Una classifica che permette di respirare, la leggerezza di un venerdì sera senza l’assillo del risultato e due squadre decise a giocarsela senza calcoli.
Torino e Sassuolo si sono presentate così all’Olimpico Grande Torino: con la libertà mentale di chi può ancora concedersi il lusso di osare.
Squillo immediato e la doppia traversa di Njie
L’inizio è subito elettrico. Dopo appena due minuti il Sassuolo costruisce la prima vera occasione della serata: Matic alza la testa e disegna una traiettoria perfetta per il taglio di Pinamonti, bravo a muoversi alle spalle della difesa granata ma meno preciso al momento della conclusione. Il destro è troppo centrale e Paleari blocca senza difficoltà.
È il primo lampo di una gara che, dopo l’avvio ad alta intensità, entra inevitabilmente in una fase di studio. Il Torino prova a cucire il gioco dal basso, cercando linee pulite di costruzione; il Sassuolo, invece, preferisce aspettare e ripartire appena intravede spazio. Le distanze restano corte, i ritmi alti, l’impressione è che basti un episodio per spezzare l’equilibrio.
Il Toro comincia ad alzare il baricentro e al 10’ trova il primo tiro verso la porta: Gineitis salta l’uomo al limite dell’area e prova a sorprendere Muric dalla distanza, ma il portiere neroverde legge bene la traiettoria e blocca senza affanni. È solo un’avvisaglia di quello che succederà pochi istanti dopo.
Al 12’, infatti, lo stadio si ferma per un secondo. Muric sbaglia completamente i tempi dell’uscita e lascia il pallone in balia di Njie, lucidissimo nell’anticiparlo e nel colpire di testa a porta praticamente vuota. La conclusione, però, si infrange sulla traversa piena: il pallone rimbalza sulla linea, torna ancora sul legno e infine viene allontanato dalla difesa neroverde. Un episodio incredibile, che fa esplodere i rimpianti granata e salva il Sassuolo dal vantaggio granata.
La risposta degli uomini di Grosso è immediata e conferma quanto la partita sia aperta. Lipani sfonda sulla fascia con grande personalità, entra in area e costringe Paleari a un intervento tutt’altro che semplice. Sul pallone vagante si avventa Pinamonti, che però calcia malamente sopra la traversa da posizione favorevole. È un continuo scambio di colpi, un elastico che tiene il match vivo e imprevedibile.
Poi, proprio allo scadere del primo tempo, arriva la giocata che strappa l’applauso più convinto della serata. Palla viva in area dopo un rimpallo, Simeone si coordina in un istante e disegna una splendida rovesciata che costringe Muric a una parata plastica. L’urlo dello stadio, però, resta sospeso a metà: l’arbitro aveva già fermato tutto per un fallo precedente di Lazaro.
Orgoglio granata
La ripresa si apre senza cambi, ma con una tensione diversa. Si riparte con gli stessi uomini in campo, anche se il Toro prova subito ad alzare il ritmo mentre il Sassuolo sembra aspettare il momento giusto per colpire negli spazi.
Il momento che spezza l’equilibrio arriva al 52’ ed è figlio della fame agonistica. Lipani si inventa una scivolata straordinaria per tenere vivo un pallone che sembrava ormai destinato oltre la linea di fondo. Un gesto disperato che si trasforma in oro puro: la sfera resta lì, vagante in area, e Thorstvedt è il più rapido di tutti ad avventarsi sul pallone e spingerlo in rete per l’1-0 neroverde.
Il gol cambia l’inerzia della partita e costringe i granata a scoprirsi. D’Aversa capisce subito che servono peso offensivo e presenza negli ultimi metri. Al 58’ cambia allora il volto della squadra: fuori Njie e Lazaro, dentro Zapata e Pedersen. Due ingressi destinati a lasciare il segno.
Il pareggio arriva al 66’ ed è il manifesto perfetto della reazione del Toro. Ebosse trova spazio sulla corsia sinistra e mette dentro un cross teso e velenoso; Simeone attacca il pallone con ferocia da centravanti puro e di testa batte Muric con una conclusione precisa e angolata. L’Olimpico Grande Torino festeggia: è l’1-1 che riapre tutto.

I padroni di casa, però, non si accontentano. Sentono l’odore del sorpasso e continuano a spingere con rabbia e convinzione. I neroverdi, dall'altro lato, accusano il colpo, si abbassano troppo e concedono campo.
Al 70’ la rimonta si completa. Zapata sfonda sulla sinistra con forza e qualità, poi alza la testa e disegna un cross (reso perfetto da una leggera deviazione) verso il secondo palo. Pedersen legge l’azione con i tempi giusti, si inserisce alle spalle della difesa e schiaccia di testa il pallone del 2-1.
È il gol che ribalta la partita e incendia definitivamente il Grande Torino. Dalle paure del primo tempo all’esplosione della ripresa: nel giro di pochi minuti il Toro cambia volto, cambia ritmo e cambia destino alla serata. Poi, con lo scorrere delle lancette, i granata imparano anche a soffrire, difendendo con ordine e maturità e proteggendo il vantaggio fino al triplice fischio.
