Gravina sarcastico: "Forse avrei dovuto essere più bravo...ho sbagliato tre e gol e quattro rigori..."

Gabriele Gravina a colloquio con Aleksander Ceferin, presidente Uefa
Gabriele Gravina a colloquio con Aleksander Ceferin, presidente UefaREUTERS/Matteo Ciambelli

Torna a parlare l'ex presidente della Figc, e lo fa sulle pagine del Corriere: "Ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle goal con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…”. E poi: "Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio"

Si toglie qualche sassolino dalle scarpe e lo fa senza mezzi termini il presidente dimissionario della Figc Gabriele Gravina, sulle pagine del Corriere della Sera: "Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio. Abodi? Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio”.

Poi diventa sarcastico quando si parla della mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali: "Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle goal con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…”.

"Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio" 

Sulle dimissioni: "Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante".

"Vivo da recluso, in questo Paese il pensiero lascia spazio agli istinti animaleschi"

"Alla fine - conclude - ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione. In questo Paese il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati”.