Il Milan si prepara a vivere giorni decisivi non soltanto sul campo, ma soprattutto ai piani alti. La sfida contro il Cagliari potrebbe rappresentare molto più di una semplice gara di campionato: potrebbe essere infatti l’ultima di Giorgio Furlani da amministratore delegato del club rossonero. Una separazione che, nelle ultime ore, appare sempre più concreta e che racconta di un equilibrio ormai logorato dopo mesi di tensioni interne, contestazioni ambientali e risultati lontani dalle aspettative.
La sensazione, sempre più forte, è che RedBird abbia scelto di cambiare totalmente direzione per ricostruire un’identità manageriale più compatta e allineata alle ambizioni del club. Furlani, uomo di fiducia del gruppo Elliott, paga un’annata complicata (non solo una, in realtà) sotto ogni punto di vista: sportivo, comunicativo e strategico. I rapporti con la proprietà restano formalmente corretti, ma il clima attorno alla sua figura si è progressivamente raffreddato, fino a trasformarsi in una convivenza destinata a interrompersi.

Carnevali, Fenucci e il ritorno di Galliani
In questo scenario prende quota un nome che, per il popolo rossonero, appartiene quasi alla sfera sentimentale: Adriano Galliani. Il lungo pranzo milanese con Gerry Cardinale non è passato inosservato e ha riacceso immediatamente suggestioni che sembravano appartenere al passato. Galliani conosce il Milan come pochi altri nella storia del club e, soprattutto, conosce Massimiliano Allegri, con cui ha mantenuto negli anni un rapporto solidissimo. Un dettaglio che potrebbe pesare parecchio nella futura architettura societaria.
Da capire quale potrebbe essere il ruolo dell’ex storico dirigente rossonero. L’ipotesi di un ritorno operativo da amministratore delegato appare oggi complessa, ma una figura istituzionale da presidente o uomo di raccordo tra proprietà e area sportiva resta assolutamente sul tavolo. Più che una scelta nostalgica, sarebbe un tentativo di riportare esperienza, relazioni e peso politico in un club che negli ultimi anni ha spesso dato l’impressione di navigare senza una guida riconoscibile.
Per il ruolo di amministratore delegato, invece, il casting è già iniziato. Tra i profili più apprezzati c’è quello di Giovanni Carnevali, dirigente che al Sassuolo ha costruito un modello sostenibile e competitivo. La sua capacità di valorizzare talenti, generare plusvalenze e mantenere stabilità tecnica rappresenta esattamente ciò che RedBird cerca per il futuro.
L’alternativa, riportata da La Gazzetta dello Sport, conduce a Claudio Fenucci, tra gli artefici della crescita del Bologna fino al ritorno nelle competizioni europee. Un profilo manageriale di grande esperienza, abituato a costruire strutture solide e sostenibili anche al di fuori del solo ambito calcistico. In questo scenario, il Diavolo potrebbe affiancare al dirigente romano una figura interamente dedicata alla direzione sportiva, con competenze specifiche nella gestione tecnica e delle strategie di mercato.
Via anche Moncada
E proprio l’area sportiva resta uno dei nodi più delicati della rifondazione rossonera. Geoffrey Moncada (già in trattativa con il Nizza), negli ultimi anni uomo chiave dello scouting milanista, non ha più la centralità di un tempo. Il dirigente francese continua a essere stimato per il lavoro svolto nella scoperta dei giovani talenti - il caso Kalulu resta uno dei simboli della sua intuizione - ma il suo percorso si è complicato nel momento in cui è passato da osservatore e stratega a figura più operativa nelle scelte di mercato.
La stagione appena conclusa ha evidenziato crepe evidenti. Moncada è stato molto presente nelle trattative, molto meno nella quotidianità di Milanello. E soprattutto, il suo legame strettissimo con Furlani rischia ora di diventare un problema proprio nel momento in cui la proprietà sta ridisegnando gli equilibri interni.
Non solo. Anche i rapporti con Massimiliano Allegri non sembrano mai realmente decollati. Se con Pioli e Fonseca il dialogo era continuo, con il tecnico livornese la connessione appare fredda, quasi esclusivamente formale.
Le prossime settimane serviranno a capire quanto sarà profonda la rivoluzione. Ma una sensazione ormai attraversa tutto l’ambiente Milan: il club è arrivato alla fine di un ciclo dirigenziale (molto deludente) e si prepara ad aprirne un altro, con nuovi uomini, nuovi equilibri e una pressione enorme addosso. Perché dopo stagioni vissute tra transizioni e assestamenti, il tempo delle giustificazioni a Milanello sembra definitivamente finito.
