poi però è calato. Come lo spieghi?
Questa stagione per lui è stata complicata, soprattutto perché ha avuto diversi infortuni. Questo ha interrotto la sua crescita. Quando torni dopo una lunga assenza, è come ricominciare da capo. È stato davvero questo il suo problema.
Le modifiche tattiche, con tanti giocatori che si spostano a sinistra, lo hanno condizionato?
Non sempre è facile, bisogna anche sapersi adattare e trovare la posizione giusta in campo per rendere al meglio. Resta comunque un giocatore straordinario, ma quando giochi in un club così importante e non vinci per due stagioni, l’ambiente si fa più pesante. Tutta la squadra ne risente.
Hai spesso giocato sulla fascia al Barça, quindi conosci bene il ruolo. Che opinione hai su Marcus Rashford?
Ha avuto la possibilità di venire a Barcellona e si è comportato piuttosto bene. Ha mostrato tutto il suo talento. Vedremo presto se resterà e se giocherà di più, anche se non dipende solo da lui.
Se fossi Deco, lo terresti?
(Ride) Deco è molto più competente di me!
La voce di un ritorno di José Mourinho al Real Madrid si fa sempre più insistente, cosa ne pensi?
Penso che dovresti chiederlo al presidente del Real Madrid (sorride). È un grande amico, l’ho conosciuto in tanti ruoli diversi (traduttore e vice al Barça, ndr). Sono sempre felice di vederlo tra i migliori allenatori.
Il ritmo delle partite è molto cambiato, anche rispetto alla tua epoca che non è così lontana. La percentuale di gol segnati negli ultimi minuti è in aumento. Cosa è cambiato secondo te?
Non conosco i dati precisi, ma forse dipende dal fatto che con la stanchezza si commettono più errori, anche se oggi i giocatori sono preparatissimi. E poi non bisogna dimenticare che le partite si allungano davvero, con un tempo di recupero molto più ampio rispetto al passato. Inoltre ora sono consentite cinque sostituzioni, senza contare che ci sono sempre le circostanze della partita che possono favorire i gol.
Tra poche settimane ci sarà la Coppa del Mondo. L’edizione 2006 è stato il tuo ultimo torneo internazionale, il Portogallo si fermò in semifinale.
Sì, è un ricordo doloroso. È stato molto intenso, abbiamo giocato tante partite ad alta intensità. Abbiamo anche ricevuto diversi cartellini (23 in tutto il torneo, ndr), e questo non ci ha aiutato.
Ci fu quel quarto di finale vinto ai rigori contro l’Inghilterra.
Una partita da uomini (ride). Ci furono diversi ammoniti (2 per parte, ndr) e un’espulsione (Wayne Rooney al 62’, ndr). Non è stata una grande pubblicità per il calcio.
Siete andati vicinissimi alla finale.
Abbiamo fatto ottime prestazioni ma... ci siamo trovati ancora una volta di fronte la Francia. È un brutto ricordo per la nostra generazione, perché ogni volta che abbiamo affrontato la Francia abbiamo perso. Ma questo è il calcio, funziona così.
La prossima Coppa del Mondo sarà un torneo molto aperto. Chi vedi favorito?
Sì, ci saranno tante squadre favorite, lo abbiamo visto nelle ultime competizioni. Servono grandi giocatori ma anche un po’ di fortuna, soprattutto in base agli avversari che incontri. In prima fila metterei chi ha esperienza nelle fasi finali, come il Brasile, l’Argentina, la Spagna, il Portogallo e la Francia, che addirittura può schierare due squadre, è incredibile.
