Quella contro il Rayo Vallecano non è stata soltanto l’ultima partita della stagione 2025/26 del Crystal Palace. È stata anche l’ultima notte di Oliver Glasner sulla panchina del club del sud di Londra.
I rapporti con la dirigenza si erano incrinati già nei primi mesi dell’annata, tra divergenze tecniche e visioni differenti sul futuro del progetto. Le tensioni, però, erano state momentaneamente accantonate per chiudere insieme la stagione. E Glasner, alla fine, se n’è andato nel modo più potente possibile: lasciando in eredità alle Eagles il primo trofeo europeo della loro storia.
Un epilogo quasi cinematografico per un allenatore che, poco più di un anno fa, aveva già riscritto la storia del club conquistando la FA Cup contro il Manchester City, successo che aveva spalancato al Palace le porte dell’Europa. Da lì in avanti, però, il cammino non è stato lineare.
La retrocessione dall’Europa League alla Conference League, unita alle cessioni pesantissime di Eberechi Eze e Marc Guehi, aveva trasformato la stagione del Palace in un continuo equilibrio tra ambizione e instabilità. Selhurst Park ha vissuto mesi agitati, tra aspettative altissime e la sensazione costante che il progetto potesse sfaldarsi da un momento all’altro.
Invece Glasner ha tenuto insieme tutto. E nella notte di Lipsia ha chiuso il cerchio nel modo più improbabile e definitivo: trasformando una squadra piena di dubbi in un club campione d’Europa.

Nella finale di mercoledì sera si sono trovati di fronte un Rayo Vallecano imbattuto da sette partite, capace di esprimere un calcio brillante e verticale sotto la guida del 38enne Iñigo Pérez. Anche per il tecnico spagnolo, proprio come per Glasner, quella di Lipsia è stata l’ultima partita sulla panchina del club prima del trasferimento al Villarreal.
La finale della scorsa stagione aveva visto un altro club londinese di Premier League, il Chelsea, superare il Real Betis di Liga. A Lipsia, la storia sembrava pronta a ripetersi.
Palace in svantaggio negli scambi iniziali
Con un'età media di 30,7 anni nell'undici iniziale, la squadra del Rayo era un po' più vecchia dei suoi avversari, che sono stati rafforzati dall'inclusione di Adam Wharton, al rientro dopo il recente infortunio.
Questo non ha impedito agli spagnoli di giocare con le Eagles negli scambi iniziali, con un possesso collettivo del 70,2% nei primi otto minuti.
Quando il Palace si è spinto in avanti, Florian Lejeune si è trovato costantemente al posto giusto al momento giusto, come testimoniato da due salvataggi e un intercetto.
Nonostante la manipolazione del pallone per lunghi periodi, al 25' il Rayo si è fatto notare solo per il tocco solitario di Alvaro Garcia nell'area del Palace.

Le Eagles iniziano a prendere il controllo
Alla mezz'ora, Maxence Lacroix e Tyrick Mitchell mantengono ancora il 100% di passaggi completati, mentre le Eagles cercano di prendere il controllo della partita.
Mitchell, così come Daichi Kamada e Jaydee Canvot, hanno anche vinto due dei loro tre duelli, indicando una reale volontà da parte dei giocatori della Premier League.
Il fatto che nessuno dei due portieri abbia dovuto effettuare una parata o un tackle, tuttavia, ha dimostrato quanto la partita si sia giocata in un centrocampo congestionato.
All'approssimarsi dell'intervallo, Unai Lopez ha sfiorato il gol con un tiro dalla distanza e Jorge de Frutos ha fatto sentire la sua presenza contro quella che era diventata una difesa a cinque del Palace.
Dall’altra parte, un errore di Andrei Rațiu ha rischiato di costare carissimo al Rayo: Mitchell ne ha approfittato intercettando l’azione e ha poi sbagliato da pochi passi con un colpo di testa in tuffo dall’interno dell’area piccola, con Augusto Batalla ormai battuto.
Lo stesso giocatore si è poi presentato subito dopo alla prima occasione della ripresa, quando il Palace ha ripreso a spingere con decisione dopo l’intervallo.
Nel frattempo Kamada ha iniziato a prendere in mano il ritmo della manovra, con 21 dei 25 passaggi completati e ben 11 giocati nell’ultimo terzo di campo, segnale di una presenza sempre più incisiva tra le linee.
Mateta al posto giusto al momento giusto
Quando non si è occupato di contenere Pep Chavarría, Lejeune e Ciss, Wharton ha preso in mano l’azione e il suo tiro a giro è stato respinto da Batalla soltanto sui piedi di Jean-Philippe Mateta, che ha potuto indirizzare il pallone nella porta sguarnita.
Il gol, il quinto nei primi quindici minuti di una finale di Conference League già frenetica, ha cambiato definitivamente l’inerzia della partita, spingendo il Palace a prendere il controllo e a riversarsi in avanti con continuità, sospinto dall’entusiasmo di un pubblico sempre più trascinante.
Il magnifico calcio di punizione di Yeremy Pino si è stampato prima su un palo e poi sull’altro, in una sequenza surreale, prima che un intervento istintivo — quasi di stinco — di Batalla negasse a Mateta il gol del raddoppio.
Nel giro di dieci minuti dall’avvio del secondo tempo, il Palace ha triplicato i tiri e le conclusioni nello specchio rispetto al Rayo, aumentando anche la percentuale di dribbling riusciti fino al 40%, segnale di un dominio sempre più evidente.
Scarsa minaccia da parte del Rayo
Allo scoccare dell’ora di gioco, il Rayo si è trovato in evidente difficoltà e ha dovuto affidarsi a Rațiu, Ciss e Lejeune per vincere tre quarti dei duelli aerei, con ciascuno dei tre efficace in tre interventi su quattro.
La scelta di ricorrere con continuità alle palle lunghe ha raccontato meglio di ogni altra cosa quanto Iñigo Pérez si sia allontanato, almeno in quella fase, dai principi abituali del suo calcio. Una soluzione dettata dall’urgenza, ma che ha finito per snaturare la squadra, soprattutto in un contesto in cui De Frutos, per esempio, aveva vinto appena uno dei suoi dieci duelli.
Eppure è proprio lui, alla fine, a riuscire a trovare lo spazio giusto alle spalle della difesa e a firmare il primo tiro nello specchio della serata, sfruttando con sorprendente facilità il taglio sulla linea del Palace. Una giocata che avrebbe offerto a Glasner più di uno spunto su cui riflettere nel finale di gara.
Subito dopo, però, la sua partita si è chiusa: sostituzione per Álvaro García, con il Rayo che ha così rinunciato ai suoi due migliori marcatori stagionali, entrambi a quota 12 reti nel 2025/26.
Il ritmo, nel frattempo, è rimasto alto e nervoso, con falli inutili e punizioni concesse con leggerezza da entrambe le parti. Proprio da una di queste Palazón ha avuto la chance potenzialmente più pulita per il pareggio a quindici minuti dalla fine, ma la sua conclusione è risultata imprecisa e non ha mai realmente impegnato Dean Henderson, fino a quel momento quasi inoperoso.
Nel finale, il Rayo ha comunque provato a crescere ancora nel possesso, arrivando fino a un complessivo 67%, ma senza riuscire a trasformarlo in occasioni concrete. L’unico vero squillo è rimasto quello di Alemao, isolato ma ancora vivo dentro una partita sempre più indirizzata.
Il settore composto da Chadi Riad, Mitchell e Wharton, in particolare, ha continuato a essere una diga costante: insieme hanno recuperato il possesso in 13 occasioni, spegnendo sul nascere ogni tentativo di progressione del Rayo mentre il cronometro iniziava a pesare.
Gli spagnoli, però, non hanno mai smesso di provarci. Cinque conclusioni dopo l’ultima occasione del Palace firmata Sarr al 64’ hanno costretto una squadra inglese ormai stanca a stringere i denti e a difendere con ordine e sacrificio.
A due minuti dal termine dei tempi regolamentari, Pedro Díaz ha provato la soluzione dalla distanza nel tentativo di sorprendere Henderson, nonostante compagni meglio posizionati dentro l’area. Un gesto che, da solo, racconta bene il finale di una partita in cui il Rayo ha finito per affidarsi più all’istinto che alla lucidità.
Qualificazione all'Europa League: il regalo di addio di Glasner
Un tentativo simile di Alemao è stato l’ultima vera occasione per il Rayo, prima che la notte più attesa della storia del Crystal Palace diventasse definitivamente realtà.
L’eredità di Glasner, oltre alla conquista di un nuovo trofeo per il club, sarà anche quella di aver riportato le Eagles in Europa League per la prossima stagione, a dodici mesi di distanza da quando proprio quella competizione era stata loro negata.
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