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Mancini cambia faccia dell'Italia: 4-3-3, nove esordienti e una nuova generazione da lanciare

Roberto Mancini, CT dell'Italia
Roberto Mancini, CT dell'ItaliaSara Esposito / LaPresse / Profimedia

Roberto Mancini comincia il secondo ciclo sulla panchina dell'Italia con 34 convocati e nove esordienti. Il 4-3-3 è la base: Tonali e Barella punti fermi, Calafiori torna terzino e davanti c'è abbondanza.

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Trentaquattro giocatori a Coverciano sono troppi per immaginare gerarchie già scritte, ma abbastanza per capire dove vuole andare Roberto Mancini. Il suo secondo viaggio sulla panchina dell'Italia comincia con nove giocatori alla prima convocazione, parecchi ritorni e una scelta abbastanza chiara: prima di restringere il gruppo, il ct vuole vedere da vicino più alternative possibili.

Mancini non ha ancora promesso un sistema unico, ma sul campo ha iniziato dal suo vecchio riferimento: 4-3-3, giocatori divisi ruolo per ruolo e parecchio lavoro sulle posizioni. Contro il Belgio, venerdì all'Olimpico, la nuova Italia dovrebbe cominciare almeno da lì.

Rispetto alla lista annunciata venerdì ci sono già due correzioni: Federico Dimarco non ha recuperato ed è stato sostituito da Matteo Ruggeri, mentre l'indisponibilità di Bryan Cristante ha portato alla chiamata di Samuele Ricci. Restano così 34 gli azzurri a disposizione per quattro partite concentrate tra il 25 settembre e il 5 ottobre, contro Belgio, Turchia due volte e Francia.

Dal 4-3-3 parte la nuova Italia

La prima seduta di allenamento mette in chiaro soprattutto una cosa: Mancini vuole tornare a dare ruoli ben definiti ai giocatori. A destra della difesa ci sono Di Lorenzo e Kayode, al centro Gianluca Mancini, Ghilardi e Kouadio sul lato destro, Bastoni, Coppola e Scalvini dall'altra parte. A sinistra, con Dimarco fuori, Calafiori è stato provato da terzino, con Ahanor come alternativa e Ruggeri ancora atteso a Coverciano.

È una scelta interessante soprattutto per Calafiori. Nelle ultime gestioni azzurre era stato utilizzato spesso dentro una difesa a tre o comunque in posizione più centrale. Mancini, almeno per ora, lo riporta sulla fascia, dove può accompagnare l'azione ma anche stringere durante la costruzione. 

In mezzo il ct sembra invece intenzionato a separare bene i compiti. Ricci, Alessandro Romano e Mandragora sono stati inseriti tra i play, Barella, Fagioli e Doumbia tra le mezzali destre, Tonali e Frattesi sul centrosinistra. È forse il reparto nel quale si vede meglio la differenza rispetto all'Italia del primo Mancini: non c'è più un Jorginho attorno al quale costruire tutto, mentre Barella e soprattutto Tonali arrivano a questo ciclo con un peso inevitabilmente maggiore.

Tonali era stato indicato dallo stesso Mancini già nelle settimane scorse come uno dei possibili riferimenti per la costruzione. Barella resta l'altro giocatore difficilmente rinunciabile per esperienza, ritmo e capacità di giocare più fasi della stessa azione. Il terzo posto è molto più aperto: Ricci offre un lavoro quasi prettamente di regia, Frattesi inserimenti, Fagioli palleggio, mentre Romano e Doumbia sono le scommesse da scoprire durante questo lungo raduno.

Davanti Mancini può scegliere

L'attacco è il reparto con più nomi e forse con meno gerarchie. Mancini ha diviso Cambiaghi, Zaniolo e Vergara a destra, mentre a sinistra ha inserito Raspadori, Inacio, Zoma e Daniel Maldini. Al centro ci sono Scamacca, Kean e i due fratelli Esposito, Pio e Sebastiano.

Tra questi Pio Esposito parte con un'attenzione particolare. Mancini lo aveva già citato pubblicamente a inizio settembre parlando degli attaccanti sui quali costruire e nelle proiezioni precedenti al raduno era indicato tra i candidati forti per il ruolo di numero nove. Scamacca offre una soluzione più fisica, Kean può attaccare profondità e spazi - e lo stesso ct in estate aveva aperto alla possibilità di utilizzarlo anche lateralmente - mentre Sebastiano Esposito rappresenta una delle novità assolute di questa convocazione.

Gli esterni raccontano invece la parte più sperimentale del nuovo corso. Zaniolo torna in Nazionale dopo quasi due anni, Vergara arriva dalla crescita con il Napoli, Inacio è uno dei talenti più giovani del gruppo e Zoma è probabilmente il nome meno conosciuto tra i convocati. Mancini vuole testarli adesso proprio perché non ha intenzione di arrivare alle prossime qualificazioni con dubbi irrisolti su chi possa reggere il livello internazionale.

A tenere insieme tutto dovranno essere quelli che questa maglia la conoscono già. Donnarumma dietro, Bastoni in difesa, Barella e Tonali in mezzo rappresentano la parte più stabile di un gruppo costruito volutamente largo. Il resto verrà deciso sul campo, probabilmente già nelle quattro gare di Nations League: Mancini ha spiegato di voler capire in fretta quali giovani possano restare dentro il progetto per i prossimi quattro anni.

Il Belgio sarà quindi meno un punto d'arrivo che il primo test vero. Mancini ha parlato di un'Italia che vuole tornare a comandare le partite, giocare bene e divertirsi, e il 4-3-3 provato a Coverciano è il primo pezzo concreto di quell'idea. Dopo tre Mondiali consecutivi mancati, però, questa volta il tempo delle sole intenzioni sarà inevitabilmente molto corto.

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