Inter campione d'Italia, vittoria annunciata? Perché lo Scudetto nerazzurro vale più del previsto

La festa nerazzurra
La festa nerazzurraREUTERS

Numeri, gestione e contesto raccontano un percorso solido e tutt'altro che scontato, tra assenze pesanti e scelte strategiche. Il tecnico ha puntato tutto sul campionato, costruendo un successo concreto e meritato.

L'ultimo a provarci è stato Cesc Fàbregas, dopo la dolorosissima rimonta subita dal suo Como nella semifinale di ritorno di Coppa Italia: "Abbiamo giocato contro una squadra che gioca da anni insieme e che vincerà lo scudetto. Lo scorso anno hanno fatto la finale di Champions League, Chivu non lo dirà mai ma se alleni questi giocatori sei sempre più vicino a vincere".

Parole che, al di là del contesto, finiscono per riaprire un tema centrale della stagione dell’Inter e soprattutto della gestione Cristian Chivu: la percezione esterna del valore della rosa nerazzurra e del reale peso del successo in campionato.

Narrazione e realtà

Per mesi, attorno all’Inter, si è sedimentata una narrazione quasi binaria: o vittoria obbligatoria oppure fallimento strutturale. Una lettura che ha alimentato l’idea che la squadra fosse nettamente superiore a tutte le altre del campionato.

Un assunto solo in parte condiviso dai fatti, perché se è vero che il Napoli - l'altra grande corazzata della Serie A - ha vissuto una stagione condizionata da infortuni pesanti, è altrettanto vero che anche il club nerazzurro ha avuto assenze importanti e momenti di emergenza senza, però, mai perdere, a differenza del resto, il livello competitivo

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E la verità è che, nel caso dell’Inter, le difficoltà non sono mancate proprio nel momento più delicato del percorso. Da Lautaro Martínez, riferimento tecnico e mentale della squadra che non è stato disponibile con continuità, a un campione come Denzel Dumfries che, quando è tornato a disposizione di Chivu, ha dimostrato che con lui in campo la squadra alza sensibilmente il proprio livello.

L’insieme di queste variabili non può non rendere più complesso il giudizio assoluto sulla stagione nerazzurra, nonostante dall’esterno si sia preferito ridurre il tutto a una semplice equazione tra rosa più forte e titolo inevitabile, minimizzando la fatica reale del percorso.

Prima il campionato

Sul piano dei numeri, però, il campionato nerazzurro racconta altro. L’Inter chiuderà il torneo con il miglior attacco con un margine enorme rispetto alla seconda forza offensiva, che supera in questo momento le venti reti di differenza, e mantenendo una media superiore alle due marcature a partita, ennesimo dato tutt’altro che scontato nel contesto della Serie A.

Un rendimento che si inserisce in un’idea di continuità costruita fin dall’inizio della gestione Chivu, il quale ha sempre dato priorità al campionato rispetto agli altri fronti, scommettendo spesso e volentieri - talvolta pure troppo - su rotazioni profonde in Champions e in Coppa Italia.

Proprio questa impostazione ha alimentato il dibattito sul fronte europeo, dove l’umiliante - perché così è stata - eliminazione contro il Bodo Glimt è stata letta da molti come un limite mentale più che strutturale.

E, invece, no. Perché se è vero che l’Inter ha giocato due delle ultime tre finali di Champions League, è altrettanto vero che quando è riuscita ad arrivare fino in fondo alla massima competizione continentale è perché ha potuto contare sulla piena disponibilità dei suoi giocatori cardine e sulla miglior versione del proprio asse portante.

Da Acerbi in difesa, a Calhanoglu, Barella, Mkhitaryan e Dumfries in mezzo. E soprattutto a un Lautaro in condizioni ottimali con una spalla d'attacco in stato di grazia: basti pensare alla clamorosa stagione di Marcus Thuram l'anno scorso o alla staffetta di lusso Lukaku-Dzeko del 2023. E nessuno può davvero sostenere che questo equilibrio fondamentale non sia venuto meno, ragion per cui era impensabile che il livello generale non ne risentisse.

Obiettivo: una doppietta storica

Da questa prospettiva la scelta di Chivu appare meno ideologica e più pragmatica: una lettura realistica delle priorità stagionali, con lo scudetto come obiettivo principale e l'amara consapevolezza, strada facendo, dei limiti fisiologici del gruppo su più competizioni. Una linea che, pur criticata all’esterno, ha permesso di mantenere compattezza interna e risultati costanti in campionato che hanno portato al ventunesimo titolo della storia nerazzurra con la possibilità ancora aperta di completare una doppietta storica.

Perché l’Inter non vince campionato e Coppa Italia insieme dal 2009-2010, stagione del Triplete con José Mourinho e solo in un'altra occasione (2006) nella propria storia, è riuscita a centrare entrambi gli obiettivi. Un dato che restituisce il peso reale dell’attuale percorso, soprattutto per una squadra che ha dovuto convivere con aspettative altissime fin dall’inizio.

In questo scenario, la stagione di esordio di Chivu si colloca su un crinale chiaro: da un lato, la delusione europea che il tecnico rumeno, l'anno prossimo, dovrà ammendare, pena l'esonero; dall’altro, la possibilità concreta di trasformare un’annata nata tra dubbi e perplessità - dopo la manita in pieno volto rimediata dal Psg nella finale di Champions - in una campagna storica.

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