Ecco una cosa in cui Alcaraz è al momento nettamente superiore a Sinner

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz
Jannik Sinner e Carlos AlcarazČTK / imago sportfotodienst / Juergen Hasenkopf

Carlos Alcaraz (22) e Jannik Sinner (24) dominano il tennis maschile da oltre due stagioni, si alternano sul trono e si sono spartiti gli ultimi nove titoli del Grande Slam. Tuttavia, in una statistica c’è una sorprendente differenza tra i due. Lo spagnolo vanta un successo del 92,3 %, mentre l’italiano è fermo a zero. Qual è il punto di forza del leader del ranking che rappresenta invece la maggiore debolezza del suo principale avversario?

La rivalità tra le due più grandi giovani stelle del circuito maschile è molto equilibrata sotto diversi aspetti. Analizzando numeri e statistiche, è difficile trovare un ambito in cui uno dei due domini nettamente e l’altro sia nettamente inferiore. Eppure, anche tra il numero uno e il numero due del mondo può emergere una differenza significativa.

Si tratta della statistica delle partite vinte che sono durate più di tre ore e 50 minuti. In questa speciale classifica il leader è Alcaraz, che ha una percentuale di successo del 92,3 %. Lo spagnolo ha vinto 12 dei 13 incontri così lunghi, compresa la recente battaglia di cinque ore e mezza nella semifinale degli Australian Open contro Alexander Zverev. Contro Sinner ha vinto tutti e tre i confronti diretti che sono durati più di quattro ore – sia due anni fa che lo scorso anno al Roland Garros e nel 2022 agli US Open.

L’unica maratona in cui lo spagnolo è uscito sconfitto risale agli inizi della sua carriera. Quattro anni fa, al terzo turno a Melbourne, fu battuto da un altro italiano, Matteo Berrettini, solo al tie-break del quinto set.

Al contrario, per Sinner le battaglie lunghe e logoranti rappresentano una vera debolezza. In carriera non è mai riuscito a vincere nessuno dei nove incontri di questo tipo. Oltre alle tre sconfitte contro il rivale spagnolo, non è riuscito ad avere la meglio nemmeno contro Denis Shapovalov, Stefanos Tsitsipas, Daniil Medvedev, Zverev, Daniel Altmaier e, più recentemente, nella semifinale di quest’anno a Melbourne contro Novak Djokovic.

Anche questa statistica, di cui il serbo era sicuramente a conoscenza, ha avuto un ruolo importante nell’inaspettata vittoria di Djokovic, che a 38 anni ha gestito meglio un match durato oltre quattro ore. Sinner ha così confermato ancora una volta che le partite lunghe non fanno per lui e spesso crolla nei momenti in cui dovrebbe chiudere a suo favore.

Contro il serbo era avanti 2-1 nei set e nel parziale decisivo non ha sfruttato nessuna delle otto palle break a disposizione. Al contrario, Djokovic ha convertito subito la sua prima occasione in risposta. Ancora più clamoroso il crollo dell’altoatesino nella finale epica dello Slam parigino dello scorso anno contro Alcaraz, quando sul 5-3 nel quarto set ha sprecato tre match point consecutivi.