In uno stadio vuoto, avvolto da un'atmosfera surreale e contrassegnato da un’inquietante sensazione di incertezza, la Lazio si è trovata di fronte al compito di risollevare almeno l'onore contro un Genoa in grande forma. La squadra dell'eterno giallorosso De Rossi, reduce da cinque risultati utili consecutivi e più sicura di sé che mai, è arrivata a Roma con la consapevolezza di poter allungare la propria striscia positiva.
Dall'altro lato, la squadra di Sarri, con Mattia Zaccagni infortunato e Alessio Romagnoli in tribuna con le valigie già pronte, ha cercato di reagire a una stagione che sembra scivolare lentamente fuori controllo.
Silenzio all'Olimpico
A fare la partita però, almeno nei primi minuti, è la formazione ospite. Il Grifone, infatti, arriva nella Capitale senza timori, scegliendo la strada della personalità e dell’organizzazione. La manovra passa spesso dai piedi educati di Malinovskyi, mentre davanti Lorenzo Colombo è un riferimento costante, capace di far salire la squadra e dare profondità. Non a caso il primo vero squillo del match è rossoblù e arriva al 12’: l’ex attaccante del Milan lavora bene spalle alla porta e appoggia per Frendrup, che calcia di prima intenzione trovando però la risposta composta di Provedel. È il segnale di un Genoa dentro la partita, lucido e ordinato.
Pochi minuti più tardi, un’altra transizione ben costruita porta Vitinha a colpire in area: il portoghese va a botta sicura di testa, ma trova sulla sua strada il tempismo perfetto del difensore biancoceleste, che mura il tentativo e salva una Lazio ancora una volta sorpresa alle spalle. Il match, però, fatica a decollare. I ritmi restano bassi, le giocate spezzettate, come se il campo stesse semplicemente restituendo l’immagine di un ambiente svuotato di entusiasmo.
Solo nel finale di primo tempo la Lazio prova a scuotersi. I biancocelesti alzano il baricentro e insistono soprattutto sulla sinistra, dove Maldini prova a dare un senso alla manovra con movimenti continui. Prima apparecchia per Marusic, che di testa va vicino al bersaglio grosso sfiorando la traversa, poi si mette in proprio sul rasoterra di Pellegrini, trasformato in un tiro-cross insidioso deviato in angolo da Bijlow.
Succede tutto nella ripresa
Serve un episodio dubbio a inizio ripresa per dare alla Lazio il vantaggio in un match che stentava a decollare. Al 50’, infatti, su un cross preciso di Isaksen, Aaron Martin commette un fallo di mano, con la sfera che gli colpisce il braccio largo in piena area. L’arbitro inizialmente lascia proseguire l’azione, ma dopo un richiamo al monitor per l’On Field Review, decide di assegnare il calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Pedro, l’uomo con più esperienza, che si carica addosso tutta la pressione del momento. L’attaccante spagnolo, da sostituto last-minute di Zaccagni, calcia con freddezza e segna, portando la Lazio in vantaggio per 1-0.
Il Genoa, però, non si arrende e cerca subito di rialzare la testa. Tuttavia, proprio dopo questo episodio, la formazione biancoceleste trova più spazi in campo. La squadra di Sarri approfitta della situazione e, con grande cinismo, colpisce nuovamente. Isaksen, abile a sfondare sulla corsia di sinistra, mette il pallone a rimorchio per Taylor, che, con un destro secco e preciso, sigla il 2-0. È il primo gol in maglia biancoceleste per il giovane centrocampista appena arrivato dall'Ajax.

Il doppio vantaggio della Lazio non spaventa per niente il Grifone, protagonista giusto una settimana fa di una rimonta da 0-2 a 3-2 al Ferraris. Un ricordo fresco nella memoria dei rossoblù, i quali non si danno per vinti e, con una reazione rabbiosa, accorciano subito le distanze. Al 67', infatti, Malinovskyi, servito fuori area, calcia potentemente verso la porta. Il suo tiro, diretto verso la rete, trova però la mano di Mario Gila, che devia il pallone in maniera evidente. Anche in questo caso, il VAR interviene e l’arbitro, dopo aver rivisto l’azione, non ha dubbi: il secondo rigore della serata è a favore del Genoa. Malinovskyi si presenta sul dischetto e, con un tiro potentissimo, firma il gol del 2-1.
Ma non è l'ultima bordata dell'ucraino: otto minuti più tardi, il centrocampista genoano cerca il gol olimpico direttamente da corner, colpendo un palo clamoroso. Una grande delusione trasformata però subito in gioia da Vitinha, abile nel farsi trovare pronto sulla respinta e spingere in rete per il 2-2.
Il terzo rigore è quello decisivo
Quando il pareggio sembrava ormai segnato, al 97' arriva un altro fallo di mano, questa volta di Ostigard, che regala alla Lazio un terzo rigore. Cataldi, con freddezza da capitano, non sbaglia e sigla il 3-2 decisivo al 100', regalando ai biancocelesti una vittoria sofferta ma vitale. Un finale drammatico che permette alla squadra di Sarri di portare a casa tre punti cruciali.
