Dice che se potesse tornerebbe indietro, giusto per non vivere l'incubo dell'infortunio. E sì, sarebbe disposta anche a scambiare la gamba senza cicatrice e dolore con i due ori che fanno di lei la più grande di sempre, e non solo nello sci. Tutta l'Italia forse no, con una punta di orgoglioso egoismo, perché Federica Brignone, costringendo a inventare aggettivi e incastonare iperboli, è l'immagine simbolo dei Giochi dopo la doppietta - superG e gigante - inedita tra le donne alle Olimpiadi.
Come lei nessuna mai infatti, c'è solo Alberto Tomba a cui riuscì l'uno-due olimpico nella stessa edizione, quella ormai lontana di Calgary 1988, quando il bolognese portò a casa i titoli in gigante e slalom (doppietta d'oro, ma in altre discipline, per Manuela Di Centa nel fondo e Francesca Lollobrigida nel pattinaggio proprio qui a Milano Coprtina). E con Deborah Compagnoni - tre ori in altrettante edizioni dei Giochi - completa il tris leggendario dello sci azzurro.

E i due grandi ex l'hanno subito chiamata per complimentarsi: "Fai anche lo slalom per il terzo oro?" ha chiesto Tomba. "Lo faccio a casa Austria..." ha risposto ridendo Brignone. "Sei stata fantastica, è davvero un prodigio questo qua. Sei troppo brava" l'elogio di Compagnoni, ultimo oro in gigante a Nagano '98.
La giornata che le ha regalato un altro Olimpo è stata all'insegna di quella serenità che già l'aveva portato al titolo in SuperG. "Ho sciato davvero tranquilla, fin troppo, mi è sembrato quasi facile - sorride la campionessa che costringe il resto del mondo che scia a inchinarsi, fisicamente, davanti a lei - al punto di pensare di non essere sufficientemente aggressiva. Nella seconda mi sono sentita partire, ero di nuovo abbastanza tranquilla e ho pensato solo a sciare. Mi sembrava di aver fatto una manche così così e ho provato a spingere il più possibile. Quando ho tagliato il traguardo ho solo sentito le urla e non ho più capito niente, ero incredula".
La sua Olimpiade memorabile, che fino a poche settimane fa sembrava ancora appesa a un filo, diventa leggenda, perché se il SuperG aveva rappresentato un miracolo, il bis ha del sovrannaturale. In queste Olimpiadi però Brignone è arrivata paradossalmente in stato di grazia: gamba a pezzi, ma testa da vera n.1 e si prende la quinta medaglia a cinque cerchi che comprende anche un argento e due bronzi nelle precedenti edizioni.
A 35 anni l'azzurra che tutto il mondo ci invidia, non può non godersi la rinnovata età dell'oro. "Scambierei le mie due medaglie per tornare indietro e non avere questo infortunio, di questo sono sicura - ammette -. Ma sono qui, questo mi insegna qualcosa di più, è successo e bisogna accettarlo. Non so se potrò giocare di nuovo a tennis", ha aggiunto. Ma a Cortina quello che ha fatto andrà oltre il dolore e quella ferita: lì sta l'impresa, che diventa storia.
I commenti e l'inchino delle avversarie
Le medaglie non si contano soltanto, ma si pesano. E il valore della vittoria olimpica di Federica Brignone in gigante emerge quando all'arrivo le due avversarie sconfitte, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, si inginocchiano davanti a una delle più grandi interpreti della disciplina di questo secolo, prima di abbracciarla.
Quello tra la svedese Hector e la norvegese Stjernesund è stato un derby mozzafiato, concluso in perfetta parità sia nella prima sia nella seconda manche, a scapito di Lara Della Mea. Ma entrambe hanno dovuto, e soprattutto voluto, inchinarsi all'avversaria più forte di giornata.

A suggerire l'omaggio è stata la norvegese, la meno blasonata del podio di oggi: "Lei sicuramente mi spinge a sciare più veloce e spinge anche Sara a sciare più veloce. Avere queste persone alla partenza è estremamente importante per l'evoluzione di uno sport, Federica è molto importante per lo sci alpino". Appassionate le parole di Hector, che parla di una vittoria "fantastica ed emozionante".
La svedese era sul podio con Brignone anche quattro anni fa, ma a posizioni invertite. È stata una delle rivali più tenaci della valdostana in gigante e come lei ha dovuto fare i conti con gli infortuni. "Credo che a volte sia difficile capire la forza mentale che serve per riprendersi da un infortunio del genere", sottolinea la 33enne, definendo Brignone "una delle ragazze più forti mentalmente che abbia mai conosciuto. È così simpatica, gentile e carina. Penso davvero che si meriti questa medaglia d'oro e vedere conquistarla è stato un momento davvero fantastico qui a Cortina".
C'è anche Lara Della Mea, a cui la vittoria di Brignone ha tolto il bronzo dopo una rimonta dal 15/o posto, a rendere omaggio alla compagna: vedendola scendere "dicevo 'adesso ci dà tre secondi', perché sta facendo veramente bene, sono veramente contenta per lei perché ha fatto una roba incredibile a tornare dopo l'infortunio. Chapeau".
