La partita del prossimo fine settimana tra Inter e Napoli assume un peso specifico enorme, amplificato dagli ultimi risultati e dal momento che vivono le due squadre.
Il pareggio interno del Napoli contro il Verona ha leggermente rallentato la corsa dei campioni in carica, mentre l’Inter arriva all’appuntamento nel pieno di una fase di forma straripante: il successo sul campo del Parma ha infatti certificato la sesta vittoria consecutiva in campionato.

In questo contesto, una vittoria contro il Napoli – principale candidata allo scudetto insieme ai nerazzurri – potrebbe rappresentare molto più di tre punti, aprendo per l’Inter le porte della prima, vera fuga stagionale.
Area-dipendente
Inter-Napoli è una sfida che, letta attraverso i numeri, racconta molto più, però, di quanto dica il semplice confronto in classifica. Le due squadre arrivano all’incrocio con un dato apparentemente simmetrico – 15 gol subiti a testa – ma con identità offensive e vulnerabilità difensive che si sviluppano, come vedremo, in modo profondamente diverso nello spazio e nel tempo.
Dal punto di vista della produzione offensiva, l’Inter viaggia su ritmi nettamente superiori: 40 gol segnati contro i 28 del Napoli. Entrambe costruiscono quasi tutto dentro l’area, ma con sfumature che contano.

I nerazzurri segnano il 77,5% dei gol da posizione ravvicinata e il 17,5% da fuori, mantenendo una certa varietà nelle soluzioni. Il Napoli è invece ancora più “area-dipendente”: l’82,1% delle reti nasce dentro i sedici metri, mentre solo il 3,6% arriva dalla distanza. Un dato che restituisce l’immagine di una squadra efficace quando riesce a entrare in area, ma meno pericolosa se costretta a tirare da fuori.
Occhio al dischetto
Questa tendenza si riflette anche nei gol concessi. Il Napoli subisce il 73,3% delle reti dall’interno dell’area e appena il 6,7% da fuori, ma c’è un elemento che pesa come un macigno: il 20% dei gol incassati arriva su calcio di rigore. Uno su cinque.
È una percentuale altissima, che racconta una fragilità comportamentale più che strutturale: interventi in ritardo, letture affrettate, irruenza difensiva nei momenti di pressione.
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L’Inter, dalla sua, concede il 66,7% dei gol dentro l’area e un considerevole 20% da fuori: un dato che alla luce di quel 3,6% di gol segnati dal Napoli da fuori diventa meno preoccupante.
L'incastro statistico
Il vero cuore dell’analisi, però, è temporale. Qui le due squadre sembrano incastrarsi come due curve che si cercano. Il Napoli costruisce quasi metà del suo bottino in una finestra ben precisa: il 25% dei gol arriva tra il 31’ e il 45’, il 21,4% tra il 46’ e il 60’. È la squadra dei momenti di transizione, quando le partite cambiano ritmo e struttura.
L’Inter, al contrario, cresce con il passare dei minuti: il 45% delle reti segnate arriva nell’ultima mezz’ora, equamente ripartita tra il 61’-75’ e il 76’-90’.

Il dato diventa ancora più interessante se incrociato con i gol subiti. L’Inter concede addirittura il 60% delle reti nei quarti d’ora finali dei due tempi: il 26,7% tra il 31’ e il 60’ e il 33,3% nel finale assoluto. Ed è proprio lì che il Napoli è più incisivo, visto che segna un gol su quattro nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo.
Dall’altra parte, il Napoli vive il suo momento di massima vulnerabilità tra il 46’ e il 60’, fascia in cui incassa il 33,3% delle reti. Un paradosso solo apparente, perché è anche la zona in cui l’Inter è meno prolifica: in quei quindici minuti i nerazzurri segnano appena il 15% dei propri gol. Un incastro statistico che potrebbe spostare l’inerzia della gara.
Le palle inattive
Infine, le palle inattive. Qui si apre uno dei duelli più affascinanti del match. L’Inter segna il 22,5% dei gol da corner e il 27,5% complessivo da calci piazzati: una risorsa strutturale, non episodica.
Il Napoli, però, ha dimostrato finora una solidità quasi assoluta su questo fondamentale, avendo subito un solo gol da corner in tutta la stagione (6,7%). Ma attenzione al ribaltamento: a bocce ferme sono proprio gli azzurri a diventare letali, con il 32,1% dei gol segnati su palla inattiva, mentre l’Inter ne concede uno su tre (33,3%).
Inter-Napoli, quindi, non è solo una partita di valori tecnici o di nomi in campo, ma anche uno scontro di curve statistiche, di finestre temporali che si sovrappongono, di punti di forza che diventano debolezze se colpiti nel momento giusto. E in una gara così, più che mai, i dettagli numerici potrebbero fare la differenza.
