17 aprile 2011. All'allora stadio San Paolo un Napoli che poteva ancora puntare a un sorprendente Scudetto veniva punito da un bolide di Gokhan Inler, che dopo la rete del provvisorio 0-1 non esultava. Una mancata celebrazione che faceva capire che di lì a poco sarebbe diventato un giocatore azzurro.
Questa domenica, alle 18.00, Arthur Atta avrà l'occasione di affrontare con la sua Udinese quella squadra azzurra che all'andata non è riuscito a sfidare per via di un problema al bicipite femorale.
Finezza
Nel radar degli azzurri da tempo vista la sua eccellente annata con i friulani, la mezzala francese di nazionalità beninese sa di aver effettuato quest'anno il salto di qualità assoluto. Lui che è arrivato in Italia nell'estate del 2024 dal Metz, sembra essere maturo per chiedere a sé stesso qualcosa di più esigente. Ne è convinto László Bölöni, che l'ha fatto debuttare nella società alsaziana nella stagione 2022-23, quando i granata sarebbero saliti in Ligue 1.

"Era un giocatore che mi dava soddisfazione quando lo vedevo allenarsi con la seconda squadra. Lui aveva 19 anni e veniva da un infortunio al ginocchio, ma ho notato in lui una grande maturità per un calciatore così giovane, così l'ho chiamato in prima squadra", afferma Bölöni a Flashscore. E dopo la promozione nella prima serie francese, pian piano Atta ha preso spazio diventando una mezzala di valore.
L'allenatore ungherese, che nella sua carriera ha fatto debuttare Cristiano Ronaldo e Ricardo Quaresma allo Sporting e Raphael Varane al Lens, aveva capito di avere tra le mani una perla. "Nell'ultimo passaggio mostrava doti uniche, abbinate a una grande finezza e una precisione con le quali faceva la differenza. Ma il suo punto di forza è l'intelligenza di gioco e la capacità di leggere velocemente le situazioni", assicura Bölöni.
Mente rapida
Il momento in cui Atta ha svoltato la sua carriera è stato quando ha iniziato ad ascoltare i consigli del guru magiaro. "L'ho preso in disparte e gli ho fatto capire di dover velocizzare il suo gioco, diminuendo i tocchi di palla per non rallentare il ritmo. Gli ho detto di eseguire subito un passaggio se ne vedeva la possibilità, e lui mi è stato a sentire, perché è tanto talentuoso quanto umile. Aveva solo bisogno di tempo e di fiducia, perché pensa velocemente e sa trovare soluzioni in fretta", continua Bölöni.

La sua doppietta in casa della Lazio, arrivata dopo un match a San Siro in cui i suoi hanno letteralmente asfaltato il Milan, ne ha confermato lo status di grimaldello delle difese avversarie. Schierato da mezzapunta sinistra sta provando di essere spesso risoluto nel saltare l'uomo e generare la superiorità numerica. Disciplinato, come ricorda il suo stesso ex allenatore, pare ormai prontissimo ad accelerare in carriera.
La possibilità di farlo arriva questa domenica, l'ultima di una stagione 2025/26 in cui si è distinto per la duttilità al momento di creare gioco. Per Bölöni ha "il talento per giocare da regista, da mezzala e da trequartista. E se dovesse fare il grande salto alla Premier League dovrebbe adattare il suo gioco a un campionato più fisico". Al momento, tuttavia, il suo contesto calcistico è quello italiano, dove ha imparato a farsi apprezzare. E chissà se, in un Napoli che cambierà guida tecnica tra qualche settimana, non possa essere un elemento rivoluzionario in ogni senso.
