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Conte fissa la prossima sfida da allenatore: "Voglio restituire identità a un grande club"

Antonio Conte
Antonio ConteFRANCO ROMANO / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Dal possibile ritorno in panchina all’esperienza al Napoli, passando per le sconfitte che hanno segnato la sua carriera e il ruolo dell’allenatore nei grandi progetti: Antonio Conte si racconta a The Athletic e indica con chiarezza l’identikit della prossima sfida che vorrebbe affrontare.

Il futuro di Antonio Conte resta uno dei temi più affascinanti del mercato degli allenatori. Il tecnico, attualmente concentrato sul proprio percorso lontano dai riflettori della panchina, ha delineato a The Athletic l'identikit della prossima sfida che vorrebbe affrontare: una grande squadra con una storia importante da riscoprire, una forte pressione sulle spalle e l'ambizione di tornare a competere per i massimi traguardi.

Un identikit che inevitabilmente accende la curiosità attorno a diversi grandi club europei, senza però che Conte indichi direttamente una destinazione. Il punto di partenza, per il tecnico, resta infatti la possibilità di costruire un progetto nel quale l'allenatore abbia un ruolo centrale e possa incidere sulla mentalità dell'intero ambiente.

"Ci sono molti club che hanno in qualche modo perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in uno di questi club per rispolverare quella storia e farla risplendere ancora una volta. Club in cui c’è pressione, dove, in fin dei conti, sai benissimo che non ci vai solo per partecipare, ma per competere. Anche quell’uno per cento… ma deve essere un uno per cento che può diventare il 70, l’80 o persino il 100 per cento. Dipende da come lo comunichi. L’allenatore è importante, perché trasmette quel messaggio, giorno dopo giorno.

L'allenatore al centro del progetto

Conte guarda con interesse ai modelli costruiti da alcuni dei principali allenatori del calcio europeo, come Fabregas e Arteta: “C’è una direzione, c’è una visione. Arteta definisce la direzione, proprio come facevano Klopp e Guardiola. A mio avviso, l’allenatore deve essere al centro; deve essere importante. Se non sei contento, lo licenzi. L’allenatore deve fornire la direzione e la visione. Guardate il Como. Cesc ha voce in capitolo. Al PSG non hanno vinto la Champions League con Mbappé, Messi e Neymar. Stiamo parlando dei migliori giocatori del mondo. Ma bisogna capire che ci devono essere equilibrio e affiatamento”.

Da questa prospettiva nasce anche la riflessione sui calciatori: “I calciatori scelgono sempre le opzioni più facili. Quelle che li fanno sentire bene e richiedono meno sforzo”.

Dal Mondiale del '94 a Euro 2000

La centralità della mentalità porta Conte a guardare indietro, alle esperienze che più di altre hanno contribuito a definire il suo modo di intendere la competizione. Da calciatore ha vissuto grandi vittorie, ma anche finali rimaste nella memoria proprio per il loro epilogo. Ed è sulle sconfitte che, ancora oggi, costruisce parte del messaggio da trasmettere alle proprie squadre.

"Sai che ho vinto una medaglia d'argento ai Mondiali? Ci si ricorda che il Brasile ha vinto la finale, non che l'Italia l'ha persa ai rigori. Un'Italia con Roby Baggio e Franco Baresi. Se avessimo vinto quella partita, sarei riconosciuto come campione del mondo."

"Agli Europei del 2000 abbiamo perso la finale contro la Francia per un golden goal. Chi se lo ricorda? È fastidioso, ma è la verità. Non ci si ricorda chi è arrivato secondo. Alla Juventus abbiamo vinto la Champions League ai rigori contro l'Ajax, ma ho perso altre tre finali.

Ecco perché, spesso, quando parlo con i miei giocatori, quando si arriva al dunque, mostro una grinta agonistica fortissima e cerco di trasmetterla a loro. Perché lo so. Ho vinto molto, ma ho perso molto. Davvero molto. E quando perdi... e questo è qualcosa che voglio che i miei giocatori capiscano bene, perché l'ho vissuto in prima persona... se perdi una finale di Coppa del Mondo o di Champions League e poi vai in vacanza, potresti pensare che ci sarà una prossima volta. Ma non sempre c'è una prossima volta. Questa è l'ultima."

Napoli, il bilancio dell'ultima esperienza

Nella parte finale dell'intervista, Conte si sofferma anche sul Napoli, l'ultima squadra allenata e una parentesi che definisce positiva ma particolarmente dispendiosa dal punto di vista delle energie.

“Napoli? È stata un’esperienza meravigliosa. Richiedeva molta energia e non era facile. Dover affrontare Inter, Juve e Milan non è una passeggiata per Napoli, Roma o Lazio. Quindi ho consumato molta energia. Ora sono in una fase in cui mi limito a tenere d’occhio la situazione. Nei periodi di calma, quando non lavoro, la cosa bella è che posso sedermi e guardare le partite, studiare nuovi approcci ed essere ancora più calmo e lucido mentre cerco di adattare gli sviluppi del calcio alle mie idee. De Laurentiis disse che l’anno scorso senza infortuni avremmo rivinto il campionato? Non sono d’accordo. L’Inter ha meritato di vincere. Sono una grande squadra e venivano da una finale di Champions League. Si erano anche rinforzati".

A chiudere il quadro c'è infine uno sguardo al mercato inglese, diventato sempre più ricco e competitivo. Anche in questo caso, però, Conte mette l'accento sulla necessità di accompagnare le risorse economiche con scelte ponderate.

"Oggi in Inghilterra usano i bazooka, mentre ovunque altrove usano ancora le pistole. Ma dobbiamo anche stare attenti a come vengono spesi i soldi. Ecco perché prima parlavamo di fare le giuste valutazioni, di avere una visione, perché si possono avere i soldi, ma bisogna spenderli con saggezza".

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