I tifosi della Lazio hanno deciso di accogliere l'appello fatto da Maurizio Sarri e da una parte dello spogliatoio e torneranno allo stadio in occasione della sfida di domenica prossima contro il Milan.
Ricordiamo che la tifoseria biancoceleste è in aperta contestazione, oramai da diverse gare, con il presidente Claudio Lotito. "Guerra civile" che ha portato il popolo biancoceleste a disertare le gradinate.
Ed è per questa ragione che nella nota, il tifo organizzato laziale ha voluto mettere in chiaro che il ritorno all'Olimpico non è sinonimo di riappacificazione con il presidente, ma solo "l'ultimo spettacolo coreografico" della stagione.
Eppure la scelta improvvisa ha sollevato qualche sospetto sul fatto che dietro questa decisione possa esserci lo storico gemellaggio con la Curva Nord interista: "Oh nooo...".
"Oh nooo"
Il riferimento è chiaro e la mente vola a Lazio-Inter 0-2 del 2 maggio 2010, una delle partite più discusse della Serie A. Quel successo lanciò l’Inter di Mourinho verso lo scudetto ai danni della Roma.
Quel giorno, all’Olimpico si respirò un clima surreale: dopo un gol dei nerazzurri comparve, infatti, lo striscione ironico dei tifosi laziali “Oh nooo” con la Curva Nord che arrivò a "tifare" Inter pur di fare lo sgambetto ai rivali giallorossi.
Precedente con i rossoneri
Allo stesso tempo, non sarà la prima volta che i tifosi laziali decidono di tornare allo stadio in occazione di un Lazio-Milan. Lo scorso dicembre, infatti, l'Olimpico tornò a dipingersi di biancoceleste in occasione della sfida contro i rossoneri di Coppa Italia.
In quel caso, la decisione del tifo organizzato arrivò come segnale di protesta contro il contestatissimo fallo di mano di Pavlovic nei minuti finali della gara di campionato di qualche giorno prima e finita con una vittoria di misura del Milan.
Il comunicato
"La storia della SS Lazio la facciamo noi tifosi, quella cazzo di storia, la fa chi ama questi colori in maniera incondizionata, senza interessi, senza convenienza. La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l'ha fatta il Presidente Fortunato Ballerini che decise di tramutare il terreno di gioco dello stadio della Rondinella in un grande 'orto di guerra' per aiutare i romani durante il periodo della prima guerra mondiale. La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l'ha fatta il Generale Vaccaro che rifiutò una fusione nel rispetto di un qualcosa che nacque puro e che così è rimasto per 126 anni".
"La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l'hanno fatta quei pazzi che nel 1974 guidati da un immenso Maestrelli portarono la prima squadra della Capitale a primeggiare e vincere il nostro primo scudetto contro lo strapotere dei signori del calcio del nord. La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l'ha fatta Eugenio Fascetti che insieme ai suoi ragazzi decise di restare, solo ed esclusiva- mente per amore, al comando di un gruppo che salvò le sorti di una società che si voleva far sparire. La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l'ha fatta Sergio Cragnotti il Presidente che ha realizzato i sogni di un popolo che è rimasto dritto in piedi sugli spalti nonostante mille burrasche portandoci sulle vette più alte d'Italia e d'Europa. La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l'hanno fatta Vincenzo Paparelli morto sugli spalti della sua Curva Nord e Gabriele Sandri ucciso per mano di un boia, entrambi legati dall'amore smisurato per la nostra Lazio. La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, siamo noi che ogni maledetta domenica la seguiamo, la sosteniamo, la amiamo come il nostro unico motivo di vita".
"Solo un uomo avido dal cuore arido non può capire la storia e i sentimenti che animano questo popolo e, per questo motivo, non possiamo far altro che lasciarlo solo, ma prima di congedarci abbiamo deciso di dedicarci un ultimo atto di amore per questa stagione sportiva, e invitiamo tutti i nostri fratelli Laziali a entrare e riempire tutto l'Olimpico in ogni suo settore per la partita Lazio-Milan di domenica 15. Regaliamoci l'ultimo spettacolo coreografico, facciamo sentire il nostro calore alla squadra e al mister, continuiamo a far sentire il nostro dissenso e poi, per le sole partite casalinghe, non entreremo più fino a fine campionato. È una decisione molto dolorosa, che per la prima volta ci vedrà lontani da quegli spalti che sono la nostra casa ma riteniamo che questo sia l'unico modo per far comprendere a questa dirigenza che non saremo complici dei loro fallimenti. PER LA LAZIO, PER I LAZIALI, PER LA NOSTRA STORIA!".
