Matteo Darmian non considera chiusa la sua carriera da calciatore. Dopo l'addio all'Inter, il difensore classe 1989 si ritrova svincolato, ma guarda ancora al campo. In un'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, l'ex nerazzurro ha parlato del presente, del legame con il club e dei rimpianti lasciati dagli ultimi anni.
"Succede che sto bene e voglio continuare a giocare. Non ho paletti, ascolto e valuto le offerte che arrivano, ma preferirei restare in Italia", racconta il calciatore.

L'addio all'Inter e il mancato rinnovo
Darmian avrebbe voluto proseguire ancora la sua avventura in nerazzurro. La società, però, ha scelto una strada diversa. Una decisione che il giocatore accetta, pur senza nascondere il dispiacere: "Diciamo che mi sarebbe piaciuto fare un altro anno in nerazzurro, lo ammetto. La società, però, ha fatto altre valutazioni e le rispetto, ma mi sento ancora un giocatore da Serie A alla mia età".
Il bilancio dei suoi anni all'Inter resta comunque fortissimo. Darmian lascia dopo un ciclo ricco di successi, ma anche con il peso di due finali europee mancate sul più bello: "Tre scudetti, tre Coppe Italia, tre Supercoppe e due Champions solo sfiorate, a Istanbul e Monaco: quelle coppe mancate sono i miei rimpianti più grandi. L’Inter mi ha semplicemente cambiato la vita, come uomo e come calciatore.
Ad Appiano ho trovato un ambiente straordinario, dove mi sono sentito bene fin dal primo giorno e ho potuto esprimermi al 100%. Questo mi ha permesso di scrivere un pezzettino di una storia incredibile. Mentirei se dicessi che non mi manca: quando sei stato bene in un posto è difficile andare via... Però sono sereno perché so di avere dato tutto (la voce si spezza, ndr)."
Conte, Inzaghi e Chivu nel ciclo nerazzurro
Tra i passaggi più significativi dell'intervista c'è anche il riferimento agli allenatori avuti all'Inter. Darmian attribuisce a Conte l'inizio del percorso vincente, a Inzaghi la capacità di consolidarlo e a Chivu il merito di essere entrato in un gruppo forte in una fase complicata: "Con Conte è stato più semplice inserirmi perché lo conoscevo già dalla Nazionale. Mi ha trasmesso una mentalità vincente e ha gettato le basi del ciclo. Inzaghi ha dato continuità lasciandoci più libertà in campo: dispiace non aver vinto ancora di più, ma siamo sempre stati competitivi.
Chivu ha trovato un gruppo forte, ma in un momento delicato dal punto di vista psicologico. Ha capito subito che, prima ancora della tattica, serviva ritrovare equilibrio mentale", spiega il difensore.

Darmian ha poi rivendicato anche il proprio modo di stare dentro al gruppo: senza cercare la scena, ma provando a garantire affidabilità, lavoro e disponibilità: "Semplicemente il mio essere Matteo. E così vorrei essere ricordato dai tifosi, come un ragazzo e un giocatore semplice. Non ho mai rubato l’occhio, ma ho sempre cercato di essere un buon soldato e di fare nel miglior modo possibile quello che mi veniva chiesto."
Il futuro: ancora in campo, poi magari in panchina
L'Inter gli aveva già prospettato una possibile strada fuori dal campo, nel settore giovanile. Darmian, però, per ora non si sente pronto a smettere: vuole ancora giocare, anche se in futuro l'idea di allenare resta viva: "L’Inter mi aveva prospettato un ruolo nel settore giovanile: ne sono stato onorato, ma non era il momento. Mi piacerebbe, comunque, un giorno allenare, partendo dai ragazzi".
In chiusura, l'ex nerazzurro ha ricordato anche una delle figure più importanti della sua formazione, Chicco Evani, conosciuto ai tempi del settore giovanile del Milan: "Oltre a mio padre, a Chicco Evani. Nei Giovanissimi del Milan mi lasciava spesso fuori, ma in privato mi diceva sempre: 'Fidati di me e continua così'. Lì per lì non capivo, invece aveva ragione: mi ha insegnato lui ad avere pazienza. E un altro allenatore mi disse una frase che porto ancora con me: 'Ogni traguardo è un inizio'. Per questo, adesso voglio iniziare ancora".
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