All'indomani dell'ennesima delusione azzurra con il terzo appuntamento di fila al Mondiale saltato si attendono le dimissioni del presidente della Figc Gabriele Gravina e tutto il sistema calcio nazionale si interroga sui cambiamenti da fare per risalire la china, dall'utilizzo di più italiani in campo a una rivoluzione più profonda a partire dalle scuole calcio. Un processo lungo e irto di ostacoli, e una strada che se sarà stata quella giusta da intraprendere si potrà capire soltanto tra diversi anni.
Rimanendo al campo, invece, molto probabilmente si dovrà cercare un erede di Gennaro Gattuso sulla panchina azzurra, visto che anche il tecnico calabrese - che in questo sconquasso è probabilmente quello che ha meno colpe di tutti - sembra propenso a farsi da parte per completare l'azzeramento e dar via a questa sorta di Seconda Repubblica.

Tra i nomi che vengono contemplati, ma che non potranno per ovvie ragione essere interpellati prima dell'intervento nei ruoli apicali della federazione, si fanno nomi vecchi e nuovi, con la volontà di puntare a un tecnico esperto e dal curriculum esemplare per cercare di correre meno rischi possibili, perlomeno in questa fase di transizione tra un passato da dimenticare e un futuro ancora da scrivere e decifrare.
I candidati
Ecco così che nel calderone vengono messi a bollire diversi nomi. Tra questi c'è l'ultimo artefice della gloria azzurra, Roberto Mancini, che porta in dote un Europeo vinto nel 2020 ma anche una mancata qualificazione al Mondiale e una fuga verso i petroldollari nel 2023 che non è stata mai perdonata, né dal sistema politico calcistico nazionale né tantomeno dai tifosi azzurri. Un nome quindi destinato a dividere e comunque reduce da un fallimento in Arabia Saudita da tenere in considerazione.
Il secondo candidato è un altro peso massimo tra gli allenatori italiani, anche lui ex ct azzurro. Antonio Conte, il cui futuro a Napoli è tutt'altro che sicuro, ha già allenato la nazionale italiana dal 2014 al 2016 e, pur considerando la scarsa qualità del materiale umano a disposizione, ha incassato un'eliminazione nei quarti di finale ai rigori contro la Germania negli Europei del 2016. Cosa dire di Antonio, è un vincente (l'ha dimostrato alla Juve, all'Inter e al Napoli), è uomo di trincea, e le sue squadre giocano come se dovessero andare in guerra. Sicuramente porterebbe carattere, disciplina e orientamento al risultato, ma anche lui la sua chance l'ha già avuta.

Il terzo è invece un nome nuovo, pur essendo un altro mostro sacro delle panchine italiane. Massimiliano Allegri, con una vita da allenatore passata tra Milan e Juventus, ha un curriculum che parla da solo: è un altro vincente che avrebbe le qualità giuste per questo ruolo di responsabilità.
Perché Allegri è il candidato migliore
Io penso che sia proprio lui il candidato migliore per la Nazionale per diversi motivi che lo fanno preferire agli altri due. Oltre a non aver mai rivestito il ruolo, e quindi non sarebbe in questo senso una "minestra riscaldata", scelta che è sempre meglio evitare, l'attuale allenatore del Milan ha le caratteristiche giuste per fare il commissario tecnico.

A differenza di altri che hanno bisogno di inculcare i loro schemi e la loro filosofia a uomini che vengono da realtà calcistiche diverse, il gioco del tecnico livornese è - come dice lui - "semplice". Allegri non ha schemi cervellotici, né un gioco spumeggiante che ha bisogno di meccanismi perfetti per funzionare, e pertanto allenamenti continui. E questo è l'ideale per uomini che possono partecipare alle sessioni solo poche volte l'anno e a distanza di tempo. Uno dei motivi del fallimento di Spalletti.
Il compito del ct è infatti diverso da quello dell'allenatore di un club. Il ruolo di un commissario tecnico è quello di selezionare i giocatori giusti, metterli in campo in modo tatticamente accorto, creare un gruppo e puntare al risultato in una partita secca. Tutte qualità che contraddistinguono da sempre il tecnico toscano e il suo "corto muso": Max sa gestire benissimo lo spogliatoio e in campo bada al sodo, al risultato, e difficilmente sbaglia un big match. Può perdere ma non rende mai la vita facile, anche quando il punteggio potrebbe fa presumere il contrario (le sconfitte in finale di Champions hanno buoni alibi se si pensa che sono arrivate contro Real Madrid e Barcellona).
L'unico difetto che si rimprovera al tecnico livornese è di praticare un gioco poco spettacolare: qualcosa che in Nazionale, almeno nel nostro caso, è oggi assolutamente superfluo. Pensare che un Guardiola possa far giocare l'Italia come il suo Barcellona o il suo Manchester City è più vicino a una fantasia puerile che a un ragionamento solido, visto che per farlo servirebbero giocatori che non abbiamo. Le grandi squadre le fanno i grandi giocatori, noi dobbiamo trovare una via di mezzo funzionale, un tecnico capace di dare il massimo col materiale che c'è a disposizione.
Le qualità da ct di Max
Max più di Antonio perché per quanto entrambi orientati al risultato, il tecnico del Napoli dà il meglio in campionato. Quando ha a disposizione i giocatori tutta la settimana è un martello e sa gestire le diverse fasi: sa quando spingere, quando rifiatare, quando creare la confusione a livello comunicativo per avvantaggiarsene. Al contrario, in coppa ha sempre mostrato limiti di interpretazione della partita, come atteggiamento mentale e tecnico.
Antonio è "un animale" prettamente da campionato. Allegri invece da quel punto di vista è diverso, pur sapendo anche lui gestire bene le stagioni, in una partita secca riesce a caricare la squadra e infastidire l'avversario con un gioco sempre accorto, ostico e pragmatico. Qualcosa che fa storcere il naso agli spettatori ma spesso gioire i tifosi.
Anche a livello comunicativo i due sono differenti e in questo caso l'atteggiamento "più istituzionale" di Max di fronte alle telecamere funziona meglio per una rappresentativa nazionale, così come la gestione delle crisi (fuori dal campo).
C'è solo un problema: Allegri ha un contratto col Milan fino a giugno 2027 con opzione per un'altra stagione. Servirà tempo e molto lavoro diplomatico se si vorrà puntare su di lui

