I due posticipi del lunedì hanno messo il sigillo sulla sesta giornata di Serie A, lasciando in eredità tre spunti di riflessione.
Dalla crisi dell’Udinese, reduce da quattro sconfitte consecutive, alle difficoltà del Venezia, ancora fermo a zero punti, fino ai segnali contrastanti arrivati dall’Atalanta, capace di dominare per mezz’ora prima di perdere progressivamente il controllo della partita.
Tre situazioni diverse, accomunate dalla necessità di trovare risposte concrete per invertire la rotta o consolidare le indicazioni emerse dal campo.
Come: Runjaic dovrebbe uscire dalla crisi dopo 4 sconfitte di fila
In Friuli, le ambizioni europee rischiano di essersi trasformate in un peso dopo la sfida con il Torino. L’Udinese attraversa il momento più delicato della sua stagione: quattro ko consecutivi hanno fatto scivolare i bianconeri al quindicesimo posto, allontanando le prospettive di crescita e imponendo una riflessione sulle priorità. A complicare ulteriormente il quadro ci sono le assenze di Zaniolo e Davis, due pedine importanti che riducono le soluzioni a disposizione di Runjaic proprio quando servirebbe ritrovare certezze.

La strada per ripartire potrebbe passare da un ridimensionamento delle aspettative e dal recupero delle basi che avevano accompagnato il progetto friulano. Prima di tornare a guardare verso l’Europa, l’Udinese deve ritrovare equilibrio, continuità e fiducia.
Il compito di Runjaic è individuare in fretta una nuova quadratura, prima che la serie negativa finisca per compromettere ulteriormente il percorso della squadra.
Quando: l'ultima vittoria del Venezia, 8 maggio contro il Palermo
Per Stroppa la situazione è ancora più complessa sul piano dei risultati. Il Venezia è l’unica squadra del campionato ancora a zero punti e ha incassato la sesta sconfitta consecutiva. L’ultimo successo risale all’8 maggio, contro il Palermo: un digiuno che continua ad allungarsi, nonostante prestazioni che, almeno a tratti, hanno offerto motivi per guardare avanti con fiducia.
Anche contro l’Atalanta, dopo un avvio da dimenticare e tre gol subiti in rapida successione, i lagunari hanno saputo reagire. La squadra ha alzato il ritmo, ha costruito diverse occasioni e ha messo in difficoltà una Dea che, dopo aver indirizzato la partita, ha faticato a mantenerne il controllo. La reazione racconta di un gruppo che non ha smesso di cercare la strada per uscire dal momento difficile, ma il calcio, alla fine, presenta sempre il conto della classifica.

Stroppa può aggrapparsi ai progressi mostrati sul piano del gioco, ma il margine si assottiglia: per quanto incoraggianti, le prestazioni non bastano se non vengono accompagnate dai punti. Il Venezia ha bisogno di trasformare i segnali emersi in campo in una svolta concreta, interrompendo una serie che pesa ormai tanto sulla classifica quanto sulla fiducia.
Cosa: il cambio modulo di Sarri convince ma non troppo
Proprio la partita contro il Venezia offre il terzo spunto della giornata: il nuovo assetto tattico dell’Atalanta e una squadra ancora alla ricerca di continuità nell’arco dei novanta minuti. Il cambio modulo di Sarri sembrava aver dato nuova spinta alla Dea, partita con grande aggressività e capace di segnare tre gol nei primi trenta minuti. Un avvio travolgente, che lasciava presagire una serata senza particolari complicazioni.
La partita, però, ha raccontato altro. Con il passare dei minuti l’Atalanta ha perso intensità, lasciando al Venezia lo spazio per rientrare in gara e mettendo in discussione un risultato che sembrava già acquisito.

Il tecnico ha riconosciuto i meriti della prima frazione, senza nascondere le difficoltà emerse dopo l’intervallo: "Il primo tempo è stato di alto livello, di gran ritmo e con tante palle gol, ma abbiamo subìto gol in un momento favorevole della partita. Non so se per le Nazionali o cos'altro, ma abbiamo pagato fisicamente e mentalmente nel secondo tempo. Il Venezia ci ha creato problemi, la sua classifica è bugiarda".
La sua analisi mette in luce il principale interrogativo lasciato dalla serata: il 4-2-3-1 ha prodotto una partenza convincente, ma la squadra non è riuscita a sostenere la stessa pressione fino alla fine. Lo stesso Sarri ha sintetizzato il bilancio con una frase netta: "4-2-3-1 positivo ma abbiamo smesso di pressare". Il nuovo sistema offre indicazioni interessanti, ma serviranno ulteriori verifiche per capire se l’Atalanta saprà mantenerne i benefici senza smarrire intensità e solidità nella seconda parte delle partite.
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