Finalmente parla Simone Inzaghi. L’ex allenatore dell’Inter, oggi alla guida dell’Al Hilal, torna sul suo passato recente, tra orgoglio, chiarimenti e uno sguardo al futuro. A distanza di quasi un anno dall’addio turbolento ai nerazzurri, e a pochi giorni dallo scudetto che incoronerà il suo successore Chivu, il tecnico piacentino ha parlato alla Gazzetta dello Sport di vari temi.
Il primo affrontato è quello legato all’inchiesta sugli arbitri, che lo ha colpito profondamente:"Mi ha scioccato: l’Inter ha perso parecchi punti nella scorsa stagione a causa degli errori arbitrali. Il campionato, la Supercoppa... È sorprendente essere tirati dentro a una storia nella quale siamo stati penalizzati e non favoriti".
Sulle ricostruzioni dei magistrati, che parlano di arbitri graditi e sgraditi al club, Inzaghi respinge ogni sospetto: "Ok, ma come è possibile pensare a una macchinazione? Per noi è stata una stagione disgraziata. Ho sempre avuto grande rispetto per il lavoro degli arbitri e non voglio parlare del Napoli, che ha vinto onestamente lo scudetto. Ma resta la sensazione che ci sia stato tolto qualcosa. Non accuso nessuno e non dubito della buona fede. Diciamo che non siamo stati fortunati, tutto ha girato contro, anche se abbiamo le nostre colpe. Rimane un dispiacere che non passerà: perdere lo scudetto per un punto è doloroso".

Guardando al bilancio complessivo della sua esperienza, Inzaghi rifiuta l’idea dei rimpianti: "Non si può avere rimpianti nello sport, tanto più se arrivi secondo dietro ad avversari che hanno fatto percorsi importanti. In quattro anni ho vinto tanto e sono contento dei risultati. Non so se si potesse fare qualcosa in più però abbiamo raggiunto due finali di Champions League. Comunque accetto le critiche, purché riguardino me e non i calciatori: mi hanno sempre dato tutto quello che avevano".
Tra i ricordi più vivi restano le grandi notti europee: "Le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei".
Sulla finale di Monaco, Inzaghi ammette le difficoltà vissute dalla squadra: "Siamo arrivati alla partita senza troppe energie, sia fisiche che mentali: non è una giustificazione ma un dato di fatto. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, minando l’autostima. Il Psg è una grande squadra, come abbiamo visto anche l’altra sera contro il Bayern: ha indirizzato la finale con due gol e sfruttato la migliore brillantezza, mentre noi abbiamo provato a reagire e ci siamo disuniti. Ci fa male ancora aver perso così ma non possiamo dimenticare ciò che era successo prima, in Europa".
Sulla sua partenza, chiarisce definitivamente i tempi e le modalità della decisione: "Assolutamente no. Non avrei potuto farlo perché la decisione, molto sofferta per me e per la mia famiglia, non era stata presa. La verità è che è successo tutto molto velocemente: due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin. In quel contesto ho manifestato l’esigenza di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all’Inter".
Infine, la scelta di trasferirsi in Arabia Saudita, spesso ridotta a una questione economica, viene spiegata in modo diverso: "Perché non sai mai come possono andare le cose e perché il mio dovere era non nascondere ai tifosi cosa poteva succedere. Anche in altre situazioni le richieste c’erano state e non le avevo mai accettate. Stavolta è andata diversamente: volevo provare una nuova esperienza".
E aggiunge, rispondendo alle critiche: "Oppure si va per conoscere una nuova realtà, per mettersi in discussione in un contesto diverso. Per fortuna non ho mai avuto problemi di denaro, non era quello che mi mancava. Avevo una casa meravigliosa a Milano dalla quale vedevo tutto, anche San Siro. La proposta mi ha convinto e ora eccomi qua, felice di esserci".
