Spettacolo, disorganizzazione e proteste: tre immagini dell’apertura della Coppa

Manifestanti si sono scontrati con la polizia messicana
Manifestanti si sono scontrati con la polizia messicanaREUTERS/Fred Ramos

Se all’interno del Estadio Azteca l’atmosfera era di celebrazione, musica e festa, durante la cerimonia di apertura della Coppa del Mondo, giovedì 11, fuori la realtà era completamente diversa.

Le proteste che già da giorni animavano le strade di Città del Messico prima dell’inizio della Coppa del Mondo hanno vissuto nuovi episodi durante l’evento, con scontri tra manifestanti contrari al Mondiale e le forze di sicurezza.

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Fin dall’arrivo della squadra di Flashscore in Messico, alla vigilia dell’apertura, si percepiva già un clima di forte tensione sociale. Le manifestazioni guidate dagli insegnanti hanno ricevuto il sostegno di altre organizzazioni e movimenti, ampliando la mobilitazione e trasformando diverse zone della capitale in teatro di proteste.

La scena ha subito ricordato quanto accaduto in Brasile durante la Coppa del Mondo 2014. Lo slogan “non ci sarà la Coppa”, che aveva segnato quel Mondiale, riappare ora in Messico, accompagnato da scontri, blocchi e episodi di violenza nelle strade. In alcuni momenti, la situazione ricordava vere e proprie battaglie campali tra manifestanti e polizia.

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Il contrasto non poteva essere più netto. Mentre migliaia di tifosi cantavano, festeggiavano e trasformavano l’Azteca in uno spettacolo di colori ed emozioni, fuori lo stadio il Paese mostrava le sue insoddisfazioni e i suoi conflitti. Così, l’inizio della Coppa del Mondo in Messico è segnato da tre immagini distinte: la festa travolgente sugli spalti, la disorganizzazione nell’organizzazione dell’evento e la tensione sociale che domina le strade della capitale messicana.

La stampa in difficoltà 

Un altro aspetto negativo: il lavoro della stampa è stato fortemente ostacolato dalla mancanza di connettività in diversi punti dello stadio, a partire dalla sala stampa, dove le interruzioni di internet erano frequenti.

Lo stesso si è ripetuto in tribuna stampa e a bordo campo, dove i fotografi non riuscivano ad avere nemmeno l’accesso di base tramite cavi di rete. I volontari cercavano di guidare il pubblico in delirio, ma la disinformazione era costante, con molte persone — compresi i professionisti dei media — costrette a veri e propri pellegrinaggi per trovare il proprio posto. Un pomeriggio di contrasti evidenti in un palcoscenico storico.

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