Per Jannik Sinner il Masters 1000 di Cincinnati, torneo che scatterà giovedì, rappresentava un passaggio delicato nella preparazione verso gli US Open, soprattutto alla luce del fastidio al ginocchio destro accusato negli ultimi giorni.
Gli accertamenti e le terapie stavano dando riscontri positivi e l'azzurro aveva continuato ad allenarsi con intensità. La questione, piuttosto, riguardava l'opportunità di sottoporre il fisico a un'altra settimana di competizione a ridosso dell'ultimo Slam della stagione.
Sinner aveva trascorso gli ultimi giorni a Torino, dove ha proseguito il percorso di fisioterapia seguito dal suo staff medico. Anche sabato il numero 1 del mondo era stato al J Medical per proseguire il trattamento predisposto dal fisiatra Gianluca Melegati, che lo aveva visitato nei giorni precedenti a Milano.
La scelta
Il punto era stabilire la convenienza di giocare un torneo in condizioni ambientali particolarmente impegnative. Cincinnati, infatti, può presentare temperature e umidità elevate e proprio un anno fa il torneo aveva lasciato un ricordo tutt'altro che positivo all'azzurro: nella finale contro Carlos Alcaraz fu costretto a fermarsi dopo appena cinque game.
Da qui il dilemma. Da una parte la necessità di non correre rischi inutili a poche settimane dagli US Open; dall'altra l'esigenza di ritrovare il ritmo partita dopo una pausa agonistica molto lunga. La decisione è arrivata prima del sorteggio del tabellone, previsto per mercoledì, permettendo così agli organizzatori di procedere senza modifiche dell'ultimo momento.
Sinner era inizialmente orientato a partire per gli Stati Uniti nella giornata di domenica. L'azzurro adesso potrebbe raggiungere Cincinnati successivamente, utilizzando il periodo in Ohio esclusivamente per allenarsi e preparare il successivo trasferimento a New York.
Il rischio
Il problema della rinuncia non era soltanto fisico. Saltare Cincinnati significa presentarsi agli US Open senza una partita ufficiale dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon. Un'assenza agonistica di quasi sette settimane che potrebbe avere un peso particolare considerando che Sinner non disputa un match sul cemento addirittura dalla fine di marzo, quando conquistò il Masters 1000 di Miami.
Ma a conti fatti, la decisione di saltare il torneo americano potrebbe essere la scelta migliore. Il calendario dello scorso anno, infatti, aveva già mostrato quanto sia sottile il confine tra preparazione e sovraccarico. Stavolta la situazione è diversa, ma la lezione resta. La priorità è arrivare a Flushing Meadows nelle migliori condizioni possibili, senza trasformare un normale fastidio da sovraccarico in un problema più serio.
Un 2026 ad altissima intensità
La gestione del fisico è diventata una componente centrale della stagione di Sinner. Tra marzo e metà maggio l'azzurro aveva attraversato una fase straordinaria, capace di concentrare cinque successi consecutivi nei Masters 1000, da Indian Wells a Roma, e 29 vittorie complessive nell'arco di 72 giorni.

Dopo quella maratona, il passaggio sulla terra rossa aveva lasciato in eredità anche i segnali di una certa stanchezza, emersi in modo evidente al Roland Garros nella sfida contro Juan Manuel Cerundolo. Sinner aveva quindi scelto di fermarsi, rinunciando a qualsiasi torneo tra Parigi e Wimbledon. Una pausa che aveva preceduto il ritorno sull'erba e il secondo trionfo consecutivo ai Championships.
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