Venti di guerra sul Mondiale: Infantino promette un torneo storico, gli Usa si interrogano

Gianni Infantino
Gianni InfantinoREUTERS/Kevin Lamarque

Gianni Infantino annuncia "il più grande evento che il genere umano abbia mai visto e vedrà mai", ma già fioccano dubbi organizzativi e geopolitici. Dalla cancellazione dei Fifa Fan Festival negli Stati Uniti alle tensioni legate a Trump, passando per possibili boicottaggi iraniani, i Mondiali estivi rischiano di trasformarsi in una sfida ben più complessa del campo da gioco

"Il più grande evento che il genere umano abbia mai visto e vedrà mai". Questa è la promessa del presidente della Fifa, Gianni Infantino, sui Mondiali di quest'estate tra Stati Uniti, Canada e Messico.

Eppure sono sempre di più, negli Usa e nel resto del mondo, le voci che mettono in discussione le possibilità che venga mantenuta la parola data. Piovono le magagne sul torneo, e non sono solo quelle legate all'escalation sempre più rapida in Medio Oriente, che sta spingendo tra l'altro Spagna e Argentina a negoziare lo spostamento della 'Finalissima' del 27 marzo dal Qatar.

Spuntano anche problemi di natura organizzativa. E negli Stati Uniti ci si interroga sull'effetto Trump sui Mondiali In questi giorni è scoppiato il caso dei 'Fifa fan festival', le aree dedicate ai tifosi: in New Jersey i biglietti erano a pagamento (oltre 12 dollari) solo per vedere la partita su un maxischermo, lontani dallo stadio. L'evento è stato cancellato, e pure a Miami ci sono dubbi sull'organizzazione, sia perché è un tipo di offerta estranea alla cultura locale sia perché ci sono ritardi nei finanziamenti. A questo si aggiunge un piccolo giallo sui biglietti: dichiarate sold out tutte le partite a novembre, adesso sono stati messi in vendita nuovi pacchetti esclusivi.

Ma è il fronte geopolitico a tenere banco, chiaramente, sui giornali americani e inglesi. Il New York Times titola "Non lasciamo che Trump rovini il mondiale", mettendo in fila tutte le criticità, dai visti negati al controllo dei profili social di chi entra negli Usa, proponendo contestazioni negli stadi e altri atti di 'resistenza'.

Attacchi a Infantino e boicottaggi in Iran

Il Guardian attacca senza mezzi termini Infantino, imputandogli di aver reso il calcio sporco di sangue dopo essersi legato a doppio filo al presidente statunitense: "un facilitatore - scrive il quotidiano inglese - partecipante attivo nella sua propaganda". Che adesso si ritrova a dover gestire il fatto che l'uomo che ha appoggiato, addirittura insignito con un premio per la pace, da organizzatore dei mondiali sta bombardando una nazione partecipante al torneo. Con il coinvolgimento nel conflitto dell'Arabia Saudita, altro paese partecipante e grande 'sponsor' della Fifa di Infantino.

Un inedito assoluto, che apre alle possibilità di boicottaggio da parte dell'Iran. La situazione calcistica a Teheran è in questo momento uno degli ultimi problemi, ma è significativo il gesto delle calciatrici iraniane, che in Australia hanno fatto il loro esordio in Coppa d'Asia: nessuna di loro ha cantato l'inno nazionale. Un gesto forte, accompagnato da un silenzio stampa su ogni domanda legata alla situazione nel Paese.

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In passato, sono stati pochissimi i casi di squadre che non si presentano ai Mondiali essendo già qualificate. Accadde, infatti, solo con l'India e la Francia nel 1950, che non furono rimpiazzate. È successo più volte che fossero decisioni prese in precedenza: molte nazionali europee disertarono il primo mondiale in Uruguay nel 1930, con 'La Celeste' che ricambiò non partecipando all'edizione italiana 4 anni dopo; l'ultima volta, nel 1974, l'Unione Sovietica rifiutò di giocare lo spareggio contro il Cile a pochi mesi dal golpe di Pinochet, con conseguente partita-farsa organizzata a Santiago.

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