Fabregas: "In Italia si pensa più alla difesa, per vincere devi essere pronto a scardinarle"

Cesc Fabregas
Cesc FabregasMARCO M. MANTOVANI / GETTY IMAGES EUROPE / GETTY IMAGES VIA AFP

L'allenatore del Como, grande sorpresa della stagione di Serie A appena conclusasi, ha reso chiaro qual è la mentalità che lo guida. E di essere diverso dalla maggior parte dei tecnici: "Vincere in Italia, dove ci sono tanti 0-0 e 1-0 non è facile"

"Quando sono arrivato non c'era neanche un campo di allenamento. Un girono ti allenavi in un posto, il girono dopo in un altro. Non c'era una palestra, né un ristorante. Eravamo in Serie B ma in realtà non eravamo un club professionistico". Così ha parlato Cesc Fabregas in una lunga intervista a The Athletic, nella quale ripercorre le recenti tappe della sua carriera da allenatore.

L'allenatore del Como ha anche ricordato i suoi primi passi in panchina con la formazione Under 19 del club lariano: "Mi hanno dato un gruppo di ragazzi ma non potevo ingaggiare nessuno. Avevamo tre difensori, sette centrocampisti, e undici attaccanti. O qualcosa del genere. Ho dovuto inventarmi tutto: giocavamo con di trequartisti come terzini.  Siamo passati da una difesa a cinque a una a quattro, a zona, meno marcatura a uomo e un po' più alti. Poi sono arrivati Goldaniga e Strefezza che ci diedero più stabilità e soluzioni e siamo passati ad un 4-2-2-2. avrei voluto giocare con gli esterni, ma non ne avevo in rosa. Lì trovai un sistema che mi piacque molto e che ci fece crescere e vincere".

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Giovani e mentalità

Oggi che con il Como è arrivato addirittura in Champions League, il catalano si è distinto anche per la capacità di individuare e valorizzare giovani di grande prospettiva, come Nico Paz e Jacobo Ramon. A tal proposito, Fabregas ha spiegato: "Il mio assistente - Dani Guindos - li conosceva bene, li aveva allenati a Madrid. Sapeva anche le loro doti umane. Io nei miei incontri la prima volta non parlo mai di calcio, ma solo di vita personale. Voglio capire la loro mentalità, spiegare loro chi siamo, come lavoriamo. Prima si definiscono alcuni aspetti chiari sulla cultura della squadra e del club e solo dopo si inizia a parlare di calcio".

Infine, l'allenatore spagnolo ha espresso anche una riflessione sul calcio italiano: "Molte squadre pensano a come batterti difendendo, non attaccando. Significa che se vuoi vincere devi essere pronto a scardinare difese che possono farti soffrire. Noi abbiamo talento e abilità tecniche, ma fisicamente non siamo 'animali' e i nostri avversarti quando ci incontrano la vogliono mettere sul piano fisico. Quindi dobbiamo essere bravi a portarli nella nostra zona di comfort e ad attaccare i loro punti deboli".

Poi, ha concluso: "Vincere in Italia, dove ci sono tanti 0-0 e 1-0 non è facile. Quando guardi le squadre di Premier League, vedi una struttura. Vedi cosa cercano di fare. Vedi lo stile che vogliono imporre. Qui, molte volte, è impossibile. È impossibile capire cosa sta succedendo. Ecco perché bisogna prestare molta attenzione ai dettagli".

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