La voglia di far felice un popolo spesso è anche più forte delle minacce. Lo sa benissimo Angel Di Maria, il cui amore per il Rosario Central gli ha permesso di andare oltre le minacce di morte ricevute dai narcos della sua città natale una volta annunciato il desiderio di vestire nuovamente la maglia della sua squadra del cuore. Quel cuore che egli stesso disegnava con le mani dopo un gol è stato più forte di tutto, anche per l'Argentina che grazie a lui ha vinto tutto quello che poteva vincere dal 2021 al 2024.
Perché nella finale mondiale persa contro la Spagna, è stato lui il vero giocatore a mancare nell'organigramma della Selección. La seconda voce che poteva anche diventare la prima quando Lionel Messi non riusciva a imporsi. La sua duttilità tattica e la sua genialità palla al piede lo hanno reso un elemento unico nella Selección più trionfante di sempre. E la sua assenza è stata manifesta quando c'è stato da alzare il livello.
Mattatore nelle finali
Autore del gol della finale olimpica con la quale l'Albiceleste vinse la medaglia d'oro contro la Nigeria, il Fideo è stato poi regolarmente incorporato nella rosa della nazionale argentina. Il tutto specialmente grazie a Diego Armando Maradona, che da selezionatore lo scelse come principale spalla del concittadino Messi. Di Maria, figlio di un venditore di carbone, era il rappresentante di quel Rosario Central storicamente opposto al Newell's Old Boys, club dove da piccolo aveva giocato la Pulga. I due svilupparono una relazione fantastica, appoggiandosi l'un l'altro in campo e fuori.
Tuttavia, nelle finali giocate dalla Selección dopo il fiasco del Mondiale 2010 in Sudafrica il più decisivo dei due è sempre stato Di Maria. La sua assenza nell'atto decisivo in Brasile contro la Germania fu decisiva, e lo stesso accadde nelle due sconfitte ai rigori nelle finali di Coppa America 2015 e 2016, dove il classe 1988 giocò solo 29 e 57 minuti per via di un infortunio in entrambe le occasioni.

Capace di giocare con la stessa qualità sia da esterno sinistro sia da esterno destro, Di Maria è stato il jolly di Lionel Scaloni, che lo vide realizzare il gol della finale di Coppa America contro il Brasile al Maracaná. Quell'11 luglio 2021 cambiò la storia della Selección. Il pallonetto del Fideo a Ederson portò l'entusiasmo giusto per affrontare i Mondiali in Qatar, nella cui finale (vinta ai rigori dopo il 3-3 dei 120 minuti) l'ex centrocampista di Real Madrid e Juventus si procurò il rigore dell'1-0 e realizzò il 2-0 con una freddezza unica. Il crollo della Selección, che si fece rimontare in pochi minuti, avvenne dopo la sua uscita al 64esimo.
Nella finale vinta contro la Colombia nella Coppa America 2024, il Fideo venne eletto miglior giocatore di un match risolto ai supplementari da Lautaro Martinez e nel quale giocò 117 minuti. Quello che fu il suo ultimo match con la Selección lo consacrò come un fenomeno unico, fondamentale nell'economia del gioco della squadra di Scaloni. Un fenomeno del quale non si è trovata più alcuna replica, neanche in scala minore.

Sogno Libertadores
La sconfitta nel New Jersey contro la Spagna ha mostrato un'Argentina vulnerabile. L'assenza di un coltellino svizzero come Di Maria, capace anche di togliere pressione a Messi, è stata decisiva. Perché nessuno come lui sa interpretare il ruolo di esterno offensivo capace anche di fare da collante per il gioco palla al piede. La sua velocità è ancora quella di quando aveva 25 anni, e nonostante il passare del tempo la sua condizione fisica è di quelle che fanno la differenza.
Le due reti segnate negli ultimi due Clásicos vinti dal suo Central contro il Ñuls lo hanno riportato in cima al calcio argentino, dove a 38 anni ancora corre felice con la palla attaccata al piede e risulta più decisivo di tutti. La classe non si perde, ma neanche la determinazione. E, adesso, parte il sogno di vincere una Libertadores con la squadra canalla, della quale è sempre stato tifoso.
Più forte delle minacce di morte lanciate dai narcos che tengono in scacco la sua città natale, Di Maria ha deciso di dare i suoi ultimi anni di carriera al suo Central, lasciando da parte l'Argentina. E ora che si avvicinano gli ottavi di finale di Libertadores contro il Corinthians, la sua capacità di decidere i grandi incontri potrà renderlo di nuovo protagonista. Perché quando c'è stato da vincere, Angel ha sempre risposto presente. E quando per varie circostanze non era in campo, la sua Argentina è invece puntualmente uscita sconfitta...
SEGUI TUTTE LE NOTIZIE DELLA GIORNATA IN DIRETTA
Per rimanere aggiornato su tutto ciò che accade nel mondo del calcio, segui il nostro live. Notizie, curiosità, approfondimenti e reazioni dai social: tutto in un unico spazio, aggiornato in tempo reale.
