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Tredici gol in quattro partite, una neopromossa capace di rovinare una festa preparata da mesi e una Juventus che trova dalla panchina proprio i protagonisti meno attesi.
Il sabato della seconda giornata di Serie A ha lasciato parecchio materiale, dal 3-2 dell'Udinese a Monza al 2-1 del Sassuolo sul Torino, passando per il clamoroso 0-3 del Frosinone a Firenze e il 2-0 con cui i bianconeri hanno messo ko un Parma molto ostico.
Di seguito abbiamo analizzato 3 temi relativi agli incontri del sabato: impressioni su ciò che è accaduto nelle gare, giocate in contemporanea su due fasce orarie.
Chi: Berardi, il tempo passa ma lui continua a decidere
Il Sassuolo ha aspettato Domenico Berardi senza forzare i tempi. L'infortunio alla caviglia lo aveva tenuto fuori dall'esordio e anche contro il Torino Aquilani lo ha inizialmente lasciato in panchina, rispettando le sensazioni del suo capitano: venti, venticinque minuti di autonomia, non di più. Alla fine gliene sono bastati molti meno per cambiare la partita.
Berardi entra al 72', con il risultato sull'1-1, e al 78' è già decisivo. Punizione laterale di Laurienté, sponda all'indietro di Leysen e sinistro potente che non lascia scampo a Mascardi. Sei minuti per tornare, segnare e regalare ad Alberto Aquilani la prima vittoria da allenatore in Serie A. È il gol numero 131 di Berardi nel massimo campionato.
A 32 anni e dopo un'altra estate trascorsa tra problemi fisici e interrogativi sul futuro, il numero 10 rimane ancora il giocatore capace di spostare gli equilibri del Sassuolo. Aquilani nel dopopartita lo ha definito “un campione, diverso dagli altri”, spingendosi anche ad augurargli un ritorno in Nazionale con Mancini. Parole che, dopo appena sei minuti dal suo ingresso, suonano tutt'altro che celebrative.
Come: la Juventus vince con quelli che dovevano partire
Per oltre un'ora il Parma riesce a rendere complicata la prima allo Stadium della Juventus. I bianconeri tengono il pallone, aumentano sempre di più la pressione, ma il risultato resta fermo sullo 0-0. Poi Spalletti guarda verso la panchina e la partita viene risolta da due calciatori che per settimane hanno vissuto con la valigia virtualmente pronta.
Nico Gonzalez entra al 57' e impiega cinque minuti per segnare: prima colpisce il palo, poi sulla prosecuzione dell'azione trova la deviazione che beffa Corvi. Nel finale si fa male Cambiaso e tocca a Teun Koopmeiners, altro nome indicato a lungo tra i possibili partenti: dentro all'86', gol del 2-0 circa un minuto più tardi.
Il paradosso del mercato estivo della Juventus è tutto qui. Una partita bloccata viene decisa proprio da due giocatori considerati sacrificabili, o quantomeno non più intoccabili. Nico, almeno per Spalletti, sembra essersi già riguadagnato spazio: dopo la gara l'allenatore ha sottolineato di essere contento che l'argentino sia rimasto. Koopmeiners, invece, trova un gol che può cambiare almeno in parte la percezione di un'estate complicata.
Intanto la classifica dice sei punti in due giornate e nessun gol subito. Il modo in cui è arrivata la seconda vittoria racconta però anche quanto possano cambiare rapidamente le gerarchie negli ultimi giorni di mercato.
Quando: il centenario diventa un incubo per la Fiorentina
Probabilmente non esisteva giorno peggiore per perdere 3-0 in casa.
La Fiorentina aveva preparato per mesi il proprio centenario e Firenze aveva risposto: oltre 23mila persone al Franchi, un'intera giornata di celebrazioni e alcune delle figure più importanti della storia viola riunite tra Viola Park e stadio. Batistuta, Rui Costa, Toni, Toldo, Mutu, Ribéry, Borja Valero, oltre a tanti altri, erano lì per festeggiare cento anni di storia.
In mezzo alla festa c'era però anche una partita. E il Frosinone l'ha trasformata nel peggior manifesto possibile del presente viola: 0-3, doppietta di Raimondo e gol di Bracaglia. Dopo il 4-0 incassato dalla Roma all'esordio, la squadra di Fabio Grosso si ritrova così con zero punti, sette reti subite e nessuna segnata nelle prime due giornate.
Il risultato pesa ancora di più se confrontato con le aspettative costruite durante l'estate. La Fiorentina ha rivoluzionato la rosa con una decina di arrivi e un investimento vicino ai 100 milioni di euro, portando a Firenze giocatori come Mastantuono, Dragusin, Oulai e Atta per aprire un nuovo ciclo con ambizioni europee.

E così, terminata la partita, il contrasto è diventato quasi brutale. Da una parte i fischi rivolti alla squadra dopo il tracollo con una neopromossa, dall'altra, pochi minuti più tardi, le ovazioni per Batistuta, Rui Costa e le altre leggende durante lo spettacolo del centenario.
Passato e presente della Fiorentina sono finiti nello stesso stadio, nella stessa sera, ma sembravano appartenere a due mondi lontanissimi. È probabilmente questa l'immagine più forte lasciata dal sabato di Serie A.
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