Jürgen Klopp ha cominciato ufficialmente la sua avventura da commissario tecnico della Germania. La presentazione è andata in scena nella sede della DFB a Francoforte sul Meno, con il presidente federale Bernd Neuendorf e Hans-Joachim Watzke, vicepresidente della Federcalcio tedesca ed ex amministratore delegato del Borussia Dortmund.
Per Klopp è il ritorno in panchina dopo la parentesi dirigenziale nel gruppo Red Bull, ma anche la prima esperienza assoluta alla guida di una nazionale. Una sfida diversa da tutte le precedenti, accettata con orgoglio e con la consapevolezza di dover riportare la Mannschaft al livello che la sua storia pretende.

L'emozione della prima volta
Klopp ha aperto la conferenza senza nascondere il peso emotivo del momento. Per lui, la panchina della Germania rappresenta un traguardo enorme, quasi impensabile ripensando al punto da cui era partito.
"È un grande onore essere qui oggi. Quello che mi è successo negli ultimi giorni è come se un film si stesse svolgendo nella mia testa, tante cose mi passano per la mente. Da dove è iniziato tutto, da dove vengo? Avevo già un'idea di quanto fosse impegnativo il ruolo di commissario tecnico della nazionale. Ma quando lo si ricopre, se ne percepisce ancora di più la portata e la responsabilità", ha dichiarato.
Il nuovo ct ha poi allargato il discorso al senso stesso dell'incarico, parlando della necessità di pensare al futuro del calcio tedesco prima ancora che al risultato immediato: "Sapendo da dove vengo, era inimmaginabile per me che sarei mai arrivato a questo punto. Se a qualcuno non importa del futuro del calcio tedesco, non posso aiutarlo. Abbiamo un lavoro da fare".
Pazienza prima della fretta
Klopp non ha promesso rivoluzioni immediate. Anzi, ha chiesto tempo: il percorso per ricostruire la Germania dovrà essere profondo, ma senza interventi affrettati o scelte dettate dalla pressione: "Nel percorso che dobbiamo intraprendere, è importante dare la priorità a fare le cose per bene piuttosto che farle in fretta. Non ho intenzione di fare tabula rasa, ho portato con me dei collaboratori per aiutarmi in questo lavoro.
Criticatemi pure se qualcosa non funziona. Sono felice di lavorarci su. L'importante è il lavoro. Jürgen Klopp non ha una carriera dopo la nazionale. Idealmente, questo è il momento clou della mia carriera".

Una frase che fotografa bene il peso della scelta: Klopp considera la Germania non come una parentesi, ma come il punto più alto della sua carriera.
Porte aperte e scelte coraggiose
Il nuovo commissario tecnico ha spiegato di aver già studiato 57 giocatori di movimento tedeschi. Il messaggio è chiaro: nessuno parte escluso e nessuno avrà il posto garantito. A contare saranno rendimento, caratteristiche e disponibilità a entrare in una nuova idea di squadra.
"I giocatori avranno opportunità che nemmeno si aspettano. Perché mi piace essere audace. Lo sono sempre stato e lo sarò sempre. Voglio lavorare con ragazzi che praticano uno stile di calcio che piaccia a tutti. Non sempre il successo è immediato, ma voglio essere sicuro che le persone tornino a casa dopo la partita ed esclamino: 'Wow!'. Il pressing alto sarà fondamentale, così come una formazione stabile e una filosofia di gioco chiara".
La Germania di Klopp, dunque, dovrà avere intensità, identità e coraggio. Ma anche una struttura riconoscibile.
Il messaggio ai tifosi tedeschi
Durante la presentazione, Klopp si è rivolto anche direttamente al pubblico tedesco. Un passaggio forte, in cui ha spiegato di aver accettato l'incarico per senso di responsabilità verso la Nazionale, ma ha anche tracciato un confine netto sul piano personale: "Non sto facendo questo lavoro per me stesso. Lo sto facendo per voi. Sto accettando questo incarico nonostante abbia visto come avete trattato Julian Nagelsmann. Lo sto accettando nonostante abbia visto come avete trattato Thomas Tuchel.
Se vi scaglierete contro la mia famiglia, me ne vado. Se pensate che io sia una schifezza, ditemelo in faccia e me ne andrò immediatamente, senza chiedere alcun risarcimento."
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