Questa volta, davvero, non si poteva inventare. Per andare dal Parc Central di Mataró a Rocafonda, il quartiere natale di Lamine Yamal, bisogna passare per Carrer Amèrica e Carrer Republica Argentina. Fa caldo, e quindi viene sete, così ci sediamo accanto a un gruppo di tre amici, uno dei quali indossa inevitabilmente la maglia dell’idolo locale, intenti ad analizzare tatticamente la finale. L’aria è pesante, e si sta molto meglio all’interno, sfogliando il Mundo Deportivo del giorno, che non riesce a trattenere la gioia di vedere una Selección fortemente tinta di blaugrana affrontare l’Argentina di Lionel Messi. L’atmosfera è già elettrica: tra una prenotazione e l’altra per un tavolo ben posizionato davanti alla TV, arrivano diversi fusti di birra e una cassa di bottiglie di rum, nel caso la serata si prolungasse fino all’alba.
Le strade si colorano pian piano di rosso e giallo, i ragazzini che giocavano a pallone all’ombra del maxi-schermo hanno dovuto calmare gli animi. Mancano due ore al calcio d’inizio, il parco si riempie, il botellón prende il via. Al Casal Gent Gran, che confina con il parco, si respira aria condizionata e i senior, sempre ben vestiti, hanno iniziato la festa già da tempo, tra sardane tipiche e sevillanas dalle intonazioni sefardite.
L’arrivo del pullman della Spagna viene accolto da un’ovazione... soprattutto quando scende Lamine Yamal. Sul piazzale, c’è chi vuole stare davanti e in piedi. Altri preferiscono restare più indietro ma con le sedie pieghevoli. E quando si trova l’angolazione giusta, anche se un po’ defilati, un quadrato d’erba sotto i platani permette di godere di qualche grado in meno e improvvisare un picnic. Maglie del Barça e della Selección sono d’obbligo. Si vedono ovviamente tante maglie di Lamine Yamal, ma anche Marc Cucurella, anch’egli originario di questa comarca del Maresme a cui appartiene Mataró, ha molti tifosi, così come Pedri, Nico Williams, Ferran Torres e Martín Zubimendi. Un adolescente previdente e per nulla superstizioso si è addirittura portato avanti: è arrivato con una replica impressionante del trofeo!
Uno schermo portafortuna
Dietro le quinte, i media internazionali si danno da fare per trovare tifosi con la maglia di Lamine Yamal da mostrare davanti alle loro telecamere. Svedesi, americani, spagnoli, francesi... sono decine i giornalisti che si affrettano a raccontare questa serata che si preannuncia epica. La sala stampa improvvisata per l’occasione dal comune di Mataró ricorda che, se quella sera sono attese 100.000 persone davanti al maxi-schermo di Barcellona, è proprio la capitale del Maresme, questa comarca sul mare a nord della capitale catalana, a essere il cuore pulsante di una Catalogna che vibra ai colori della Roja e soprattutto al ritmo della "nazionale di Lamine Yamal", come si diverte a ribattezzarla il sindaco.
Man mano che il sole tramonta, i tifosi si accalcano davanti allo schermo di 6 metri per 3, uno schermo diventato "un talismano" come ricorda il sito della città di Mataró: "Finora, tutte le grandi trasmissioni organizzate al Parc Central si sono concluse con una vittoria della Roja". La prima volta fu nella finale dell’Europeo 2024 contro l’Inghilterra, poi nella semifinale contro la Francia cinque giorni prima. Non c’è due senza tre? La cantante che anima brevemente la serata con una canzone in onore della Roja e di Lamine Yamal vuole crederci: "Stasera vincerà la Spagna", esclama un tifoso con la maglia di Cucurella, attirandosi qualche presa in giro dal pubblico, visto che il terzino ha firmato un contratto con la rivale della sua squadra d’origine.
Mentre gli ultimi si dipingono le guance con i colori della Spagna, altri tornano dal negozio locale con borse piene di bibite, patatine e panini: il comune di Mataró non aveva organizzato punti ristoro, ma i locali sanno benissimo come arrangiarsi. Se l’attesa sembra interminabile per i giocatori nel tunnel, lo è meno per una banda improvvisata — e ben alcolica — che fatica a intonare l’inno spagnolo con la tromba, trascinando tutta la folla nel suo "Lololololo" sulle note della Marcha real.

L’inno americano invece ha molto meno successo una volta iniziata la cerimonia ufficiale, tra fischi e buu rivolti a Donald Trump e tutta la sua compagnia. Stesso trattamento per l’inno argentino, nonostante due file davanti a noi ci sia una signora con la maglia dell’Albiceleste con il nome di Lionel Messi. Una maglia che probabilmente la salva da critiche più aspre in un pubblico completamente schierato per la causa spagnola, che sventola a turno la Bandera de España, tirata fuori per queste rare occasioni.
Barcellonesi più amati degli altri
Le prime due giocate di Lamine Yamal dopo appena cinque minuti danno speranza a un intero popolo pronto a esaltarsi per la sua stella locale, anche se l’amore patriottico va ben oltre i riccioli e la fascia con scritto Rocafonda che porta il numero 19 spagnolo. Oltre alle onomatopee e agli "uf" di delusione per il tiro troppo debole di Mikel Oyarzabal o la gioia per il cartellino giallo a Enzo Fernandez, bisogna aspettare il 43° minuto per vedere questi tifosi, quasi tutti molto giovani e quindi con ricordi lontani del trionfo del 2010, infiammarsi per un tiro incrociato di Cucurella, il cui nome viene scandito.

Lo 0-0 all’intervallo, dopo 45 minuti di gioco piuttosto spenti, non manda nessuno a casa: anzi, mentre erano attese al massimo 5.000 persone, il Parc di Mataró supera ogni limite e accoglie nuovi tifosi che evidentemente non riuscivano più a stare davanti alla TV di casa. Il conteggio finale del comune parlerà di... oltre 10.000 persone, cioè il doppio della capienza massima annunciata. Il caldo non cala e dà ragione a chi lancia bottiglie d’acqua sulla folla per rinfrescare tutti: piacere di dare, gioia di ricevere.
Proprio sul piacere, i tifosi si infiammano per un doppio tocco di Lamine Yamal a centrocampo, scatenando olas finora trattenute. Cucurella riaccende la folla sei minuti dopo con un tiro che vale i primi "Sí, se puede". Partita tesa, ogni nuovo fallo argentino dovrebbe valere un cartellino giallo o rosso, con l’arbitro che ovviamente prende la decisione sbagliata quando fa segno di continuare mentre un giocatore spagnolo è a terra. L’ingresso di Pedri viene accolto da "Peeedri, Peeedri, Peeedri", sulle note dei "Meeessi, Meeessi" che scendevano dagli spalti del Camp Nou non molto tempo fa.

Per l’occasione viene adattato anche un altro coro molto locale: il "Madridista qui no boti" ("Chi non salta madridista è") diventa "Argentino quien no bote" ("Chi non salta argentino è"), con tanto di cambio di lingua per preferire il castigliano e includere tutti questi giovani di origini diverse che seguono comunque una trasmissione della finale del Mondiale... in catalano! Gli altri applausi della serata sono per Mikel Merino, eroe contro il Portogallo e il Belgio, Pau Cubarsí, altro giocatore del Barça celebrato da tutti e... Unai Simón, la cui parata al 90'+2 viene festeggiata come un gol, prima che la folla esploda per il cartellino rosso a Enzo Fernández.
La città di Ferran Torres per 120 minuti
Trattato da "tonto" e altri epiteti poco lusinghieri, questo secondo giallo ampiamente evitabile del centrocampista argentino provoca, suo malgrado, il primo "Yo soy Español" della serata, rilanciato subito dopo dal gol poi annullato di Nico Williams. Petardi, fuochi d’artificio e fumogeni erano già stati accesi dopo la ripartenza dell’attaccante basco davanti alla porta vuota, ma il lieve fallo di Merino su Dibu Martinez. Ovviamente troppo lieve per un pubblico che ha una scorta di fuochi pirotecnici da usare.
La liberazione arriva al 106° con un gol di Ferran Torres che fa letteralmente esplodere il Parc di Mataró, che questa volta può bruciare tutti i suoi fumogeni rossi che si mescolano a gioia, sudore e soprattutto a una maglia del marcatore sventolata come un trofeo da un giovane del quartiere che aveva puntato sul cavallo giusto. "Questa è la città di Lamine Yamal, ma stasera la nostra stella è Ferran Torres", urla a squarciagola il possessore di quella maglia bianca con un nome che non si trova in commercio.

Dopo cinque minuti di fuochi d’artificio sparati in mezzo alla folla, petardi lanciati negli unici punti dove la colata di cemento davanti al maxi-schermo non è calpestata e bevande di ogni tipo gettate su tifosi e giornalisti, gli abitanti di Mataró si divertono con "olé" a ogni tocco di palla spagnolo, mentre l’Argentina non ha ancora tentato un solo tiro in tutta la partita. Un’apatia che non smorza la tensione generale provata sull’errore di Giuliano Simeone davanti a Simón e poi sul tiro di Messi parato dal portiere della Roja. I "Sí se puede" diventano così l’inno locale in attesa che Slavko Vincic liberi finalmente la città e la Spagna intera.
L’euforia esplode quindi al 125°, tra urla che sovrastano il volume già alto della trasmissione. Sedici anni dopo, la Spagna è di nuovo campione del mondo e tutti questi giovani ventenni avranno molto più da raccontare su questa seconda stella rispetto alla prima. In un’atmosfera degna delle curve del Vélodrome, il Parc di Mataró diventa una gigantesca nuvola di fumo rosso, colorata dai fumogeni accesi in ogni angolo... e ben oltre. Un fuoco d’artificio che sembra quasi organizzato per l’occasione parte dalla rotonda a 500 metri da lì.
Un nuovo Santo per la Festa Major?
Lamine Yamal, che saluta Trump in modo sbrigativo prima di raggiungere i compagni, resta sempre il più acclamato dal pubblico. E anche se non è lui il marcatore blaugrana che entra nella storia dopo Andrés Iniesta nel 2010. Unico magro premio di consolazione per la tifosa argentina, Messi ha comunque trovato la grazia agli occhi dei tifosi, che quasi si commuovono quando le sue lacrime si mescolano alla medaglia d’argento.
La consegna delle medaglie è anche l’occasione per nuovi fischi al presidente americano che si sforza di essere nella foto con Rodri. Il trofeo viene sollevato da Rodri davanti a un Parc ormai quasi vuoto: tutti erano già partiti per fare il giro di Mataró con moto e auto, ma soprattutto con i clacson, per ricordare a chiunque che la Spagna è campione del mondo e che sì, anche in Catalogna si tifa Roja. La città di 130.000 abitanti vibrerà quasi tutta la notte, anche se molti iniziano a lavorare alle 9 di lunedì e si alzano ancora prima per prendere il Rodalies, quel treno suburbano tanto odiato dai locali per i suoi ritardi e altri imprevisti.
La festa rischia persino di continuare a Mataró: da venerdì la città dà il via alla sua Festa Major, la festa cittadina, che durerà 6 giorni e si concluderà con... una grande festa al Parc Central. Tutti qui sperano di vedere Lamine Yamal, che ufficialmente non mette piede in città da tre anni, per festeggiare con lui questo nuovo titolo mondiale, il suo primo appena compiuti 19 anni. In una città che celebra "Les Santes", "i santi", Mataró avrebbe sicuramente un posto per un santo Lamine Yamal, che ha già portato questa città del Maresme sul tetto d’Europa e ora anche del mondo.
SEGUI TUTTE LE NOTIZIE DELLA GIORNATA IN DIRETTA
Per rimanere aggiornato su tutto ciò che accade nel mondo del calcio, segui il nostro live. Notizie, curiosità, approfondimenti e reazioni dai social: tutto in un unico spazio, aggiornato in tempo reale.
