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Ci sono giocatori che incidono sulla partita e altri che, nei momenti che contano, finiscono per determinarne il destino. Lautaro Martínez appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il capitano dell’Inter ha firmato una prestazione da autentico trascinatore nella terza giornata di Serie A, proprio quando serviva una risposta dopo un avvio di campionato al di sotto dei suoi standard. E quale occasione migliore del primo grande appuntamento della stagione, contro il Napoli diretto concorrente nella corsa allo Scudetto?
Dopo due partite senza gol e senza riuscire a lasciare davvero il segno, il Toro ha scelto il palcoscenico più importante per ruggire. E lo ha fatto quando l’Inter sembrava alle corde. Il Napoli, infatti, tra il 50' e il 53' ha piazzato un micidiale uno-due che lo ha portato sul 2-0, mettendo i nerazzurri di fronte a una partita che sembrava ormai compromessa.
È stato proprio allora che Lautaro ha preso per mano la squadra. Prima il gol da rapace d’area, puntuale sull’assist di Dimarco, per riaprire la partita. Poi, dopo il pareggio firmato Thuram, ancora lui: al 91' il tap-in che ha fatto esplodere San Siro e completato una rimonta feroce, regalando all’Inter tre punti pesantissimi. Due gol nei momenti chiave, quelli in cui si misura il peso specifico dei grandi attaccanti.

Una prestazione che gli è valsa il riconoscimento di MVP dell’intera terza giornata secondo i parametri di valutazione di Flashscore, con un eloquente 9.2 in pagella. Un premio che non arriva soltanto per le due reti, ma trova piena conferma nei numeri di una partita in cui Lautaro ha saputo unire concretezza, partecipazione e qualità, tornando a essere il punto di riferimento dell’attacco nerazzurro.
Una prestazione da capitano
I due gol rappresentano naturalmente la fotografia più immediata della sua partita, ma fermarsi alla doppietta significherebbe raccontare soltanto una parte del lavoro svolto dal capitano. Lautaro ha interpretato la sfida con una partecipazione totale, mettendosi al servizio della squadra anche lontano dall’area di rigore.
Ha alternato il lavoro spalle alla porta agli attacchi in profondità, cercato con continuità il dialogo con i compagni e lottato su ogni pallone. Sei i contrasti vinti, a cui si aggiunge un recupero palla, a conferma di una prestazione nella quale l’argentino non ha mai rinunciato - come sempre - alla componente agonistica.

Anche i numeri legati alla costruzione offensiva raccontano il suo coinvolgimento: 50 tocchi totali, il 67% di passaggi riusciti nell’ultimo terzo di campo e due passaggi chiave. Dati che restituiscono l’immagine di un attaccante capace non soltanto di aspettare il momento giusto in area, ma di partecipare alla costruzione delle azioni e creare le condizioni perché quel momento arrivi.
Poi, naturalmente, c’è la capacità di trasformare le occasioni in gol. Lautaro ha chiuso la partita con 1.94 gol attesi e due reti realizzate su tre conclusioni nello specchio, numeri che fotografano alla perfezione la sua efficacia sotto porta. Una concretezza da autentico centravanti, emersa soprattutto nei momenti decisivi della sfida.
Il peso del Toro
È proprio la combinazione tra questi elementi a rendere particolarmente significativo il riconoscimento di MVP. Lautaro non è soltanto il finalizzatore dell’Inter: è il primo riferimento offensivo di una squadra che ha bisogno della sua leadership, della sua mobilità e della sua capacità di tenere insieme i reparti.
La sua partita contro il Napoli lo ha dimostrato soprattutto nel momento di maggiore difficoltà. Quando l’Inter era sotto di due gol, il capitano ha risposto da capitano, assumendosi la responsabilità di riaprire una partita che sembrava essersi complicata terribilmente. Il primo gol ha riacceso la speranza, il secondo ha trasformato la rimonta in una vittoria destinata a pesare.
Anche la sua distribuzione sul terreno di gioco racconta un attaccante tutt’altro che statico. Lautaro si muove su tutto il fronte offensivo, viene incontro per favorire la costruzione, si apre per creare spazi e, appena ne ha l’occasione, attacca l’area con i tempi del centravanti. È questa mobilità, unita alla ferocia sotto porta, a renderlo così difficile da contenere.

Dopo due giornate a secco, il Toro ha scelto il big match per tornare a ruggire. Due gol, una rimonta completata e un 9.2 che certifica una prestazione da autentico MVP. Lautaro Martínez è tornato al centro della scena nel modo più rumoroso possibile: decidendo la sfida contro il Napoli e trascinando l’Inter a una vittoria che vale molto più dei tre punti.
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