Nell'interrogatorio reso ai magistrati della Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta sugli arbitri, Gianluca Rocchi ha respinto l'idea di aver subito condizionamenti nella scelta delle designazioni. Come riportato dal Corriere della Sera, l'ex designatore della Serie A ha spiegato che nessuno gli avrebbe mai imposto un arbitro specifico.
"Nessuno si è mai permesso di dirmi direttamente o indirettamente voglio questo o quell’arbitro", ha dichiarato Rocchi. L'ex designatore ha però ammesso di ricevere, attraverso Riccardo Pinzani, responsabile dei rapporti con i referenti arbitrali dei club, osservazioni e preferenze provenienti dalle società: "Certamente non pressioni, ma indicazioni che talvolta mi infastidivano, altre volte mi facevano arrabbiare".
Prassi diffusa
Interrogato sul motivo per cui non avesse mai segnalato questi episodi ad AIA o FIGC, Rocchi ha spiegato che si trattava di una consuetudine consolidata: "Si tratta di una prassi diffusa. Io ritengo peraltro che i dirigenti arbitrali debbano ascoltare le società, per cercare di migliorare il servizio offerto dalla classe arbitrale".
Nel verbale trova spazio anche il riferimento ad alcune intercettazioni riguardanti Bologna-Inter dell'aprile 2025, gara decisiva nella corsa scudetto. Rocchi ha chiarito che le telefonate con Andrea Colombo e Rosario Abisso erano legate esclusivamente all'importanza dell'incontro. "Probabilmente perché in quello scorcio di campionato erano le partite più significative per lo scudetto", ha spiegato, aggiungendo che il suo obiettivo era "individuare l’arbitro più adatto per evitare polemiche di qualsiasi natura".
Il designatore e il tifoso
Ai pm ha inoltre precisato: "Se avessi voluto designare Colombo, l’avrei fatto senza consultarmi con nessuno, al contrario le interlocuzioni con i miei collaboratori erano orientate a individuare il miglior arbitro possibile".
Infine Rocchi ha ridimensionato anche le conversazioni con Andrea Butti, dirigente della Lega Serie A ed ex Inter, che nelle intercettazioni ironizzava sulle designazioni di Daniele Doveri per le partite dei nerazzurri. L'ex designatore ha liquidato quei dialoghi spiegando: "È un tifoso e lo tratto come tale anche se ha un ruolo istituzionale".
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