Juventus, McKennie e il rapporto con Spalletti: "Il migliore, mi dà un senso di sicurezza"

Spalletti e McKennie
Spalletti e McKennieYASIN AKGUL / AFP

Il giocatore bianconero ha anche parlato della sua esperienza in Serie A: "Credo di non aver ancora realizzato cosa significhi essere primo americano nella Juventus".

"Spalletti? Vado molto d'accordo con lui. Penso che ogni calciatore abbia bisogni diversi, ci sono aspettative diverse su ognuno di noi. Ogni volta che vedo il mister mi dà un senso di sicurezza" .

Parola di Weston McKennie. Il giocatore bianconero ha parlato prima della sfida della sua Juventus con l'Atalanta a Dazn, soffermandosi sul rapporto con il proprio tecnico.

"Quando ti rimprovera, non ti rimprovera mai in modo cattivo: lo fa sempre per farti migliorare — aggiunge —. Ho avuto tante esperienze diverse: alcuni allenatori ti mortificano, mentre Spalletti, grazie alla sua personalità, ti fa pensare che devi migliorare. Attira la tua attenzione ogni volta che ti parla, ha esperienza, è saggio".

I numeri di Mckennie
I numeri di MckennieDiretta

"Si concentra molto sul successo di squadra, dice sempre che si può dribblare quattro avversari, far goal ed essere felici, ma se fai un bell'assist le persone felici sono due. Per questo dico che è il miglior allenatore che ho avuto in carriera, lo dicono i numeri e il modo in cui gestisce la squadra lo rende un ottimo allenatore".

(J)USA

Un racconto personale che va oltre il campo: dall'infanzia negli Stati Uniti alle esperienze in Europa, fino all'approdo alla Juventus. "Credo di non aver ancora realizzato cosa significhi essere il primo americano a giocare per la Juventus - afferma McKennie - me ne renderò conto a fine carriera. Qualcuno in passato ha pensato che non fossi all'altezza? Beh, credo che i fatti parlino da soli e mostrino ciò che ho fatto finora. Ognuno poi ha la propria opinione."

L'incontro con CR7

Finale su Cristiano Ronaldo: "È stato incredibile giocare con lui. Quando l'ho incontrato - ricorda McKennie - ho pensato che tutto ciò che senti su di lui, sulla sua professionalità, fosse vero. Tornavamo alle tre di notte dalle partite e lui andava a farsi un bagno gelato invece di andare a casa. La mattina dopo una partita difficile lui era in palestra ad allenare tutto il corpo. Era qualcosa che avevo bisogno di vedere con i miei occhi per crederci."

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