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Chi è Magnus Norman, il coach della calma scelto per riportare Sinner al top

Magnus Norman
Magnus NormanMathilda Schuler / Bildbyran Photo Agency / Profimedia

Svedese, 50 anni, finalista al Roland Garros nel 2000 e allenatore dei tre Slam di Wawrinka: Magnus Norman unisce esperienza, calma e conoscenza della terra battuta. Un maestro che ha sempre lavorato lontano dai riflettori e che, per carattere, somiglia molto a Cahill.

Zero, uno, due, tre. Sono le cifre che compongono il biglietto da visita di Magnus Norman, lo svedese di Filipstad che, stando alle indiscrezioni, sta per diventare il nuovo allenatore di Jannik Sinner. 

Zero i tornei dello Slam vinti da giocatore. Uno la finale persa a Parigi nel 2000. Due quelle perse, sempre sulla terra del Roland Garros, dal suo allievo Robin Soderling. Tre i titoli major conquistati da Stan Wawrinka sotto la sua guida. Messe in fila, disegnano la parabola di un uomo che ha trasformato le sconfitte in conoscenza, e la conoscenza in trofei altrui.

Il suo sbarco a Montecarlo, a pochi giorni dall’addio al tennis di Wawrinka a Basilea, lascia pochi dubbi sulla direzione della trattativa: l’ufficialità è attesa a breve e il suo ingresso accanto a Simone Vagnozzi segnerà il passaggio di testimone con Darren Cahill. Resta da capire perché sia lui l’uomo giusto, e la risposta, quasi sempre, riporta nello stesso posto.

Il filo rosso di Parigi

Nel 2000 Norman gioca il tennis più bello della sua vita: cinque titoli ATP, una semifinale all’Australian Open fermata dal russo Kafelnikov, la finale del Roland Garros persa contro il brasiliano Kuerten e, il 12 giugno, il numero 2 del mondo, il punto più alto della sua classifica. Poi il fisico presenta il conto. Gli infortuni non gli lasciano scampo e nel settembre 2003 gioca l’ultima partita della carriera.

Parigi, però, non lo lascia andare. Ci torna nel 2009, dall’altra parte della barricata, al fianco di Soderling, che arriva fino in fondo e si arrende a Federer; l’anno dopo riprova e trova Nadal. Due finali, due sconfitte contro due fuoriclasse e un maestro che ha imparato a leggere il Roland Garros dalla prospettiva di chi sta a un passo dal vincerlo.

È in quel punto, oggi, che il suo cammino incontra quello di Sinner. La ferita di Jannik ha lo stesso indirizzo: la finale dello scorso anno persa contro Alcaraz dopo aver sprecato tre match point e l’eliminazione al secondo turno di giugno contro Juan Manuel Cerundolo, una partita che nessuno si aspettava e che il crollo fisico ha reso difficile da dimenticare. Per questo l’operazione ha coordinate precise: la terra battuta, la superficie su cui l’altoatesino è atteso al salto decisivo e di cui Norman è considerato un profondo conoscitore.

Un maestro senza vetrina

Lontano dai campi, Norman prova un’altra vita: studia economia e business a Stoccolma e lavora per un breve periodo in un fondo immobiliare. Dura poco. Convinto che il tennis gli debba ancora qualcosa, torna a riscuoterlo dalla panchina, scegliendo la strada del lavoro lungo: Johansson, poi Soderling, poi dal 2013 Wawrinka, a più riprese, fino ai tre Slam conquistati nell’epoca dei Big Three. Nel 2011, con i colleghi Kulti e Tillström, apre a Danderyd, alle porte di Stoccolma, la Good to Great Tennis Academy, che porta la sua firma.

Sul mercato degli allenatori il suo profilo ha un nome preciso: il compromesso perfetto. Cinquant’anni, quindi esperienza da vendere e una conoscenza diretta del tennis di oggi; una personalità solida senza bisogno di clamore, quell’understatement che in casa Sinner è sempre stato apprezzato; una preparazione tecnica che gli ha permesso di studiare il modo di mettere in crisi Nadal e scalfire le certezze di Djokovic.

Che non abbia mai vinto un major, a Sinner pesa poco: nelle sue scelte non ha mai contato il numero di trofei in bacheca, ma ciò che l’allenatore sa dargli.

Cahill, con accento svedese

Chi lavora con lui lo descrive con parole che sembrano ritagliate sul ritratto di Cahill. Gianluca Marchiori, tecnico bresciano che da dodici anni lavora nella sua accademia, ha raccontato a Supertennis un allenatore molto preparato dal punto di vista tecnico, ma soprattutto capace di adattarsi al giocatore che ha davanti, con una grande etica del lavoro, una passione enorme e una calma che si trasmette a chi gli sta intorno.

In ogni sessione, spiega, porta il massimo della concentrazione, restituisce fiducia e tiene le cose semplici, senza complicare la vita a nessuno.

Sono, quasi in fotocopia, le virtù di Cahill. Per Sinner, quindi, non è un cambio di scuola, ma di accento. Cahill resterà il facilitatore del processo finché servirà e poi, a tempo debito, si farà da parte.

Un incontro rimandato

Le loro strade, in realtà, si erano già sfiorate. Tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 Riccardo Piatti, insieme a Jannik, rifletteva sull’opportunità di affiancare una seconda voce tecnica al team, e il nome di Norman, già notato per il lavoro con Soderling, era finito sul tavolo.

Sinner, però, guardava a Boris Becker, con cui le trattative erano appena iniziate quando l’ex campione tedesco incappò nei guai con la giustizia. Non se ne fece nulla, né dell’uno né dell’altro.

Febbraio 2022 cambiò tutto: la separazione da Piatti, l’arrivo di Vagnozzi, mentre Norman tornava a lavorare con Wawrinka. A luglio sbarcò Cahill. Quattro anni dopo, a squadra e ruoli rimescolati, quella strada si ripresenta.

La ripartenza a tappe

Il momento è quello giusto per un innesto. Sinner arriva alla pausa invernale dopo la tendinite comparsa a fine luglio e sei mesi di stop che equivalgono a un azzeramento totale, del fisico e della testa.

Tutto novembre si lavora a Montecarlo, con Cahill a fare da cerniera, e il passaggio dalla palestra al campo dovrà avvenire senza traumi né ricadute. Solo dopo si potrà pensare all’alta intensità di dicembre. Il Six Kings Slam, a Riad dal 27 dicembre, per ora è soltanto un’ipotesi; il vero rientro è fissato in Australia, nel 2027.

Poi, in primavera, Parigi. E con lei la domanda da cui eravamo partiti: un finalista sconfitto può insegnare a vincere? Con Wawrinka la risposta è arrivata tre volte. Ora tocca a Sinner scrivere la prossima, sulla stessa terra dove Norman ha perso la sua finale e ne ha viste perdere due al suo allievo.

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