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Gasperini, la Roma sogna in grande: “Lo Scudetto? Magari anche prima di tre anni”

Gian Piero Gasperini
Gian Piero GasperiniREUTERS/Remo Casilli

Il tecnico giallorosso non nasconde le ambizioni: il piano era arrivare al titolo in tre anni, ma la partenza può spingere ad anticipare i tempi. Poi il ricordo dell'Atalanta e dell'Inter.

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La Roma non vuole soltanto vivere una buona stagione. L'inizio di campionato ha acceso l'entusiasmo e Gian Piero Gasperini, pur mantenendo i piedi per terra, non nasconde più l'obiettivo che accompagna il nuovo progetto giallorosso: arrivare a competere per lo Scudetto.

Il tecnico aveva immaginato un percorso graduale, costruito nell'arco di tre anni. Ma i primi risultati hanno alimentato una prospettiva diversa, al punto che lo stesso Gasperini ammette la possibilità di accelerare.

Giallorossi in testa
Giallorossi in testaFlashscore

“Il nostro piano prevedeva di arrivarci in tre anni. Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Nel football non esistono vie diritte o percorsi netti. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…".

È questo il punto di equilibrio della nuova Roma: ambizione, ma anche consapevolezza delle difficoltà che inevitabilmente arriveranno durante la stagione. Gasperini conosce bene il percorso necessario per trasformare una squadra in una realtà competitiva ai massimi livelli e non vuole bruciare le tappe.

“Roma? Una realtà completamente diversa, ovviamente. Ma non parliamo mica di una brutta città. Il problema più grosso è la sua cucina. Devo stare attento alle carbonare, sto ingrassando troppo”, ride Gasp.

Da Bergamo a Roma, la stessa idea di calcio

In un'intervista rilasciata al Corriere di Bergamo, l'allenatore ha parlato anche della propria filosofia, partendo da un curioso legame tra calcio e vino. Insieme al figlio Davide è, infatti, coinvolto nella Cascina Gilli di Castelnuovo Don Bosco, dove è nata la Freisa “343”: “La mia Freisa “343” mi ricorda l’Atalanta”. Il riferimento sull'etichetta è al sistema di gioco che ha segnato soprattutto il suo lungo periodo a Bergamo.

"Il 3-4-3 è sempre stato il modulo di riferimento, sebbene lo abbia declinato in modalità differenti, nell’arco della carriera. In Italia non ha mai avuto fortuna. L’ho importato dall’estero, dall’Olanda, in particolare. E non c’è dubbio che, fin qui, il punto più alto l’abbia raggiunto con l’Atalanta. La Freisa 343 non è frizzante, altrimenti la schiererei in attacco. La vedrei meglio in mezzo al campo, a dettare i tempi".

Lo stato di forma ella capolista
Lo stato di forma ella capolistaFlashscore

Anche a Roma il 3-4-3 è diventato una delle chiavi del lavoro di Gasperini, ma per il tecnico il modulo resta soltanto uno strumento. La vera differenza, secondo lui, la fa il comportamento collettivo.

“È il mio modo di vedere il calcio - aggiunge Gasp -. Ma i numeri contano fino a un certo punto. L’aspetto fondamentale è giocare da squadra: credere in un lavoro collettivo, nel quale gli attaccanti difendono e i difensori attaccano. Diciamo la verità: nel calcio, come nel vino, non s’inventa nulla. È lo spirito di gruppo che crea la differenza. Servono applicazione ed altruismo”.

Il passato che ha costruito il presente

Prima di arrivare alla Capitale, Gasperini ha attraversato momenti molto diversi. Il più complicato resta probabilmente quello vissuto sulla panchina dell'Inter, dove l'avventura si chiuse rapidamente e lasciò profonde conseguenze.

“Certo che ho vacillato per quanto riguarda le mie idee, è successo varie volte. L’esonero dall’Inter è stato forse il momento peggiore. Però ho saputo rialzarmi. E devo tanto all’Atalanta, che ha continuato a darmi fiducia, anche quando i risultati non arrivavano”.

I prossimi impegni della Roma
I prossimi impegni della RomaFlashscore

Quella fiducia ricevuta a Bergamo è diventata la base per costruire il ciclo più importante della sua carriera. Nove anni nei quali l'Atalanta ha conquistato stabilmente un posto tra le grandi del calcio italiano, con una finale europea trasformata poi nella vittoria dell'Europa League e numerose qualificazioni alla Champions.

“Abbiamo ottenuto ottimi risultati e non solo e non tanto per l’Europa League vinta. Ma per la qualità del gioco e per la costanza dei piazzamenti in zona Champions conquistati in nove anni. Non è il singolo trofeo a decretare la bravura di un tecnico. Bergamo è stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Non ho rimpianti, ma provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente. Non a caso ci torno spesso. Mi manca tutto, di Bergamo. Un mio ritorno? Non lo escludo, ho sempre casa lì”.

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