Mondiali: Granit Xhaka più che mai capitano e leader della Svizzera

Granit Xhaka
Granit XhakaReuters

Stasera alle 21, al BC Place di Vancouver, Granit Xhaka giocherà con la Svizzera l'ottavo di finale di Coppa del Mondo contro la Colombia con, ancora una volta, la fascia al braccio e il ruolo di metronomo sulle sue spalle. A 33 anni, il capitano della Nati non è mai sembrato così indispensabile, né così dominante anche dal punto di vista statistico.

Il dato parla da solo. Con 63 passaggi che hanno rotto le linee avversarie, Granit Xhaka condivide il primo posto nella classifica dei centrocampisti più prolifici del torneo in questo fondamentale, a pari merito con lo spagnolo Rodri.

Un dato che riassume, meglio di qualsiasi discorso, ciò che porta al gioco svizzero: la capacità di superare una linea di pressione con un solo passaggio, di aprire il gioco verso Ndoye, Vargas o Manzambi proprio quando l’avversario se lo aspetta di meno.

Questo repertorio tecnico si accompagna ora a un record entrato nella storia del calcio elvetico. Superando quota 150 presenze nella vittoria per 2-0 contro l'Algeria nei sedicesimi di finale, Xhaka è diventato il giocatore con più presenze nella storia della nazionale svizzera, superando il primato di Shaqiri. Potrebbe allungare ancora il distacco stasera, puntando insieme a Ricardo Rodriguez anche al record di partite giocate in Coppa del Mondo con la maglia della Svizzera.

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Da uno status contestato a braccio destro di Yakin

Eppure non è sempre stato scontato che il centrocampista raggiungesse un simile status. Fin dai suoi esordi con la Nati, nel giugno 2011, Xhaka ha spesso diviso tifosi e media per il suo stile diretto, a volte provocatorio. Più di quindici anni dopo, resta ancora oggi un bersaglio privilegiato delle critiche. Dopo il pareggio frustrante contro il Qatar all’esordio di questa Coppa del Mondo (1-1), il tabloid Blick era arrivato a parlare di un clima tossico instaurato dal capitano all’interno del gruppo. Il centrocampista ha ammesso che questo tipo di articoli era anche "un po’ provocato da parte mia" e ha sottolineato che si può semplicemente "provare orgoglio" per un giocatore che ha disputato così tanti "match con questa maglia, per questo paese".

La risposta, come spesso accade con lui, è arrivata sul campo. Nella vittoria per 4-1 contro la Bosnia-Erzegovina, aveva festeggiato il suo gol con un gesto ironico rivolto ai suoi detrattori. Poi, contro l’Algeria nei sedicesimi di finale, è diventato il primo svizzero a superare le 150 presenze, tra gli applausi di tutto lo stadio. Per Xhaka, è un "privilegio" aver rappresentato così tante volte il paese "dove sono cresciuto, dove sono nato, che ha dato tanto a me e alla mia famiglia".

Granit Xhaka festeggia il suo gol contro la Bosnia, invitando i critici a stare zitti
Granit Xhaka festeggia il suo gol contro la Bosnia, invitando i critici a stare zittiREUTERS

Vivere con la critica resta, per sua stessa ammissione, una prova che non lo lascia mai del tutto indifferente. Xhaka ha riconosciuto che affrontare costantemente le critiche "non è sempre facile". "Mentirei se dicessi che mi entra da un orecchio ed esce dall’altro. Fa male, perché ci sono cose che non capisco", ha confidato. Ha ipotizzato di avere forse bisogno "un po’ di questo, di queste provocazioni, di questi pareri esterni", prima di concludere sottolineando che la cosa più importante è "che la squadra è con me, che l’allenatore è con me".

Murat Yakin non lo nasconde più. Il commissario tecnico ha fatto di Xhaka il suo interlocutore principale, quello con cui può affrontare ogni argomento, anche i più scomodi, in un dialogo che ritiene sempre produttivo e costruttivo. Dopo il pareggio frustrante contro l'Australia in preparazione al Mondiale, quando Xhaka non aveva risparmiato critiche sull’impegno della squadra, il ct aveva voluto difendere e descrivere il suo capitano: "Non è stato facile per Granit. È il capitano e si assume le sue responsabilità; è stato il direttore d’orchestra in campo, proprio come lo conosciamo. È chiaro che c’è stata una valanga di critiche dopo quel pareggio, ma è proprio questo che rende ancora più bello e importante il fatto che poi abbia guidato la squadra alla vittoria."

Un modo, per Yakin, di ricordare che il ruolo di Xhaka va ben oltre quello di semplice mediano: è il regista, colui che assorbe la pressione e la trasforma in risultati. Il tecnico aveva riassunto, poco prima nel torneo, cosa rappresenta il suo capitano con una frase altrettanto significativa: "Con Granit non ci si annoia mai: punta alla perfezione e vuole vincere ogni partita". Questo rapporto di totale fiducia si è visto in campo nelle prime tre partite di gruppo, tutte senza sconfitte, e poi nell’eliminazione dell’Algeria, dove Xhaka aveva elogiato la maturità collettiva della squadra e la ritrovata solidità difensiva dopo tre gare in cui era sempre stato subito almeno un gol.

Un quarto Mondiale affrontato con serenità

Prima ancora del calcio d’inizio del torneo, Xhaka aveva rilasciato un’intervista alla FIFA in cui raccontava, con la lucidità che lo contraddistingue, cosa rappresenta per lui questa quarta partecipazione consecutiva a una Coppa del Mondo, dopo il Brasile 2014, la Russia 2018 e il Qatar 2022. "Ho avuto la fortuna e il privilegio di giocare al fianco di calciatori eccezionali", raccontava, aggiungendo: "Ho rappresentato un paese che negli ultimi anni ha ottenuto grandi risultati a livello internazionale. Non è da tutti qualificarsi ogni volta per il Mondiale."

Il centrocampista era anche tornato con la memoria ai suoi ricordi americani di dieci anni fa, quando aveva disputato le sue primissime partite con la maglia dell'Arsenal tra San Francisco e Los Angeles, due città che la Nati ha ritrovato proprio in questa Coppa del Mondo. "Me lo ricordo benissimo. È stata un’esperienza molto positiva per me. La reputazione di una città come Los Angeles parla da sola. Qui le persone sono aperte, oneste e molto dirette", aveva confidato, divertito da questo cerchio geografico nella sua carriera.

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Interrogato sulle sue ambizioni per questo torneo, Xhaka non aveva nascosto il suo stato d’animo. Superare la fase a gironi resta, secondo lui, un obiettivo "non negoziabile" per una nazionale come la Svizzera, ma già allora si rifiutava di fermarsi lì. "Mi piace sognare, e sogno in grande. Non vi dirò a cosa sto pensando ora, ma si può sognare, ne abbiamo il diritto e fa bene", diceva, lasciando volutamente un alone di mistero sulla reale portata delle sue ambizioni.

Una riservatezza calcolata che non impedisce a nessuno, in Svizzera, di intuire cosa si nasconda dietro quel sogno. Durante una visita al ritiro della nazionale, a Vancouver, il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, aveva lui stesso evocato la prospettiva di una finale di Coppa del Mondo, in programma il 19 luglio nel New Jersey, sottolineando che un simile evento durante le sue vacanze sarebbe la motivazione più bella. Xhaka, divertito, non aveva certo bisogno di quell’invito per guardare così lontano: già prima dell’inizio del torneo, il capitano aveva dichiarato, con la sua solita sicurezza, di voler "diventare campione del mondo".

Quanto a un’eventuale ultima danza con la maglia della Svizzera, Xhaka aveva scartato l’ipotesi con la sua consueta franchezza. "Per essere sincero, non penso che sarà così. Finché avrò voglia di vincere, la motivazione e soprattutto la salute, resterò in campo", assicurava, prima di concludere: "Vogliamo realizzare il nostro sogno, compiendo qualcosa di enorme".

Un’estate segnata da una scelta forte

Lo status di pilastro inamovibile di Xhaka ha avuto anche una conferma molto concreta sul mercato dei trasferimenti, proprio alla vigilia del Mondiale. Corteggiato dal Chelsea, dove Xabi Alonso desiderava ritrovare l’ex regista del Bayer Leverkusen con cui aveva vinto uno storico double Bundesliga-Coppa di Germania da imbattuto nel 2024, Xhaka ha fatto la scelta opposta rispetto a quanto ci si aspettava. Il Sunderland, settimo in Premier League e qualificato all’Europa League per la prima volta dopo cinquantatré anni, ha respinto categoricamente le offerte londinesi, considerate troppo basse rispetto al ruolo del giocatore svizzero in questa stagione da neopromossa di successo. Il giocatore, allo stesso modo, ha scelto di restare fedele al progetto dei Black Cats invece di ritrovare Alonso a Stamford Bridge, motivato dall’ambizione del club e dalla prospettiva di guidarlo lui stesso in Europa.

Durante tutto il periodo delle voci di mercato, Xhaka è rimasto in silenzio sull’argomento, concentrato sulla Coppa del Mondo, prima di confermare il suo futuro al Sunderland una volta ottenuta la qualificazione agli ottavi con la Svizzera.

Un ultimo ostacolo sudamericano

Contro la Colombia, imbattuta dall’inizio del torneo e trascinata da Luis Díaz, Xhaka dovrebbe nuovamente agire al fianco di Remo Freuler per blindare il centrocampo, come nelle partite precedenti. Opinionista per la RTS, l’ex nazionale svizzero Raoul Savoy ha riassunto senza mezzi termini la chiave tattica della partita: per battere la Nati, "bisogna tagliare il raggio d’azione di Granit Xhaka e chiudere le corsie, impedendo a Vargas, Ndoye e magari anche Manzambi di infilarsi e prendere velocità."

Interrogato dopo la qualificazione contro l’Algeria su un’eventuale preferenza tra il Ghana e la Colombia come prossimo avversario, Xhaka aveva liquidato la questione con una delle sue tipiche battute: "Il calcio non è un juke-box dove puoi scegliere! Se vogliamo andare lontano in questa Coppa del Mondo, dobbiamo essere in grado di battere qualsiasi avversario." Un modo per ricordare che la Svizzera, ormai, non teme più nessuno, nemmeno una Colombia brillante ma che dovrà fare i conti con un capitano svizzero in stato di grazia.

Resta il fatto che Xhaka, da parte sua, preferisce parlare del presente piuttosto che di statistiche o simboli. "Non sono uno che si interessa molto alle statistiche. Andiamo avanti partita dopo partita", aveva detto dopo la vittoria contro l’Algeria, prima di evocare la parola che, secondo lui, riassumeva meglio la prestazione della sua squadra quella sera: "maturità". Una maturità che servirà ancora una volta martedì sera a Vancouver, con il sogno del titolo mondiale sempre nel mirino.

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