Shelton non ha lasciato scampo a Learner Tien, imponendosi con un netto 6-2, 6-3 in un'ora e 24 minuti di gioco e conquistando così l'accesso alla finale del Masters 1000 di Montreal.
Giovedì il mancino di Atlanta affronterà il connazionale Brandon Nakashima, a caccia del quarto titolo della stagione dopo quelli conquistati a Stoccarda, Monaco e Dallas. Sarà una finale tutta statunitense in un Masters 1000 per la prima volta dal 2003, quando Mardy Fish e Andy Roddick si contesero il titolo a Cincinnati.
"Sono davvero molto soddisfatto della prestazione. Learner mette in difficoltà il mio gioco", ha dichiarato Shelton al termine della semifinale, riferendosi al 19enne Tien, diventato il più giovane statunitense a raggiungere una semifinale in un Masters 1000 dai tempi di Roddick nel 2002.
Per Shelton si tratta inoltre dell'undicesima vittoria consecutiva in Canada, dove lo scorso anno aveva conquistato il titolo nell'edizione disputata a Toronto. Il 23enne ha indirizzato la sfida già nel primo set, chiuso con quattro game consecutivi, prima di prendere immediatamente il largo nella seconda frazione, portandosi sul 3-0.
A metà del secondo set Shelton ha anche dovuto ricevere le cure per un taglio al gomito sinistro, procuratosi dopo aver urtato contro il fondo campo. L'infortunio, tuttavia, non gli ha impedito di mantenere il controllo della partita e di superare la resistenza finale di Tien, contro il quale aveva perso entrambi i precedenti confronti.
Jódar si ferma contro Nakashima
Nella prima semifinale, invece, Brandon Nakashima ha fermato la corsa di Rafa Jódar, battendo il 19enne madrileno con il punteggio di 7-6 (7-3), 6-4 e negandogli l'accesso alla sua prima finale in un Masters 1000.
Jódar ha disputato una partita meno brillante rispetto alle ultime settimane, ma ha comunque lottato fino alla fine, arrivando a procurarsi quattro match point nel tentativo di diventare il più giovane finalista nella storia del torneo canadese dai tempi del connazionale e idolo Rafael Nadal nel 2005.
Nonostante la giovane età, lo spagnolo partiva con i favori del pronostico dopo aver vinto 20 delle ultime 21 partite contro avversari fuori dalla top 30 mondiale. La sua ascesa, del resto, è stata fulminea: ha iniziato la stagione fuori dalla top 150 ATP e, grazie al percorso compiuto a Montreal, è destinato a entrare per la prima volta nella top 15, all'11° posto.
Dopo i quarti di finale raggiunti al Roland Garros e nei Masters 1000 di Roma e Madrid, tutti sulla terra battuta, Jódar ha confermato di poter essere competitivo anche sul cemento. A Montreal cercava la seconda finale del tour nordamericano su questa superficie, dopo quella raggiunta all'ATP 500 di Washington a inizio mese, dove era stato sconfitto dal padrone di casa Taylor Fritz.
La fatica accumulata nelle ultime due settimane, con dieci partite disputate, sembra però aver presentato il conto. Privo della brillantezza mostrata nelle vittorie contro Jiri Lehecka e Arthur Fils, Jódar ha lasciato progressivamente l'iniziativa a un Nakashima più solido fisicamente e impeccabile al servizio.
Il 25enne statunitense, allenato da Wayne Ferreira, non ha concesso alcuna palla break nel primo set, mentre Jódar ha dovuto annullarne ben sei. Il madrileno è riuscito a trascinare la frazione al tiebreak, ma Nakashima ha imposto la propria maggiore concretezza, chiudendo 7-3.
L'inerzia è rimasta dalla parte dello statunitense anche in avvio di secondo set: Nakashima ha sfruttato la prima palla break a disposizione per strappare il servizio a Jódar e costruire immediatamente un vantaggio prezioso. Da quel momento ha difeso il margine con autorità, fino a chiudere la partita e conquistare una finale che gli permetterà di contendersi il titolo di Montreal con il connazionale Shelton.
