Che la parola scudetto - seppur declinata al futuro - venga accostata al suo nome è il primo vero grande successo del Como che, in questa campagna, sta continuando a stupire anche più di quanto avesse fatto la scorsa stagione.
Prova ne sia che, dopo la vittoria contro la Roma e la goleada inflitta al Pisa, i lariani si ritrovano nuovamente da soli al quarto posto in classifica con la Juventus e la squadra di Gasperini respinte a -3.

E se è vero che il campionato è ancora lungo e bianconeri e giallorossi sono club maggiormente abituati a gestire questo tipo di pressione, è altrettanto vero che i ragazzi di Cesc Fàbregas sembra che non sappiano nemmeno cosa sia la pressione.
Per qualità di gioco e per quanto visto in campo finora, il Como ha, infatti, dimostrato di poter davvero mettere le mani sul quarto posto e, quindi sulla prossima edizione della Champions league.
Ed è per questa ragione che nasce inevitabilmente una domanda che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata impensabile: se la crescita dovesse continuare a tutti i livelli, il Como potrebbe inserirsi nella lotta allo scudetto del prossimo anno?
Tre motivi per rispondere "sì"
1. Una società solida e pronta a investire
Il primo elemento riguarda la forza della proprietà. La società ha già dimostrato di essere disposta a investire e, se il progetto continuerà a crescere, è plausibile pensare a un ulteriore salto di qualità sul mercato. Per competere davvero per il titolo serviranno investimenti importanti, ma la sensazione è che il club abbia la struttura e le risorse per sostenerli.
2. Un gioco riconoscibile e un’identità chiara
Un altro grande punto di forza è il lavoro fatto da Cesc Fàbregas sulla squadra. Il Como ha un’identità tattica precisa, uno stile di gioco riconoscibile e un sistema in cui i giovani sanno sempre come muoversi anche nei momenti di difficoltà. Questo rappresenta una base fondamentale: quando una squadra ha un’impronta così definita, anche i nuovi acquisti (mirati) riescono a inserirsi più facilmente in un meccanismo già rodato.

3. L’effetto Fàbregas
Il terzo motivo è proprio lui, il tecnico catalano che si è rivelato uno degli allenatori più interessanti della Serie A e probabilmente quello che in questo momento fa esprimere il miglior calcio alla propria squadra. Se resterà in panchina e se le altre due condizioni a cui facevamo riferimento continueranno a essere favorevoli, la sua presenza potrebbe diventare il vero fattore determinante per un ulteriore salto di qualità.
Tre motivi per rispondere "no"
1. Le grandi si rafforzeranno
Il primo ostacolo riguarda la concorrenza. I grandi club della Serie A difficilmente resteranno a guardare in estate. Juventus, Napoli e altre squadre reduci da una stagione (sinora) deludente sfrutteranno l’estate per rinforzarsi e tornare in campo ancora più competitive. Anche se il Como crescerà, le rivali partono comunque da basi tecniche superiori e rose più profonde.
2. Il calendario si appesantirà
Il secondo limite è collegato al primo perché è legato al numero totale degli impegni stagionali. Se il Como dovesse qualificarsi per una competizione europea, come sembra ormai probabile, il calendario cambierebbe radicalmente. Affrontare 50 o 55 partite stagionali richiede una rosa ampia e abituata a gestire più competizioni. Quest’anno la squadra ha potuto concentrarsi quasi esclusivamente sul campionato, mentre le sue avversarie dirette per il quarto posto hanno dovuto affrontare calendari molto più pesanti lasciando tante energie in giro per il vecchio continente: quello che è successo, solo per fare due esempi recenti, a Bologna e Girona - dopo una stagione top culminata con la qualificazione in Champions League - è un chiaro campanello d'allarme.

3. Il rischio di perdere i pezzi migliori
Infine, il più grande pericolo è quello che riguarda il mercato in uscita. Alcuni dei giocatori più importanti hanno già attirato l’attenzione dei grandi club europei. Il caso più evidente è quello di Nico Paz, che potrebbe essere richiamato dal Real Madrid. Ma non è l’unico. Se diverse pedine fondamentali dovessero partire, il Como sarebbe costretto a ricostruire parte dell’ossatura della squadra, rallentando inevitabilmente il percorso di crescita. Uno scenario che, in fondo, si è già presentato la scorsa estate sul fronte Fàbregas, quando l’Inter aveva provato a portarlo a Milano, prima che la società chiudesse ogni spiraglio. Se dovesse succedere ancora, Cesc direbbe di nuovo di "no"? E i suoi ragazzi?
Conclusione
Insomma, la verità è che il sogno scudetto per il Como non è più un’idea completamente fuori dalla realtà.
Ma perché diventi davvero un obiettivo concreto sarà necessario riuscire a controllare molte variabili: dagli investimenti sempre più importanti alla continuità tecnica e la capacità di reggere il salto di livello che comporta giocare stabilmente in Europa.
