Emiliano "Dibu" Martínez ha aperto la conferenza stampa parlando del momento dell'Albiceleste e della necessità di restare concentrati sull'obiettivo principale: "Prima bisogna vincere, mi concentro solo su questo. Non penso oltre. Il miglioramento è di tutta la squadra: da anni stiamo costruendo qualcosa che è difficile descrivere a parole. A volte piango solo pensando a ciò che abbiamo raggiunto. Ora bisogna godersi il momento. Da calciatore professionista non ti rendi conto di dove sei arrivato. Bisogna godersi il momento, resterà nella memoria per tutta la vita".
Alla sua seconda finale, il portiere afferma di sentirsi tranquillo: "La verità è che mi sento molto tranquillo. Se mi vedi nelle partite a eliminazione diretta... alla fine molta gente pensa che il portiere sia bravo solo a parare. Ma c'è molto di più: uscire su un cross, restare calmo quando il pallone viene giocato all'indietro... sono aspetti calcistici che fanno capire ai miei compagni che il Dibu è sereno".
Il Dibu parla anche delle sue condizioni fisiche. "Mi fa ancora male la mano, ogni giorno. Ho evitato l'operazione, sapevo che mi avrebbe fatto malissimo... tutti gli specialisti che ho consultato mi dicevano che dovevo operarmi, altrimenti non avrei potuto giocare. In tutta la fase a gironi non sono riuscito ad allenarmi con il gruppo e mi è pesato, perché è qualcosa che adoro".
La prospettiva da tifoso
Dibu ha poi spiegato come avrebbe vissuto questo percorso da semplice tifoso dell'Argentina: "Avrei pianto, proprio come quando ero in porta. Ho pianto da bambino: ricordo quando Lehmann parò il secondo rigore, piansi a casa mia. Sono sempre stato un tifoso della nazionale. Quando sono andato in Inghilterra, ho sempre avuto in testa l'obiettivo di diventare il portiere dell'Argentina. Ho fatto le giovanili e quando sono arrivato in prima squadra non è stato qualcosa di nuovo per me".
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Il portiere argentino si è poi soffermato sull'eredità di questa nazionale e sul legame con il popolo albiceleste: "Non so come ci ricorderanno. Conta il modo in cui ci identifichiamo con la gente. Essere argentini significa parlare in campo, non fuori. I ragazzi che sono in nazionale vengono da famiglie umili, da persone con entrambi i genitori che lavorano, da lavoratori nella vita. Abbiamo una grande unione nel gruppo, siamo cresciuti anno dopo anno e voglio che ci ricordino come qualsiasi argentino. Siamo lavoratori e, anche quando le cose sono difficili, andiamo avanti".
Infine, Martínez ha parlato della Spagna, avversaria dell'Argentina in finale: "È una grande nazionale. Conosco davvero molti giocatori, giocano in Premier, seguo molto la Liga e il mio compagno Pau Torres guarda sempre le partite. Hanno un grande allenatore, che conosce molto bene il nostro. Non c'è solo Lamine, hanno un grande gruppo. Lavorano tanto per la squadra e se sono arrivati in finale è per un motivo".
Il Dibu, però, ha rivendicato anche la forza dell'Argentina: "Hanno le loro armi, ma anche noi. Spero sia una partita che lo spettatore possa ricordare a lungo".
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