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La Juventus si trova a fare i conti con un nuovo interrogativo legato alle condizioni di Khephren Thuram. Il centrocampista francese continua a essere condizionato dalla sindrome femoro-rotulea che lo accompagna dalla scorsa primavera e che gli ha già impedito di svolgere una preparazione regolare.
Una situazione che ora torna a preoccupare lo staff bianconero, tanto che Luciano Spalletti non ha nascosto le proprie perplessità in conferenza stampa: “Sono molto preoccupato”, ha ammesso l’allenatore.
Per fare chiarezza sul quadro clinico e soprattutto individuare la soluzione più efficace, Thuram è atteso nei prossimi giorni a Lione, dove incontrerà Bertrand Sonnery-Cottet, specialista di riferimento già consultato in passato da Gleison Bremer e Federico Gatti. La visita rappresenterà un passaggio decisivo per stabilire come procedere.
Sul tavolo ci sono infatti due possibilità: proseguire con un percorso conservativo, puntando su terapie e recupero graduale, oppure prendere in considerazione l’intervento chirurgico.
È proprio quest’ultima ipotesi a creare maggiore apprensione, considerando i tempi di recupero inevitabilmente più lunghi. Thuram, naturalmente, spera di poter evitare l’operazione, ma sarà il responso dello specialista a indicare la strada da seguire.
Problema più grave del previsto
Il problema al ginocchio ha condizionato profondamente l’estate del centrocampista. La sindrome femoro-rotulea lo ha costretto a rinunciare anche alla convocazione della Francia per il Mondiale, oltre a tenerlo lontano dalla preparazione insieme al resto della squadra.
Alla Continassa Thuram aveva iniziato il lavoro in anticipo proprio con l'obiettivo di recuperare terreno, ma per circa quaranta giorni ha dovuto svolgere un programma personalizzato.
Il francese ha così saltato l’intera tournée tra Cina e Australia e tutte le principali amichevoli estive, da quelle contro Basilea e Standard Liegi fino agli impegni con Nizza, Chelsea, Inter e Palermo.
Il successivo ritorno in gruppo e la convocazione per l'esordio in campionato sembravano aver segnato la svolta. Il nuovo stop ha però riportato in primo piano un problema mai completamente risolto e che ora richiede una valutazione approfondita.
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