Fiorentina eliminata dal Crystal Palace: non basta il 2-1 al Franchi, fatale il tracollo di Londra

Roberto Piccoli
Roberto Piccoli REUTERS/Jennifer Lorenzini

La squadra di Vanoli chiude la serata con una vittoria di carattere contro le Eagles, ma non basta per ribaltare il doppio confronto. Al Franchi finisce 2-1, con i toscani che pagano a caro prezzo il pesante 3-0 subito all’andata a Selhurst Park

Serata europea amarissima per le italiane, costrette a salutare in contemporanea le competizioni continentali dopo due ritorni costruiti su fondamenta fragilissime. Missioni ai limiti dell’impossibile, che il campo ha puntualmente confermato.

Ma se a Birmingham il Bologna è travolto dall’intensità e dalla qualità dell’Aston Villa, al Franchi la Fiorentina prova almeno a tenere viva una fiammella, pur restando appesa a un’impresa che, minuto dopo minuto, assume contorni sempre più complicati.

Sarr gela il Franchi

A Firenze, dopo un avvio intraprendente della squadra di Vanoli, fatta di buon palleggio e tentativi di accelerazione con Fagioli e Piccoli, è il Crystal Palace a colpire alla prima vera occasione. Il cross di Muñoz sorprende una difesa viola poco reattiva, con Gosens in ritardo: Sarr ringrazia e, da pochi passi, firma lo 0-1 che gela il Franchi e porta il computo complessivo su un pesantissimo 4-0.

La sequenza del gol di Sarr
La sequenza del gol di SarrOpta by Statsperform / Photo by GIUSEPPE MAFFIA / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

La Fiorentina, però, ha il merito di non disunirsi. Anzi, reagisce con orgoglio, alzando il baricentro e costringendo gli inglesi a difendersi. Solomon è il più vivace: prima impegna Henderson con una conclusione improvvisa, poi ci riprova dalla distanza trovando ancora la risposta attenta del portiere inglese. In mezzo, un’altra chance sfumata e la sensazione crescente che il pareggio sia nell’aria.

L’episodio chiave arriva alla mezz’ora: Mandragora viene steso in area da un intervento scomposto di Canvot. Dal dischetto si presenta Gudmundsson, glaciale nel battere Henderson e firmare l’1-1 che restituisce almeno equilibrio alla serata viola.

Da lì in avanti, però, la gara si incarta. Gli inglesi spezzettano il ritmo con perdite di tempo sistematiche, cambi forzati - come quelli di Wharton e Lacroix, costretti a lasciare il campo per infortunio - e continui contrasti a centrocampo. Ne fanno le spese anche i nervi: Pino e Pongracic finiscono sul taccuino dell’arbitro dopo un battibecco, mentre nel finale viene ammonito anche Comuzzo.

Il recupero, nonostante le interruzioni, è contenuto in cinque minuti. Quanto basta per registrare un’ultima fiammata viola, ancora con Solomon dalla distanza, ma Henderson è attento e blinda il risultato.

Orgoglio viola, ma quel 3-0 all'andata...

Per aumentare il peso offensivo e dare maggiore energia alla manovra, Vanoli interviene subito a inizio ripresa inserendo Ndour al posto di Fagioli: una scelta che paga immediatamente.

Passano appena otto minuti, infatti, quando il centrocampista ex PSG e Besiktas si inventa una conclusione potente dalla distanza, un destro imparabile che non lascia scampo all'estremo difensore avversario: è il 2-1 che ribalta la partita e, soprattutto, riaccende la speranza. Con oltre mezz’ora ancora da giocare, la Fiorentina torna a credere in qualcosa che sembrava ormai perduto. Il pubblico spinge, accompagna ogni azione, trasforma l’entusiasmo in energia pura. Dall’altra parte, il Crystal Palace accusa il colpo, si abbassa e perde brillantezza.

L'esultanza di Ndour
L'esultanza di NdourREUTERS/Jennifer Lorenzini

La gara si trasforma velocemente in un assedio emotivo prima ancora che tecnico. I viola attaccano, insistono, cercano il varco giusto contro un avversario che appare improvvisamente più vulnerabile. E per lunghi tratti, la sensazione è che la partita possa davvero cambiare direzione.

A pesare come un macigno, però, è il risultato dell’andata: quel 3-0 maturato a Selhurst Park che condanna la Fiorentina ben oltre quanto racconti la gara del Franchi. Perché, nonostante il 2-1 davanti al proprio pubblico e una prestazione ricca di orgoglio, qualità e coraggio, il divario accumulato si rivela incolmabile.

Resta così una notte sospesa tra rimpianto e segnali incoraggianti, in cui la Fiorentina esce dalla competizione, sì, ma senza abbassare la testa. Una serata che lascia in eredità soprattutto la sensazione di ciò che sarebbe potuto essere, se il doppio confronto avesse avuto un inizio diverso e meno compromettente.

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