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Negli ultimi giorni, la sfida tra PSG e Bayern Monaco è stata innalzata a manifesto del calcio spettacolo europeo. Il clamoroso 5-4 dell’andata nella semifinale di Champions League - il ritorno si disputerà stasera - ha acceso i riflettori sulla qualità offensiva delle squadre di Luis Enrique e Vincent Kompany, capaci di trasformare novanta minuti in una giostra di emozioni, ribaltamenti e gol.
Eppure, c'è stato un tempo in cui questa sfida non è stata sinonimo di calcio champagne. Torniamo all’estate del 2020, nel pieno della stagione segnata dal Covid. Un'annata sospesa, spezzata, ripresa mesi dopo e chiusa ad agosto inoltrato con la Final Eight di Lisbona.

Proprio al Da Luz, con le gradinate deserte, PSG e Bayern si affrontarono nell'ultimo atto della massima competizione europea. Fu una finale tesissima, bloccata più che brillante: "Avevo il presentimento che chi avesse segnato per primo avrebbe vinto", confessò a fine gara Thomas Tuchel, allora allenatore dei parigini.
La vendetta del canterano
E, infatti, niente pioggia di reti, niente ritmi folli, niente caos offensivo. Solo tensione, equilibrio e paura di sbagliare. A decidere tutto fu un gol solitario di Kingsley Coman: poco prima dell'ora di gioco, l'ex Juve consegnò, con un preciso colpo di testa, non proprio la sua specialità, la Champions ai bavaresi.
Un dettaglio dal forte sapore simbolico: Coman, infatti, era cresciuto nel settore giovanile del Paris Saint-Germain, club che lo aveva lasciato andar via e che avrebbe dovuto aspettare altri cinque anni per conquistare la prima Coppa dei Campioni della sua storia.
Quel Bayern era una macchina perfetta - vinse tutto - guidata da Hansi Flick, oggi allenatore di quello stesso Barcellona che, allora, demolì con uno storico 8-2 nei quarti di finale. Il PSG, invece, era arrivato alla finale dopo una rimonta disperata contro l’Atalanta, ribaltata nei minuti conclusivi di un quarto che sembrava perduto.
Anche allora c’erano attaccanti stellari su entrambi i fronti: Neymar, Mbappé e Di Maria da una parte; Lewandowski, Müller e Gnabry dall’altra. Ma il copione fu ben diverso rispetto al 5-4 di martedì scorso: più scacchi che fuochi d’artificio.
Di quella notte restano alcuni reduci, soprattutto nei bavaresi. Nel Bayern, infatti, sono ancora presenti Neuer, Kimmich, Goretzka, Davies e Gnabry. Nel PSG resiste, invece, soltanto capitan Marquinhos, ultimo testimone di una finale amara.
