Fabrizio Miccoli è stato detenuto per sei mesi a causa di un caso di estorsione con il coinvolgimento della mafia.
"Mi hanno fatto una battuta: 'Fabrizio, qui ci ammazziamo per due cose: le carte e il pallone'. Ho capito subito il messaggio. Così mi mettevo in porta e, nelle rare occasioni in cui giocavo in attacco, non mi comportavo mai da fenomeno, mi muovevo sempre con il freno a mano tirato. Giocavamo un’ora a settimana, era un momento di relax e doveva restare tale", ha raccontato l’ex attaccante italiano, che ha ricordato anche il giorno in cui ha saputo della morte di Diego Armando Maradona, il suo grande idolo.
"Ero in macchina. La radio ha dato la notizia e ho dovuto accostare per il dolore fortissimo che ho provato. Sono rimasto fermo dieci minuti. Conservo in cassaforte l’orecchino che la Guardia di Finanza gli sequestrò all’aeroporto di Roma. L’ho comprato all’asta per 25 mila euro; per rappresentarmi, ho mandato la moglie dell’ex direttore della mia banca. Non l’ho mai indossato, mi sarebbe piaciuto restituirglielo. Il tatuaggio del Che Guevara l’ho fatto perché anche lui lo aveva. La politica non mi ha mai interessato molto, ma sapevo e so chi era il Che Guevara perché mio zio Tonino, uomo di sinistra, parlava sempre di lui", ha ricordato Miccoli.
