La foto di Lionel Messi che accarezza il piccolo Lamine Yamal. Uno scatto che ha accompagnato tutta la vigilia della finale del Mondiale. Un’immagine che, fin dal primo momento, è sembrata dettata dal destino. Un’istantanea che ha trovato il suo naturale epilogo al MetLife Stadium di East Rutherford, sul palcoscenico più prestigioso per un calciatore: la finale della Coppa del Mondo.
Da una parte il neonato “battezzato” calcisticamente dalla leggenda del calcio. Dall’altra, vent’anni dopo, due fuoriclasse uno di fronte all’altro per la gloria, per riscrivere la storia e forse sancire un definitivo passaggio di consegne. Da Messi a Lamine Yamal. Dall’ex numero 19, diventato il numero 10 simbolo dell’Argentina, all’attuale 19 delle Furie Rosse.
Partite opposte
Passato, presente e futuro del calcio hanno vissuto una finale in maniera completamente diversa. Quella di Messi è stata una partita di attesa: defilato, alla ricerca dello spazio giusto per colpire, ma anche di enorme sacrificio in fase difensiva. Più vivace, invece, Lamine Yamal, costantemente nel vivo del gioco.

E infatti è proprio il talento spagnolo, dopo appena cinque minuti, a rendersi subito pericoloso in due occasioni, trovando prima l’opposizione di un difensore e poi la risposta di Emiliano Martínez. Dall’altra parte, una palla in profondità per Messi costringe Unai Simón a uscire con i tempi giusti. Due minuti più tardi la Pulce prova a rubare palla a Laporte, che riesce a cavarsela pur con qualche brivido.
Poi, per Messi, quasi il silenzio. L’argentino fatica ad accendersi per tutto il primo tempo e finisce per distinguersi soprattutto per il lavoro senza palla. Emblematica un’azione nel recupero, quando rientra fino alla propria trequarti per interrompere un possesso spagnolo che stava diventando pericoloso.
Lamine Yamal ci prova
Lamine Yamal, invece, appare decisamente più brillante rispetto alle ultime uscite. Sulla fascia destra crea continui problemi ai difensori argentini e mette in mostra tutta la sua qualità tecnica. Al 18’, ad esempio, controlla magistralmente un lancio lungo e serve un pallone invitante al centro dell’area.
Lo spagnolo, insieme ai compagni, protesta in più di un’occasione per alcune decisioni arbitrali. In particolare quando Tagliafico lo trattiene vistosamente impedendogli di ripartire, senza che venga estratto alcun cartellino.
Si va così all’intervallo sullo 0-0. L’Argentina non riesce a effettuare nemmeno un tiro nello specchio della porta e soffre il lungo possesso palla della Spagna.
Nella ripresa, nel duello tra Messi e Lamine Yamal, continua a emergere soprattutto il talento spagnolo. Il numero 19 crea scompiglio sulla fascia destra, subisce diversi contatti non sanzionati e protesta più volte con l’arbitro. Al 67’ riesce finalmente a liberarsi del diretto avversario e mette un pallone perfetto al centro per Ferran Torres, che colpisce di testa ma senza angolare abbastanza, consentendo a Martínez di bloccare.
L'Argentina capitola
Messi prova ad accendersi nel finale, ma sbatte ancora contro Laporte. Passano pochi minuti e il numero 10 argentino si ritrova con un problema ben più grande da affrontare. Enzo Fernández rimedia il secondo cartellino giallo per un fallo su Cubarsí e lascia l’Argentina in dieci uomini.
Messi si precipita dall’arbitro per chiedere spiegazioni, reclamando per un precedente fallo a favore dell’Albiceleste che, a suo giudizio, avrebbe dovuto essere sanzionato. La tensione sale ulteriormente poco dopo, quando il capitano argentino protesta ancora per alcune parole rivolte da Cucurella agli avversari, con la mano davanti alla bocca. Il VAR, però, non interviene e il gioco riprende.
I quattro minuti di recupero diventano otto e, al 97’, Lamine Yamal ha la grande occasione per evitare i tempi supplementari. Lo spagnolo si conquista una punizione dal limite, in posizione ideale per il suo sinistro. La conclusione supera la barriera ma termina di poco sopra la traversa, con Emiliano Martínez che si distende comunque sul proprio palo. È l’ultima emozione dei tempi regolamentari: la finale va ai supplementari.

La Spagna continua ad attaccare, mentre l’Argentina si difende e prova a ripartire quando ne ha l’occasione. È proprio in questo contesto che Messi si accende: recupera palloni, aiuta i compagni e prova a innescare le ripartenze con i suoi lanci lunghi alla ricerca degli spazi lasciati dagli spagnoli. Nell’intervallo dei supplementari è lui, insieme al ct Scaloni, a radunare i compagni nel cerchio per caricarli.
Ma il colpo del ko arriva subito alla ripresa del gioco e nasce ancora dai piedi di Lamine Yamal. Il numero 19 serve Pedri, che disegna un pallone sul secondo palo per Nico Williams. L’esterno fa da sponda per l’accorrente Ferran Torres, che calcia di prima e firma il gol del vantaggio spagnolo.
La Spagna esplode di gioia. L’Argentina resta in ginocchio nella propria area. L’unico lontano è Messi, che si passa una mano sul volto e alza lo sguardo verso il cielo.
Gli argentini non si danno però per vinti e proprio il loro fuoriclasse suona la carica. Con un uomo in più, gli iberici rischiano il pareggio al 119' con Senesi e Simeone che sfiorano il gol sugli sviluppi di due azioni partite dai piedi di Messi.
La Roja però resiste e blinda il risultato dopo tanta paura nel finale. La Coppa del Mondo torna in Europa e passa dalle mani di Messi a quelle di Lamine Yamal. Per la Pulce le lacrime, nel corso della premiazione,m che sanno tanto di addio.
