Domenica sera, per la quinta volta (sin qui 3 ko e un pari), Maurizio Sarri tornerà all'Allianz Stadium dopo la fine dell'esperienza - breve ma significativa - con la Juventus.
L'attuale tecnico della Lazio sta vivendo un momento di difficoltà con il club biancoceleste, causato da risultati altalenanti, cessioni di alcuni big e insoddisfazione da parte di una larga frangia di tifosi, ma è rimasto al timone dei laziali rafforzando la stima e la fiducia da parte dell'ambiente.
Di certo Sarri non è il primo allenatore a cui si pensa parlando del passato bianconero, ma rimane comunque l'ultimo ad essere stato capace di un'impresa non da poco, conquistare il Tricolore.
Quella che anni fa sembrava una formalità, adesso per i piemontesi è divenuta una possibilità remota e probabilmente irrealizzabile nell'immediato, con cui è scomodo convivere vista la pressione che una piazza abituata a vincere comporta.
Un amore mai sbocciato
Il rapporto di Maurizio Sarri con il mondo juventino è sempre stato particolare, a partire dal suo arrivo nel 2019: probabilmente non una prima scelta per molti, sicuramente mal digerito da tanti (a partire da alcuni senatori dello spogliatoio), al tecnico toscano si è sempre rimproverato il fatto di non incarnare quello 'stile Juve' che si voleva a tutti costi continuare ad sbandierare con fierezza, come se fosse un mantra da tramandare.
Seguendo i canoni dell'apparenza, l'outfit in tuta durante le partite, la sigaretta sempre in bocca e il modo un po' burbero di rispondere alle domande dei giornalisti lo rendevano lontano da un'estetica a cui i tifosi bianconeri erano abituati, anche perché fino a qualche mese prima era considerato l'antipatico avversario da affrontare.
Ma il suo modo di allenare veniva prima di tutto: fino alla stagione precedente al suo arrivo a Torino era stato proprio l'ex bancario a insidiare la leadership della Vecchia Signora, sfiorando il titolo con un Napoli tanto operaio quanto ricco di talento, che a differenza della pragmatica Juve giocava il miglior calcio d'Italia.
Il dito medio ai tifosi bianconeri
E proprio alla vigilia di un match che già prevedeva scintille tra le due candidate al titolo, nell'aprile del 2018, l'allora allenatore dei partenopei si rese protagonista di un episodio ancora oggi indimenticato: fu infatti criticato per aver risposto con il dito medio ad alcuni tifosi della Juventus che lo stavano offendendo nella marcia di avvicinamento, in autobus, verso lo stadio torinese.
Sarri in quel momento probabilmente non avrebbe mai immaginato che quelli, qualche mese dopo, sarebbero diventati i suoi stessi tifosi. Ma a prescindere da ciò replicò senza ignorarli, fregandosene o forse non considerando bene le conseguenze di quel gesto, che venne ripreso e diventò subito virale. E per cui, il giorno dell'approdo in bianconero, dovette nuovamente scusarsi.
Per la cronaca quello fu il match dello 0-1 deciso da Kalidou Koulibaly al 90esimo, un successo poi rivelatosi fine a se stesso visto che i campani non riuscirono a strappare lo Scudetto dal petto della squadra di Massimiliano Allegri, dovendo rinviare l'appuntamento con la conquista del campionato.
Altri episodi simili
Il dito medio, curiosamente, non fu l'unico mostrato dal vulcanico allenatore, ex tra le tante anche del Chelsea, nel corso della sua carriera: nel 2022 lo sventolò contro un membro della panchina del Verona, nel 2023 contro un tifoso del Napoli alla stazione.
Di certo questi episodi hanno contribuito a formare l'immagine di un personaggio che a volte non ha saputo contenere le proprie emozioni, e che in molti casi non è stato in grado di rispettare certi codici comportamentali facendo invece emergere la propria spontaneità e il suo essere sopra le righe, non sempre caratteristiche adeguate ad un contesto sportivo di un certo livello.
Visti i precedenti, non è poi accaduto più assolutamente nulla negli altri incroci con la Juventus, nè a Torino nè altrove: rivederlo in panchina però farà sempre un certo effetto, pensando a quei mesi trascorsi in un habitat non suo, e da cui venne rapidamente scaricato alla prima occasione utile.
Era l'agosto del 2020, si giocava la Champions League in estate causa calendari stravolti dal Covid e non la dirigenza non gli perdonò l'eliminazione prematura dall'Europa, per mano del Lione a causa del gol in trasferta.
