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Inter, Chivu tra il sogno Champions e Pio Esposito: "Voglio lasciare qualcosa che duri"

Cristian Chivu
Cristian ChivuLUCA ROSSINI / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Cristian Chivu racconta le ambizioni dell'Inter, dal sogno Champions al lavoro sui giovani. Il tecnico nerazzurro elogia Pio Esposito: "Ha avuto il coraggio di lasciare la Primavera e mettersi in gioco".

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Cristian Chivu non ama guardare troppo lontano. Preferisce procedere per piccoli passi, costruendo qualcosa che possa durare nel tempo. È l'approccio con cui ha conquistato lo Scudetto alla prima stagione sulla panchina dell'Inter e con cui ora prova a spingere i nerazzurri ancora più avanti anche in Europa.

"Non penso mai troppo a lungo termine, perché è partendo con i piccoli passi che puoi raggiungere quelli che sono gli obiettivi che ti permettono poi di sognare più in grande", ha spiegato Chivu ai microfoni della piattaforma FutNet.

Il sogno, inevitabilmente, porta alla Champions League: "Vincerla è bellissimo. È il sogno di tutti".

Chivu e il sogno Champions: "Non esiste una ricetta"

Il tecnico nerazzurro sa bene quanto sia difficile programmare un successo in Champions: "Non esiste una ricetta che ti dà la certezza che puoi vincerla, non esistono soldi e nemmeno idee che ti permettano di comprarne una. È una somma di tante cose".

Secondo Chivu, è soltanto entrando nella fase decisiva della stagione che si può capire davvero fin dove una squadra può arrivare: "Durante la stagione arrivi a un certo punto, tipo a marzo, e capisci a che punto sei. Perché oggi dire chi è la favorita, sì, sulla carta è semplice. Ma chi arriverà in fondo, chi ce la farà, non è altrettanto semplice da dire".

Più che un singolo trofeo, però, l'obiettivo è lasciare qualcosa che vada oltre una stagione: "Voglio creare e lasciare qualcosa di importante nella pagina di questa meravigliosa società. Sto lavorando per quello".

Chivu una Champions l'ha già conquistata con l'Inter, nel 2009-10, nell'anno del Triplete. Ma quella notte non ebbe neppure il tempo di festeggiare davvero: "Avevo l'aereo e dovevo tornare in nazionale il giorno dopo, nonostante l'allenatore della nazionale mi avesse dato qualche giorno libero. Ma ho detto: 'No, sono capitano della squadra, io devo partire come tutti gli altri'".

Pio Esposito, dalla Primavera alla prima squadra

Una parte importante del percorso di Chivu all'Inter passa anche da Pio Esposito, che il tecnico conosce dai tempi dell'Under 14. Fu lui a lanciarlo in Primavera, affidandogli anche la fascia da capitano, prima di ritrovarlo in prima squadra.

"Ha sfruttato quelli che sono stati i miei regali e quelli che sono stati i suoi meriti. Lui ha avuto il coraggio, perché nessuno lo racconta, di mollare la Primavera", ha raccontato Chivu.

I numeri di Pio Esposito
I numeri di Pio EspositoDiretta

L'attaccante avrebbe potuto scegliere una strada più semplice: "Poteva fare un altro anno, accrescere l'autostima segnando magari 30 o 40 gol, però ha capito, andando in un altro posto, quanto doveva lavorare".

Dopo i 10 gol segnati nella stagione 2025-26 e i primi due messi a segno nel 2026-27, Chivu vede oggi un giocatore diverso: "Ora è più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi".

Il tecnico ha ricordato anche il momento in cui decise di affidargli la fascia in Primavera: "Rispose alla grande, comportandosi da persona molto sensibile".

Chivu sui giovani: "La colpa è nostra, non di chi arriva da sotto"

L'esperienza maturata nel settore giovanile porta Chivu a guardare con attenzione anche al tema della crescita dei talenti. Il tecnico non condivide l'idea di una crisi generale: "Una situazione così drammatica io non la vedo. Per me è una questione di cicli".

E sulle responsabilità non cerca alibi: "È facile puntare il dito: 'Gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più'. No, non è così, queste sono scuse. Bisogna trovare modi e soluzioni nel fare, nel capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto".

In questo percorso Chivu considera utile anche il lavoro di FutNet, piattaforma che permette agli allenatori di osservare e valutare giovani giocatori: "È una cosa utilissima, si hanno a disposizione dei feedback importanti, che ti dicono esattamente quella che è la valutazione oggettiva di professionisti che questo mondo lo conoscono bene".

Il suo intento, però, va oltre la semplice osservazione: "È un'opportunità per tutti. Io voglio dare qualcosa indietro al calcio e ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità".

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