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Sono bastati 33 minuti a Nico González per lasciare il segno e convincere Luciano Spalletti. Poco più di mezz’ora ad altissima intensità, quella che un argentino passionale come lui riesce a trasmettere a ogni pallone toccato e in ogni fase della pressione. Bravo il tecnico toscano a rispolverarlo dopo un’estate vissuta ai margini e accompagnata dalle insistenti voci di mercato; bravo l’ex Atlético Madrid a rimettersi in gioco, a lavorare e a tornare a prendersi una maglia che, almeno per una sera, è sembrata nuovamente sua.
La partita contro il Parma è stata una sorta di manifesto delle qualità di Nico. Entrato in un momento in cui la sfida era ancora fragile e in equilibrio, l’argentino ha impiegato pochissimo per cambiarne l’inerzia, come certifica anche l’8.4 assegnatogli su Flashscore. Non soltanto per il gol, arrivato al termine di un’azione che ha acceso definitivamente la Juventus, ma soprattutto per l’impatto sulla fase di non possesso. La sua pressione ha mandato in difficoltà i centrali del Parma, costringendoli più volte all’errore e impedendo alla squadra di Cuesta di costruire con tranquillità.
I numeri raccontano bene la portata del suo ingresso: tre intercettazioni, quattro duelli vinti su quattro e due palloni recuperati. Una ferocia agonistica che sembra quasi essersi ulteriormente accentuata dopo l’esperienza a Madrid con Diego Simeone. Chissà che il passaggio sotto la guida del Cholo non abbia aggiunto un ulteriore livello a una componente che González ha sempre avuto nel proprio repertorio: la capacità di trasformare la corsa e la pressione in un’arma.
Le qualità tecniche, del resto, non sono mai state in discussione. E a Torino sono emerse tutte insieme: 86% di passaggi riusciti, una grande occasione creata, un palo colpito in pieno e il gol arrivato sulla ribattuta del legno. A questo va aggiunto il pallone strappato a Konaté sulla trequarti, dal quale è partita l’azione che ha portato la Vecchia Signora al definitivo 2-0. Un recupero che racconta forse meglio di qualsiasi statistica il tipo di giocatore che Spalletti ha ritrovato.
Una scintilla nel momento più delicato
Cosa si può chiedere di più? Poco, se si considera l’impatto avuto sulla partita e la capacità di trascinare anche i compagni. González è entrato e ha cambiato il ritmo della Juve, dando energia a una squadra che aveva bisogno di una scossa.
Una prestazione arrivata, peraltro, nel momento più delicato, subito dopo la notizia dell’infortunio di Kenan Yildiz, costretto a uno stop di circa due mesi dopo l'operazione al piede.
La perdita della stella bianconera obbliga Spalletti a trovare rapidamente nuove soluzioni. E all’orizzonte c’è già una partita che non concede margini di attesa: il big match contro il Milan di Ruben Amorim all’Allianz Stadium.
È qui che la prestazione di Nico assume un significato ulteriore. Perché l’argentino, dopo mesi in cui il suo futuro sembrava lontano da Torino, ha appena consegnato all’allenatore una candidatura difficile da ignorare.
Non servono proclami. Il messaggio è arrivato dal campo: ci sono anch’io.

Perché Nico può essere l’arma giusta contro il Milan
La duttilità di González può diventare un fattore prezioso contro il Milan. L’argentino sa muoversi su più posizioni, conosce entrambe le fasi e soprattutto possiede caratteristiche che, in questo momento, non hanno molti equivalenti nella rosa bianconera.
La squadra di Amorim tende a difendere in avanti, con una linea alta che può lasciare spazio alle ripartenze quando il primo pressing viene superato. Ed è proprio in questo tipo di scenario che González può diventare particolarmente pericoloso. L’esperienza maturata con Simeone gli ha insegnato a interpretare il contropiede con tempi e letture precise, attaccando rapidamente gli spazi e trasformando una riconquista in un’occasione da gol.
Ma non c’è soltanto la transizione. Gli inserimenti senza palla rappresentano un’altra delle sue armi più interessanti, così come la capacità di farsi trovare nel posto giusto dentro l’area. E poi c’è il gioco aereo, un dettaglio tutt’altro che secondario nel suo repertorio: Nico ha segnato 22 gol di testa nella sua carriera, confermandosi particolarmente efficace in una situazione che può diventare decisiva anche contro una difesa chiamata a proteggere la propria area sotto pressione.
Tutto, dunque, porta verso una conclusione abbastanza naturale: contro il Milan, l'ex Atléti merita una chance dal primo minuto. La sua mezz’ora contro il Parma non è stata soltanto una parentesi positiva, ma un segnale preciso a Spalletti.
Nel momento in cui la Juventus perde Yildiz e deve ridisegnare il proprio fronte offensivo, l'argentino può trasformare un’occasione nata quasi per necessità in una nuova gerarchia. E dopo un’estate vissuta ai margini, quella maglia da titolare che sembrava lontana adesso è improvvisamente lì, a portata di mano.
Forse è troppo presto per parlare di rinascita. Di certo, però, Nico González ha appena ricordato alla società bianconera perché aveva deciso di puntare su di lui.
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