Messico da sogno al debutto: Quiñones e Jiménez aprono il Mondiale, il Sudafrica affonda all’Azteca

L'esultanza di Jiménez
L'esultanza di JiménezREUTERS/Pawel Kopczynski

Tra gli oltre ottantamila dell’Azteca, il Mondiale prende vita nel segno della Tri. Il primo gol della competizione è di Quiñones, poi Jiménez chiude i conti: il Messico domina il Sudafrica e inaugura la Coppa del Mondo con una vittoria. Una notte che porta anche un record: tre espulsioni nella gara inaugurale, mai accaduto nella storia del torneo.

Lo show, gli inni, la pelle d’oca a duemila metri d’altezza. E poi, finalmente, il sipario che si alza sui Mondiali 2026.

Un inizio che da solo fa storia: l’edizione più grande di sempre prende vita nello scenario più iconico possibile, lo Stadio Azteca, l’unico al mondo capace di ospitare tre diverse edizioni della Coppa del Mondo.

Dentro gli oltre ottantamila dell’impianto, a vibrare più di tutto è l’Himno Nacional Mexicano, che dal primo verso - “Mexicanos, al grito de guerra” - diventa un’onda emotiva capace di attraversare campo e tribune.

È il richiamo che accende la Tri, che entra nella partita d’esordio con la consapevolezza e la fame tipica del calcio sudamericano.

Dominio Tricolor

Il motore del Messico gira subito pulito, con un possesso che si installa nella metà campo del Sudafrica e un primo brivido già al 4’: tiro secco dal limite di Raúl Jiménez, parata in allungo di Williams, preludio a ciò che sta per arrivare.

Perché prima ancora di toccare il decimo minuto, l’Azteca esplode: pasticcio di Sithole, Quiñones fiuta l’errore, attacca lo spazio e infila l'estremo difensore sudafricano con un colpo sotto le gambe. È il primo gol del Mondiale - il terzo più veloce nei match d'apertura della storia dei Mondiali -, ed è il gol che la Tri aveva costruito e meritato.

Il gol dell'esterno messicano
Il gol dell'esterno messicanoREUTERS/Kai Pfaffenbach

Il Sudafrica prova a respirare, ma non trova mai un appiglio. Il primo tiro arriva solo al 36’, un colpo di testa larghissimo di Foster che non impensierisce Rangel.

Dall’altra parte, invece, Quiñones continua a essere un rebus irrisolto: prima sfiora l’incrocio con un destro da fuori, poi chiude il tempo stampando un rasoterra sul palo a Williams battuto.

Sono quarantacinque minuti di dominio tecnico e mentale, marchiati verde, bianco e rosso. E l’Azteca, chiaramente, applaude la sua squadra come si applaude un debutto che promette già tantissimo.

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Disastro Sithole e la testa di Jiménez

Quella sensazione non si disperde nell’intervallo. Al contrario, prende ancora più forza. Bastano appena trenta secondi perché riaffiorino tutte le difficoltà già viste nel primo tempo. Williams prova a impostare dal basso con un passaggio morbido e rischioso che si trasforma in un invito per Fidalgo. Il centrocampista messicano intercetta, entra in area e sembra avere la strada spianata verso il raddoppio. A tradirlo è però l’ultima scelta: invece di concludere immediatamente, cerca di superare anche l’ultimo difensore e finisce per perdere il tempo giusto per colpire.

È soltanto un rinvio dell’inevitabile. Perché al 50’ il Sudafrica si complica nuovamente la vita con un’altra grave disattenzione difensiva. Un buco enorme nella retroguardia spalanca la strada a Brian Gutiérrez, che legge perfettamente la situazione, prende posizione davanti a Sithole e si guadagna il contatto che costringe l’arbitro a estrarre il cartellino rosso diretto.

Per il centrocampista dei Bafana Bafana è la fotografia di una serata da dimenticare. Prima l’errore che aveva spalancato a Quiñones la porta dell’1-0, poi l’espulsione che lascia i suoi in inferiorità numerica nel momento più delicato della gara.

Il contatto tra Gutiérrez e Sithole
Il contatto tra Gutiérrez e SitholeREUTERS/Hannah Mckay TPX IMAGES OF THE DAY

Il Sudafrica prova comunque a reagire. Al 55’ è Modiba a tentare la giocata della disperazione con un destro da distanza siderale che Rangel controlla senza trattenere completamente la presa, ma senza correre particolari rischi. È uno dei pochi segnali offensivi di una squadra che, con il passare dei minuti, sembra perdere progressivamente contatto con la partita.

E quando una squadra perde contatto, l’altra lo sente. Così al 67’ il Messico affonda il colpo definitivo: cross perfetto di Roberto Alvarado, tempo di salto impeccabile di Jiménez e colpo di testa che vale il 2-0. Un gol che pesa più dei tre punti: con questa rete, il centravanti diventa il secondo miglior marcatore della storia del Messico e firma la prima vittoria del Mondiale come se fosse scritta nel copione.

Il momentum del match
Il momentum del matchOpta by Statsperform

Record di espulsioni in una gara inaugurale

La frustrazione sudafricana, a quel punto, trabocca. Nel finale perde la testa anche Zwane, che rifila uno schiaffo inutile ad Alvarado e costringe l’arbitro al primo on‑field review del torneo: arriva il secondo rosso della serata. E non è finita, perché poco dopo anche Montes viene espulso per un fallo da ultimo uomo su Mudau al limite dell’area, completando una serata storica: tre cartellini rossi nella gara inaugurale, mai successo prima nella storia dei Mondiali. Una notte, insomma, che finisce per riscrivere più di un record.

La partita si chiude così, sul 2-0 e con sensazioni opposte che si allargano come due correnti divergenti. Da una parte il Tricolor, che controlla, colpisce e convince, trovando conferme tecniche e caratteriali già al debutto. Dall’altra il Sudafrica di Broos, chiamato ora a ricomporsi: cancellare gli errori, ritrovare equilibrio e presentarsi con un’altra faccia nelle prossime sfide contro Repubblica Ceca e Corea del Sud.

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La Coppa del MondoReuters

I Mondiali del 2026 si disputeranno dall'11 giugno al 19 luglio negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Il torneo vedrà la partecipazione di 48 nazionali e sarà ospitato in 16 stadi moderni distribuiti nei tre Paesi organizzatori.

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