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Roberto Mancini è tornato in sella distillando ottimismo. E probabilmente fa anche bene. Il commissario tecnico ha il compito di tenere alto il morale di un intero movimento calcistico che da troppo tempo vive di poche certezze e molte delusioni.
L'eccezione resta l'Europeo conquistato - proprio con lui in panchina - nell'anno più complicato della storia contemporanea mondiale: per il resto, l'Italia non si regala una gioia, anche piccola, da troppo tempo.

E così, quella che per decenni era stata considerata una mera formalità, quasi un atto dovuto, ossia la qualificazione al Mondiale, è invece diventata una chimera.
Gli azzurri, come sappiamo, hanno già mancato le ultime tre edizioni della Coppa del Mondo ma, quel che è peggio - se possibile - è che, ora, quelle che sembravano paure riservate alle altre nazionali - quelle piccole - sono diventate una realtà con le quali anche l'Italia deve fare necessariamente i conti. L'ultima? La retrocessione in Nations League.
Prima il terzo posto, poi i sogni
Ed è proprio per questo che la doppia sfida contro la Turchia assume un peso particolare. Prima Bursa. Poi, il 5 ottobre, Bologna: due partite che indirizzeranno il percorso degli azzurri e che arrivano in un momento in cui l'Italia non può permettersi di perdere altro terreno.
Mancini può anche continuare a evocare il suo sogno di arrivare fino alla finale di Nations League. È una prospettiva ambiziosa e, in questa fase, anche utile per alimentare fiducia e convinzione. Ma il presente impone soprattutto realismo.
La Francia, rivale di Donnarumma e compagni venerdì prossimo, appartiene a un'altra dimensione e anche il Belgio, oggi, è davanti anni luce agli azzurri per qualità e continuità.
L'obiettivo più immediato - l'unico realisticamente raggiungibile - dell'Italia deve diventare, quindi, quello di blindare il terzo posto uscendo indenne dalla trasferta turca, per poi affrontare con la massima concentrazione il "ritorno" del Dall'Ara.
L'ennesimo bivio tra rilancio e crisi
Di fronte ci sarà la nazionale guidata da Vincenzo Montella, una squadra che ha assaporato - lei sì - il Mondiale, una dimensione dalla quale, come dicevamo, l'Italia è ormai uscita.
È vero che la Turchia non arriva da un'esperienza particolarmente brillante nell'ultima Coppa del Mondo, ma gli azzurri - tifosi compresi - devono ricordarsi che a quel torneo non ci partecipano da 12 anni. Senza questo bagno di realismo rischieremmo sul serio un'altra - l'ennesima - figuraccia.

Insomma, per tutte queste ragioni, dopo il ko contro il Belgio, la partita di Bursa diventa già uno spartiacque importantissimo: l'ennesimo per una nazionale e un intero movimento che non hanno idea di quanto possa essere profondo il baratro in cui sono finiti.
La doppia sfida contro la Turchia diventa, così, ben più importante della trasferta allo Stade de France perché rappresenta un delicatissimo bivio: nella situazione in cui siamo, infatti, ogni passo falso finirebbe per alimentare ulteriormente una spirale negativa che dura oramai da anni. E non possiamo davvero permettercelo.
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