Lionel Messi ha firmato tutti e cinque i gol realizzati dalla sua nazionale nelle prime due uscite di questo Mondiale: tripletta all'Algeria (3-0) e doppietta all'Austria (2-0). Nessun altro giocatore è ancora riuscito a sbloccarsi, nonostante un reparto offensivo che vanta nomi del calibro di Julián Álvarez, Lautaro Martínez, Thiago Almada, Enzo Fernández e Rodrigo De Paul.
La situazione non è ancora allarmante, ma invita a una riflessione. Soprattutto perché il fuoriclasse di Rosario, che ha appena compiuto 39 anni e gioca in MLS, non è più abituato a sostenere i ritmi serrati di un torneo di questo livello. Román Iucht, noto giornalista e opinionista di TNT Sport Argentina, fotografa così il momento: "Tutte le reti e la quasi totalità delle occasioni pericolose portano la firma di Messi. È un trend che va invertito: gli altri devono iniziare a incidere. Questa squadra non può permettersi una simile dipendenza".
Il problema, sia chiaro, non è Messi in sé, ma il peso specifico sproporzionato che ha assunto all'interno della manovra. Se le prime due sfide hanno confermato che il numero 10 è ancora perfettamente in grado di decidere i match da solo, il vero punto interrogativo riguarda la capacità del collettivo di supportarlo a dovere.
Più vittorie con Messi, più gol senza di lui
Le statistiche ufficiali registrate dopo il trionfo a Qatar 2022 offrono un quadro sfaccettato ma chiarificatore. Con il capitano in campo — tra qualificazioni mondiali, Copa América 2024 e la rassegna attuale — l’Albiceleste ha collezionato 18 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte in 22 partite, registrando un impressionante 86% di successi (gli unici passi falsi sono arrivati contro l'Uruguay a novembre 2023 e il Paraguay (1-2, novembre 2024).
Senza di lui, il bilancio su 7 partite ufficiali scende a 5 vittorie e 2 sconfitte, con la percentuale di successi che cala al 71%. I due KO, arrivati in trasferta contro la Colombia a settembre 2024 (1-2) e Ecuador (settembre 2025), vanno però contestualizzati: l'Argentina ha dovuto fare a meno del suo leader soprattutto sui campi più ostili del Sudamerica, beneficiando invece del suo apporto in un calendario casalingo sulla carta più morbido.
In termini di fase realizzativa emerge un curioso paradosso: senza Messi la media gol sale a 1,85 a partita, contro l'1,45 registrato in sua presenza. Si tratta di un dato da prendere con le pinze, dato il campione ridotto di partite e lo spessore inferiore di alcuni avversari affrontati, ma che evidenzia come il gruppo tenda a responsabilizzarsi maggiormente in attacco quando è costretto a fare a meno della sua stella. Il vero banco di prova restano però le gare da dentro o fuori in un grande torneo, dove Messi non ha mai saltato un minuto sotto la gestione Scaloni.
Scaloni si affida al turnover, Messi vuole giocare
Per l’ultima partita della fase a gironi contro la Giordania, il CT Scaloni ha già scoperto le proprie carte. "L’idea è quella di dare spazio a chi ha giocato meno. Se lo meritano, e quando posso lo faccio volentieri", aveva accennato dopo il successo sull'Austria, per poi confermare in conferenza stampa alla vigilia: "Leo inizialmente siederà in panchina. Ho già in mente l'undici titolare, ma non lo anticiperò qui. Troverà spazio a gara in corso".
Secondo i media argentini, l'unico confermato rispetto alle scorse uscite sarà il portiere Dibu Martínez. Davanti a lui si profila una linea a quattro composta da Gonzalo Montiel, Nicolás Otamendi, Marcos Senesi e Nicolás Tagliafico, quest'ultimo rientrato dall'infortunio al soleo. In mediana spazio alla coppia Paredes-Palacios, con Giuliano Simeone largo a destra e il ballottaggio Barco-Lo Celso sulla corsia mancina. Davanti toccherà finalmente a Julián Álvarez partire dal primo minuto. L'attaccante dell'Atletico Madrid, finora rimasto in ombra, ha commentato così il suo momento: "Non ero arrivato al top per le amichevoli di preparazione, ma ora mi sento benissimo. Accetto le decisioni del mister e sono pronto a dare il mio contributo".
Dietro alla gestione di Messi non ci sono calcoli sui record personali, ma una precisa richiesta del giocatore, intenzionato a non perdere il ritmo partita. Secondo ESPN Argentina, la Pulga ritiene che undici giorni senza scendere in campo siano troppi in vista dei sedicesimi di finale, e uno scampolo di partita contro la Giordania è la soluzione ideale per mantenere la condizione ottimale.
È il momento di Nico Paz?
Con il capitano inizialmente a riposo, i fari sono puntati sul talento più cristallino della nuova generazione: Nico Paz. Il trequartista ventunenne, scuola Real Madrid e autore di una stagione da urlo al Como sotto la guida di Fàbregas (12 gol e 7 assist in 35 gare, eletto miglior Under 23 della Serie A), viene designato da molti come il naturale erede della maglia numero 10.
Nato a Tenerife da genitori argentini, Paz ha scelto l'Albiceleste legandosi precocemente a quei colori, ricalcando in parte il percorso giovanile dello stesso Messi, cresciuto calcisticamente in Spagna. Al momento del suo debutto nell'ottobre 2024 contro la Bolivia, Scaloni gli diede un consiglio molto semplice: "Muoviti, divertiti, non fissarti sulla posizione: prendi palla e gioca come sai". Quella sera firmò subito un assist proprio per Messi, che ne elogiò pubblicamente le doti tecniche e la lettura del gioco.
Resta da capire l'impatto che il ragazzo potrà avere sul palcoscenico mondiale. Prima della partenza per gli Stati Uniti, Paz ha dovuto lottare contro il tempo per via di un problema alla rotula che ne ha rischiato di compromettere la convocazione. La fiducia dello staff tecnico è totale, anche se il salto da alternativa di lusso a faro della nazionale è enorme. Contro la Giordania raccoglierà con ogni probabilità la sua undicesima presenza, cercando di sfruttare al meglio i minuti a disposizione.
"Messi come miglior complemento del mondo"
Come evidenziato da Román Iucht, l'idea iniziale dell'Argentina era quella di presentarsi al torneo con "un collettivo solido in cui inserire Messi come il valore aggiunto, la pietra preziosa della squadra". La realtà del campo ha invertito i fattori: al momento è il dieci a trascinare l'intero gruppo in avanti, in attesa che i compagni di reparto salgano di livello.
Questo Mondiale 2026 ha tutta l'aria di essere l'ultimo ballo del fuoriclasse di Rosario, capace a 39 anni di spostare ancora gli equilibri oltre ogni logica. Ma ogni ciclo, per definizione, è destinato a concludersi. Sabato sera ad Arlington, contro una Giordania ormai eliminata, la Scaloneta avrà a disposizione novanta minuti per iniziare a rispondere alla domanda che agita il calcio argentino da vent'anni: cosa succederà dopo di lui?
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