Inchiesta arbitri: Rocchi si presenta davanti ai pm di Milano e si difende

Gianluca Rocchi
Gianluca Rocchi Claudio Furlan / LaPresse / Profimedia

L'ex designatore ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti, respingendo ogni accusa. La Procura, diretta da Marcello Viola, si appresta, quindi, a definire il fascicolo nei prossimi giorni.

Si è presentato sei giorni fa davanti ai pm di Milano e si è difeso da tutte le accuse di concorso in frode sportiva l'ormai ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, tra gli indagati nell'inchiesta sul sistema arbitrale del pm Maurizio Ascione, affiancato da qualche settimana anche dall'aggiunto Paolo Ielo.

Rocchi, già convocato per un interrogatorio a fine aprile, aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere e di non presentarsi in una caserma della Gdf, mentre la scorsa settimana, difeso dagli avvocati Antonio Bana e Antonio D'Avirro, ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti e di respingere le accuse.

Ossia quelle imputazioni che riguardano, per l'accusa, le designazioni in due partite del 2025 del "poco gradito" all'Inter Daniele Doveri per evitare, sempre secondo l'accusa, che poi ne arbitrasse altre più importanti e del "gradito" ai nerazzurri Andrea Colombo per una trasferta.

Stando ad un'informazione di garanzia che gli era stata notificata, tra l'altro, a Rocchi veniva contestato anche il caso del rigore non concesso all'Udinese nella partita contro il Parma del 2025, in cui Rocchi, per l'accusa, avrebbe fatto pressioni sulla sala VAR con le ormai famose "bussate".

Sentiti anche Zoppi e Trengalange

Tra l'altro, nei giorni scorsi i pm hanno anche sentito come testi Antonio Zappi, ex presidente dell'Associazione italiana arbitri e che era già stato ascoltato come testimone nei mesi scorsi, e poi ancora Alfredo Trentalange, ex numero uno dell'AIA.

Intanto, nei prossimi giorni, probabilmente prima che il pm Ascione lasci il 15 luglio la Procura di Milano per andare a quella Europea, gli inquirenti dovrebbero definire l'indagine o con una chiusura in vista della richiesta di processo o con un'archiviazione e decidere pure se trasmettere gli atti alla giustizia sportiva. 

Dall'autunno 2024 alla primavera 2025

Nel registro degli indagati, come emerso nei mesi scorsi, sono finiti, dopo le indagini partite nell'autunno 2024 a seguito di un esposto di un avvocato veronese, anche Andrea Gervasoni, ormai ex supervisore VAR, e i varisti Daniele Paterna, Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo.

Due i capitoli dell'inchiesta del pm Ascione, ossia il fronte delle cosiddette "bussate" per condizionare le decisioni degli addetti al Var e quello delle presunte "combine" per pilotare alcune designazioni arbitrali soprattutto a favore, come risultava dalle imputazioni, dell'Inter.

Gli inquirenti avevano ricostruito un presunto accordo del 2 aprile 2025, allo stadio di San Siro, con Gianluca Rocchi per "combinare" la designazione di Andrea Colombo, "arbitro gradito" all'Inter, per una trasferta a Bologna del 20 aprile di un anno fa.

E per "schermare", ossia evitare che Daniele Doveri, "poco gradito", arbitrasse l'eventuale finale di Coppia Italia e le ultime partite di campionato della stagione 2024/2025 sempre del club nerazzurro.

L'inchiesta è passata per una serie di intercettazioni. Non furono, invece, effettuate - come avviene, invece, in molte indagini - perquisizioni con sequestri di telefoni e dispositivi, da analizzare, a indagati e non.

E nelle scorse settimane, poi, in più tornate sono stati ascoltati molti testimoni, tra cui anche Giorgio Schenone, club referee manager dell'Inter.

Definizione a giorni

La Procura, diretta da Marcello Viola, si appresta, quindi, a definire il fascicolo nei prossimi giorni. In un paio di occasioni, quando il caso era esploso sui media, i vertici della Procura avevano ribadito che l'Inter e i suoi dirigenti erano estranei all'inchiesta. 

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