La storia di Alex Zanardi è segnata da due incidenti che hanno cambiato radicalmente la sua vita, ma non la sua determinazione. Il primo risale al 15 settembre 2001, sul circuito del Lausitzring, in Germania, durante una gara del campionato CART.
Dopo una rimonta straordinaria fino alle posizioni di vertice, al rientro dai box perse il controllo della vettura: l’auto rimase di traverso in pista e fu centrata a forte velocità da un’altra monoposto. L’impatto fu devastante, con conseguenze gravissime agli arti inferiori e l’amputazione immediata di entrambe le gambe.
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Il secondo episodio è del 19 giugno 2020, in Toscana, durante una tappa della staffetta paralimpica “Obiettivo Tricolore”. Zanardi era alla guida della sua handbike su una strada collinare, tra Pienza e San Quirico d’Orcia, quando perse il controllo del mezzo in discesa e si scontrò con un camion che procedeva nella direzione opposta.
Anche in questo caso le condizioni apparvero subito critiche, con un grave trauma cranico e facciale che impose un intervento d’urgenza.
Non ha mai mollato
In entrambe le circostanze, ciò che ha colpito è stata la sua risposta alla tragedia. Dopo il primo incidente, Zanardi ha affrontato un lungo percorso di riabilitazione, ricostruendo la propria vita passo dopo passo e tornando prima alle competizioni automobilistiche con vetture adattate, poi diventando un protagonista assoluto del paraciclismo mondiale, con successi e medaglie paralimpiche.
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Anche dopo il secondo incidente, nonostante la gravità della situazione clinica e un percorso di recupero estremamente lungo e complesso, ha continuato a lottare, sostenuto dalla famiglia e da una determinazione che lo ha reso un simbolo di resilienza sportiva e umana. Un esempio per tutti.
